UCRAINA DICHIARA GUERRA VS RUSSIA


Poroshenko ordina schieramento truppe al confine con Crimea e in Donbas


© AP Photo/ Emilio Morenatti


Mondo


16:04 11.08.2016URL abbreviato


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Poroshenko ordina schieramento truppe al confine con Crimea e in Donbas.





© Sputnik. Alexei Nikolskiy


Putin: Kiev passa al terrorismo per sviare l’attenzione dalle condizioni dell’Ucraina

Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha dato ordine di schierare delle unità militari vicino al confine con la Crimea e in Donbas, pronte al combattimento.


"Ho tenuto una riunione con la direzione delle agenzie di difesa e il ministero degli Esteri… ho ordinato di mettere tutte le unità nei pressi del confine amministrativo con la Crimea e lungo tutta la linea di contatto con il Donbas", ha detto Poroshenko su Twitter.


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truppe, Petr Poroshenko, Crimea, Donbass, Ucraina
























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Opinioni






















14:14 11.08.2016(aggiornato 14:16 11.08.2016) URL abbreviato






















Mario Sommossa






















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Chi vi gettasse uno sguardo superficiale potrebbe pensare che l’Iran sia definitivamente rientrato a tutti gli effetti nella comunità internazionale e, poiché il merito di tale soluzione va soprattutto al Presidente Rohani, le elezioni presidenziali previste in Iran per la prossima primavera dovrebbero certamente premiarlo.













































© AP Photo/ ISNA, Hamid Foroutan, File






















Il nuovo volto dell’Iran













Tale convinzione sembrerebbe confermata dalle elezioni parlamentari tenutesi lo scorso febbraio. Molti media occidentali, sbagliando, vi hanno visto una vittoria del fronte riformatore e quindi del Presidente stesso. La realtà non è esattamente quella: il maggior numero dei veri riformatori era stato escluso dalle liste elettorali e il partito che ha conseguito il più grande consenso era composto da un mix di candidati dall'incerta posizione sul grado di riforme giudicate necessarie. A puro titolo di esempio basta ricordare che uno dei candidati, eletto a Teheran e considerato tra i riformatori, in campagna elettorale sosteneva la necessità di un più stretto controllo di polizia sull'abbigliamento "pudico" delle donne. Quanto ciò fosse giudicabile "riformatore" resta soggettivo. Da parte sua, il Capo Supremo Khamenei, come spesso succede ai dittatori, riesce a mantenere indiscussa la sua autorità solo mediando tra le varie fazioni e, pur avendo appoggiato la candidatura di Rohani nel primo mandato, non è detto che lo faccia anche la seconda volta, se non altro per impedire un deciso confermarsi di una fazione rispetto ad altre.






















Non va dimenticato che l'Iran, checché se ne dica, almeno da un certo livello in poi è una democrazia ove si assiste a una lotta politica tra diversi gruppi di potere in costante conflitto tra loro per la supremazia. Non si tratta soltanto di uno scontro tra riformatori e conservatori: le stesse elezioni del Majlis dimostrano che spesso si deve parlare di "cordate" più o meno stabili e più o meno omogenee al loro interno.













In un primo momento dopo la firma dell'accordo, il successo di Rohani fu evidente e vi furono numerose manifestazioni di giubilo in varie città. Tuttavia, l'entusiasmo popolare si basava essenzialmente sulla speranza di una rapida uscita dalla crisi economica che attanagliava il Paese e, si sa, la massa vuole tutto e subito ed è facilmente delusa. Indubbiamente la presidenza Rohani ha portato alcuni vantaggi positivi quali ad esempio l'inflazione ridotta a una sola cifra (la più bassa degli ultimi 25 anni) e la crescita d'investimenti stranieri. Non tutti i settori della popolazione, però, hanno potuto percepirne le benefiche conseguenze e i nemici del Presidente, proprio in vista delle future elezioni, stanno intensificando gli attacchi contro di lui alimentando i motivi della scontentezza popolare.













































