TOAFF A. 1 Pasque di sangue

"Drink your poisons made by yourself""You are all lost!" Luke19.27; Burn in Jesus's name! vota Magdi Allam. youtube CSPBCSSMLNDSMDVRSNSMVSMQLIVB

TOAFF A.
Pasque di sangue
Ebrei d'Europa e omicidi rituali
Collana "Biblioteca storica"
pp. 392, NON DISPONIBILE
978-88-15-11516-4
anno di pubblicazione 2007
Ariel Toaff a Fahrenheit, 8 febbraio 2007: http://www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=204270
Questo libro affronta coraggiosamente uno dei temi più controversi nella storia degli ebrei
d'Europa, da sempre cavallo di battaglia dell'antisemitismo: l'accusa, rivolta per secoli agli
ebrei, di rapire e uccidere bambini cristiani per utilizzarne il sangue nei riti della pasqua. Per
quel che riguarda l'Italia, processi per omicidio rituale si ebbero quasi esclusivamente nella
parte nord-occidentale, dove vi erano comunità di ebrei tedeschi (askhenaziti). Il caso più
famoso accadde nel 1475 a Trento, dove numerosi ebrei della comunità locale furono accusati
e condannati per la morte del piccolo Simonino, che la Chiesa ha poi venerato come beato fino
a pochi decenni fa. Rileggendo senza pregiudizi la documentazione antica di quel processo e di
vari altri alla luce della più vasta situazione europea e anche di una puntuale conoscenza dei
testi ebraici, l'autore mette in luce i significati rituali e terapeutici che il sangue aveva nella
cultura ebraica, giungendo alla conclusione che, in particolare per l'ebraismo askhenazita,
l'"accusa del sangue" non era sempre un'invenzione.
Ariel Toaff insegna Storia del Medioevo e del Rinascimento nella Bar-Ilan University in Israele.
Con il Mulino ha pubblicato "Il vino e la carne. Una comunità ebraica nel Medioevo" (1989;
tradotto in francese e inglese), "Mostri giudei. L'immaginario ebraico dal Medioevo alla prima
età moderna" (1996) e "Mangiare alla giudia. La cucina ebraica in Italia dal Rinascimento
all'età moderna" (2000).
http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=11516
Quelle Pasque di Sangue. Il fondamentalismo ebraico nelle tenebre del Medioevo. La
sconcertante rivelazione di Ariel Toaff: il mito dei sacrifici umani non è solo una
menzogna antisemita
di Luzzatto Sergio
Trento, 23 marzo 1475. Vigilia di Pesach, la Pasqua ebraica. Nell' abitazione-sinagoga di un
israelita di origine tedesca, il prestatore di denaro Samuele da Norimberga, viene rinvenuto il
corpo martoriato di un bimbo cristiano: Simonino, due anni, figlio di un modesto conciapelli. La
città è sotto choc. Unica consolazione, l'indagine procede spedita. Secondo gli inquirenti, hanno
partecipato al rapimento e all'uccisione del putto gli uomini più in vista della comunità ebraica
locale, coinvolgendo poi anche le donne in un macabro rituale di crocifissione e di oltraggio del
cadavere. Perfino Mosé il Vecchio, l'ebreo più rispettato di Trento, si è fatto beffe del corpo
appeso di Simonino, come per deridere una rinnovata passione di Cristo. Incarcerati nel
castello del Buonconsiglio e sottoposti a tortura, gli ebrei si confessano responsabili dell'
orrendo delitto. Allora, rispettando il copione di analoghe punizioni esemplari, i colpevoli
vengono condannati a morte e giustiziati sulla pubblica piazza. Durante troppi secoli dell'era
cristiana, dal Medioevo fino all'Ottocento, gli ebrei si sono sentiti accusare di infanticidio
rituale, perché quelle accuse non abbiano finito con l'apparire alla coscienza moderna niente
più che il parto di un antisemitismo ossessivo, virulento, feroce. Unicamente la tortura - si è
pensato - poteva spingere tranquilli capifamiglia israeliti a confessare di avere ucciso bambini
dei gentili: facendo seguire all'omicidio non soltanto la crocifissione delle vittime, ma
addirittura pratiche di cannibalismo rituale, cioè il consumo del giovane sangue cristiano a
scopi magici o terapeutici. Impossibile credere seriamente che la Pasqua ebraica, che
commemora l'esodo degli ebrei dalla cattività d' Egitto celebrando la loro libertà e promettendo
la loro redenzione, venisse innaffiata con il sangue di un goi katan, un piccolo cristiano! Più che
mai, dopo la tragedia della Shoah, è comprensibile che l'accusa del sangue sia divenuta un
tabù. O piuttosto, che sia apparsa come la miglior prova non già della perfidia degli imputati,
ma del razzismo dei giudici. Così, al giorno d' oggi, soltanto un gesto di inaudito coraggio
intellettuale poteva consentire di riaprire l' intero dossier, sulla base di una domanda
altrettanto precisa che delicata: quando si evoca tutto questo - le crocifissioni di infanti alla
vigilia di Pesach, l'uso di sangue cristiano quale ingrediente del pane azzimo consumato nella
festa - si parla di miti, cioè di antiche credenze e ideologie, oppure si parla di riti, cioè di eventi
reali e addirittura prescritti dai rabbini? Il gesto di coraggio è stato adesso compiuto.
L'inquietante domanda è stata posta alle fonti dell' epoca, da uno storico perfettamente
attrezzato per farlo: un esperto della cultura alimentare degli ebrei, tra precetti religiosi e
abitudini gastronomiche, oltreché della vicenda intrecciata dell' immaginario ebraico e di quello
antisemita. Italiano, ma da anni docente di storia medievale in Israele, Ariel Toaff manda in
libreria per il Mulino un volume forte e grave sin dal titolo, Pasque di sangue. Magnifico libro di
storia, questo è uno studio troppo serio e meritorio perché se ne strillino le qualità come a una
bancarella del mercato. Tuttavia, va pur detto che Pasque di sangue propone una tesi originale
e, in qualche modo, sconvolgente. Sostiene Toaff che dal 1100 al 1500 circa, nell' epoca
compresa tra la prima crociata e l' autunno del Medioevo, alcune crocifissioni di putti cristiani -
o forse molte - avvennero davvero, salvo dare luogo alla rappresaglia contro intere comunità
ebraiche, al massacro punitivo di uomini, donne, bambini. Né a Trento nel 1475, né altrove
nell'Europa tardomedievale, gli ebrei furono vittime sempre e comunque innocenti. In una
vasta area geografica di lingua tedesca compresa fra il Reno, il Danubio e l'Adige, una
minoranza di ashkenaziti fondamentalisti compì veramente, e più volte, sacrifici umani.
Muovendosi con straordinaria perizia sui terreni della storia, della teologia, dell'antropologia,
Toaff illustra la centralità del sangue nella celebrazione della Pasqua ebraica: il sangue
dell'agnello, che celebrava l'affrancamento dalla schiavitù d'Egitto, ma anche il sangue del
prepuzio, proveniente dalla circoncisione dei neonati maschi d' Israele. Era sangue che un
passo biblico diceva versato per la prima volta proprio nell'Esodo, dal figlio di Mosè, e che certa
tradizione ortodossa considerava tutt'uno con il sangue di Isacco che Abramo era stato pronto
a sacrificare. Perciò, nella cena rituale di Pesach, il pane delle azzime solenni andava impastato
con sangue in polvere, mentre altro sangue secco andava sciolto nel vino prima di recitare le
dieci maledizioni d' Egitto. Quale sangue poteva riuscire più adatto allo scopo che quello di un
bambino cristiano ucciso per l' occasione, si chiesero i più fanatici tra gli ebrei studiati da
Toaff? Ecco il sangue di un nuovo Agnus Dei da consumare a scopo augurale, così da
precipitare la rovina dei persecutori, maledetti seguaci di una fede falsa e bugiarda. Sangue
novello, buono a vendicare i terribili gesti di disperazione - gli infanticidi, i suicidi collettivi - cui
gli ebrei dell' area tedesca erano stati troppe volte costretti dall' odiosa pratica dei battesimi
forzati, che la progenie d' Israele si vedeva imposti nel nome di Gesù Cristo. Oltreché questo
valore sacrificale, il sangue in polvere (umano o animale) aveva per gli ebrei le più varie
funzioni terapeutiche, al punto da indurli a sfidare, con il consenso dei rabbini, il divieto biblico
di ingerirlo in qualsiasi forma. Secondo i dettami di una Cabbalah pratica tramandata per
secoli, il sangue valeva a placare le crisi epilettiche, a stimolare il desiderio sessuale, ma
principalmente serviva come potente emostatico. Conteneva le emorragie mestruali. Arrestava
le epistassi nasali. Soprattutto rimarginava istantaneamente, nei neonati, la ferita della
circoncisione. Da qui, nel Quattrocento, un mercato nero su entrambi i versanti delle Alpi, un
andirivieni di ebrei venditori di sangue umano: con le loro borse di pelle dal fondo stagnato, e
con tanto di certificazione rabbinica del prodotto, sangue kasher... Risale a vent'anni fa un
libretto del compianto Piero Camporesi, Il sugo della vita (Garzanti), dedicato al simbolismo e
alla magia del sangue nella civiltà materiale cristiana. Vi erano illustrati i modi in cui i cattolici
italiani del Medioevo e dell'età moderna riciclarono sangue a scopi terapeutici o negromantici:
come il sangue glorioso delle mistiche, da aggiungere alla polvere di crani degli impiccati, al
distillato dai corpi dei suicidi, al grasso di carne umana, entro il calderone di portenti della
medicina popolare. Con le loro pasque di sangue, i fondamentalisti dell'ebraismo ashkenazita
offrirono la propria interpretazione - disperata e feroce - di un analogo genere di pratiche. Ma
ne pagarono un prezzo enormemente più caro.