© Sputnik. Ilya Pitalev






















Vaezi: “Buone opportunità di cooperazione” tra Iran e Russia













Uno degli ultimi scandali attribuiti alla sua gestione (anche se l'origine va ricercata in fatti precedenti a lui) sta nella scoperta di compensi esagerati pagati ad alcuni funzionari pubblici e ad alti dirigenti di banca. Per dare un'idea basta ricordare che un impiegato di alto livello in un'azienda privata e con buoni profitti può riuscire a guadagnare non più di 1000/1200 Euro il mese ma, nonostante esista una legge che impone un massimo livello dei salari, i funzionari di cui sopra riescono tranquillamente a portarsi a casa 23000 o più Euro mensili. Si tratta quasi sempre di banche o assicurazione di proprietà statale e il loro essere Enti pubblici rende la differenza col salario medio ancora più scandalosa. Il Presidente in persona è attaccato come corresponsabile poiché pare che la persona che aveva suggerito le nomine quei di direttori di banca fosse suo fratello Ossei Fereidoun. Qualcuno dei responsabili è stato immediatamente licenziato appena scoppiato lo scandalo, ma gli avversari di Rohani non considerano la questione come chiusa. A questo fatto va aggiunta la sensazione diffusa che la corruzione si vada addirittura ampliando tra impiegati e funzionari pubblici e ciò accresce ancora di più la rabbia dei cittadini comuni.






















Anche nel settore petrolifero, su cui principalmente si punta per la rinascita economica del Paese, è fattore di malcontento il divario di retribuzione tra i livelli più alti e i sottoposti. Va ricordato che uno dei motivi della vittoria di Ahmadinejad nella sua prima elezione fu la lotta che condusse contro la "mafia del petrolio" identificata, a torto o ragione, con gli ex presidenti Rafsanjani e Khatami.













































© flickr.com/ jambox998






















WSJ svela transazione milionaria segreta tra USA e Iran













Come se tutto ciò non bastasse, alcune milizie curde nella parte nord occidentale del Paese hanno ripreso gli scontri armati e compiuto attentati contro sedi di istituzioni pubbliche della zona. Rinvigoriti dai successi ottenuti contro l'Isis dai peshmerga iracheni e siriani e galvanizzati della forte rinascita del sentimento autonomista, o addirittura indipendentista, i partiti curdo-iraniani (ben quattro) hanno perfino lanciato un'iniziativa per riunire tutte le altre minoranze etniche e cioè gli azeri, gli arabi, i baluci e i turkmeni. Il risultato è stato la nascita del Congresso delle Nazionalità per un Iran Federale, cosa, naturalmente, vista come fumo negli occhi dalle Autorità centrali. Anche se sarebbe impossibile perfino ai più malintenzionati attribuire a Rohani la responsabilità di questi avvenimenti, è facile immaginare come la campagna elettorale degli avversari possa demagogicamente utilizzare questi eventi per criticare la sua gestione.






















Da fuori Iran, qualunque lotta intestina che indebolisca il regime è benvenuta e, non a caso, si sospetta che Israele e Arabia Saudita stiano finanziando i gruppi più o meno violenti, al fine di indebolire il Governo e favorire le forze contrarie all'accordo internazionale a suo tempo sottoscritto. Teheran cerca di rimediare a queste tensioni rinforzando le operazioni di polizia nell'area e promettendo investimenti economici nelle regioni più a rischio con l'intento di guadagnare consensi elettorali ma questi restano a oggi tutt'altro che sicuri.













Se Rohani non riuscisse a ottenere il secondo mandato, sarebbe la prima volta nella storia della Repubblica Islamica che un Presidente uscente non fosse riconfermato e ciò costituirebbe, comunque, uno shock per gli equilibri del regime. Ciò che, tuttavia, può tranquillizzare gli osservatori mondiali è che, chiunque sia il futuro Presidente, molto difficilmente si arriverà a rimettere in discussione gli accordi già raggiunti. Anche tra tutte le fazioni concorrenti ci si rende conto che il Paese ha imboccato una via che, almeno sul breve termine, è senza ritorno ed è diffusa la consapevolezza dell'utilità' di mantenere aperti i collegamenti e gli scambi riconquistati dopo gli anni negativi dell'isolazionismo autarchico di Ahmadinejad.













L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

















































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