Il tema del libro. Esce in libreria dopodomani, giovedì 8 febbraio, il libro di Ariel Toaff: Pasque
di sangue. Ebrei d' Europa e omicidi rituali (pp. 364, 25), edito dal Mulino. Il saggio affronta il
tema dell' accusa, rivolta per secoli agli ebrei, di rapire e uccidere bimbi cristiani per utilizzarne
il sangue nei riti pasquali.
Il caso di Trento. Nel 1745 il piccolo Simone venne trovato morto a Trento Per il suo omicidio
furono giustiziati 15 ebrei Fino al 1965 Simone fu venerato come beato.
Uno storico del giudaismo Ariel Toaff, figlio dell' ex rabbino capo di Roma Elio Toaff, insegna
Storia del Medioevo e del Rinascimento presso la Bar-Ilan University in Israele Tra le sue opere
edite dal Mulino: Il vino e la carne. Una comunità ebraica nel Medioevo (1989), Mostri giudei.
L' immaginario ebraico dal Medioevo alla prima età moderna (1996), Mangiare alla giudia. La
cucina ebraica in Italia dal Rinascimento all' età moderna (2000)
(Da Il Corriere della Sera del 6 febbraio 2007)
Pasque di sangue. Il coraggio della storia
Franco Cardini
+Avvenire/, 1 febbraio 2001
Chapeau per Ariel Toaff, medievista dell'Università di Ramat Gan in Israele e figlio del celebre
Elio, per molti anni gran rabbino di Roma. Con il libro GPasque di sangue. Ebrei d'Europa e omicidi
ritualiJ KIl MulinoM, Toaff non solo ci propone una ricerca storica metodologicamente esemplare,
appoggiata alle fonti autentiche e alla piN aggiornata letteratura critica, ma compie anche un atto di
onestà intellettuale che senza dubbio avrà delle conseguenze. I fatti ripercorsi dal libro di Toaff
sono noti. Nel marzo del 141S un celebre GfattaccioJ sconvolse la città di Trento. L'intera comunità
ebraica locale, guidata da uno stimato e venerabile anziano, fu accusata di un atroce assassinio
rituale: ne sarebbe stata vittima un bambino cristiano, il piccolo Simone, torturato e crocifisso in
periodo pasquale in evidente odio ai cristiani in dileggio della loro fede. I presunti responsabili, fatti
imprigionare dall'inflessibile vescovo Renetta, principe della città e sottoposti a interrogatorio e a
tortura, naturalmente finirono col confessare: e furono esemplarmente condannati a morte. In un
libro di qualche anno fa, GL'arpa di DavidJ, Elena Tessadri ha restituito il clima che allora si viveva
in Trento e in tutto il Nord-est italico, sconvolto dall'ardente predicazione del francescano
Bernardino da Feltre che instancabilmente si scagliava contro gli ebrei e le streghe e che invocava
una nuova crociata contro i turchi. Ora, la ricerca di Ariel Toaff riapre la questione. Egli
naturalmente non ci fornisce le prove definitive di un fatto che davvero sarebbe per noi
sconvolgente: la realtà di quell'assassinio rituale. Si limita, con limpida prudenza e con esemplare
coraggio, a osservare che prove definitive che quella fosse una calunnia ci mancano[ e che, in
mancanza di esse, ma dinanzi a una casistica storica quanto mai complessa, nessuno è autorizzato a
scartare aprioristicamente la possibilità che le indagini condotte dalle autorità del tempo fossero
corrette e che ci si trovi veramente dinanzi a uno spaventoso delitto. Lasciamo ora da parte il
carattere propriamente metodologico del lavoro di Toaff, che affronta l'argomento anche ricorrendo
agli strumenti dell'antropologia culturale: e rifacendosi quindi ai saggi di Mircea Eliade, di Piero
Camporesi e di Luigi Lombardi Satriani sulla sacralità del sangue. L'argomento è importante, anzi
direi centrale: ma a noi, in questa sede, la ricerca di Toaff interessa sotto un altro profilo. In
Occidente, fu Agobardo di Lione, nel nono secolo, il primo ad accusare gli ebrei di infanticidio
rituale. Alcuni decenni piN tardi, alla fine dell'undicesimo secolo, i crociati in partenza dall'Europa
per la Terra Santa si resero responsabili di orribili e odiosi massacri contro le comunità ebraiche
tedesche e boeme. Da allora, la storia del popolo d'Israele nella nostra Europa è stata una sequenza
continua di violenze e di soprusi, culminati nel tentato genocidio durante la seconda guerra
mondiale. Ebbene: è poi così antistorico, così privo di plausibilità, il pensare che, fra tante migliaia
di vittime innocenti e silenziose, di tanto in tanto non ci fosse qualcuno che - piN feroce, piN
disperato e meno rassegnato degli altri - concepisse e mettesse in atto qualche atroce disegno di
vendetta? Ma, per parlar chiaro, il problema non è affatto puramente storico. Sono certo che in
molti studiosi è già affiorato piN volte il ragionevole sospetto al quale Ariel Toaff dà adesso voce.
Ma tra certe lontane e cupe pagine storiche e il giorno d'oggi vi è di mezzo l'ala nera della storia: vi
è di mezzo il mare amaro e profondo della Shoah. Nessuno non ebreo oserebbe mai esprimere dubbi
o formulare ipotesi analoghe a quella che, con misura e prudenza esemplari, ci propone adesso Ariel
Toaff. Comunque, aspettiamoci le polemiche. Che cosa ne pensano gli altri studiosi ebrei? Noi non
ebrei non possiamo in questo caso che arrestarci con rispetto sulle soglie di questo abisso.
http:__www.db.avvenire.it_pls_avvenire_neacnaavvenire.caleggiaarticolo?idb124c91eidapubblicazioneb2
dichiarazione dei rabbini italiani
"Non è mai esistita nella tradizione ebraica alcuna prescrizione né alcuna consuetudine che
consenta di utilizzare sangue umano ritualmente. Questo uso è anzi considerato con orrore. E'
assolutamente improprio usare delle dichiarazioni estorte sotto tortura secoli fa per costruire
tesi storiche tanto originali quanto aberranti. L'unico sangue versato in queste storie è quello di
tanti innocenti ebrei massacrati per accuse ingiuste e infamanti".
http:__www.amicidisraele.org_GHaShowArticle.asp?HIDb42SeCATIDb1g1C2g1C3g1CSg1C1
Sacrifici umani, gli ebrei divisi
Elena Loewenthal
“La Stampa”, 7 febbraio 2007
Il passato ha misure tutte sue e la distanza nel tempo è una variabile arbitraria, capace di
mostrare le cose per il verso giusto ma anche di sfalsarle fino al punto in cui non si riconoscono
più. L’ultimo libro, ancora soltanto in uscita, di Ariel Toaff – storico israelo-italiano, docente
all’Università Bar Ilan (ateneo «ortodosso» di Tel Aviv), intitolato Pasque di sangue. Ebrei
d’Europa e omicidi rituali (il Mulino), sta suscitando un pandemonio nei suoi (ancora virtuali)
lettori nonché nell’opinione pubblica ebraica.
La tesi di questo studioso, figlio del grande Elio Toaff, è sostanzialmente quella che le
deposizioni degli ebrei interrogati nel corso del Medioevo dall’Inquisizione vadano prese,
almeno in una certa misura, alla lettera. Studiate dunque queste confessioni, estorte sotto
tortura agli ebrei incolpati delle uccisioni rituali, dal 1100 al 1500, nella zona di lingua tedesca
compresa fra il Reno, il Danubio e l’Adige, Ariel Toaff sostiene che alcune crocifissioni di
bambini cristiani siano avvenute davvero, allo scopo di procurasene il sangue per «condire» il
pane. Una minoranza di ebrei askenaziti fondamentalisti avrebbe dunque compiuto veramente
e più volte sacrifici umani. Quel sangue serviva per le azzime, il pane non lievitato che
accompagna la festa di Pesach e per il vino della cena rituale che commemora l’Esodo
dall’Egitto. E a tutto questo non sarebbero stati estranei alcuni rabbini di quella zona che
avrebbero sfidato il dettame biblico di non ingerire il sangue in qualsiasi forma.
Questa tesi sconcerta o lascia increduli vari esponenti dell’ebraismo italiano, quali il rabbino
Riccardo Di Segni, che ha preso il posto di Elio Toaff alla guida dell’ebraismo italiano ed è, oltre
che medico, uno studioso di grande livello. Insieme a lui insorgono tutti i rabbini italiani. La
protesta è accomunata da un dolore indignato, ma soprattutto da una sostanziale incredulità.
Questo scavo nel passato è infatti stato condotto essenzialmente su deposizioni estorte con la
tortura. E, come dice l’ebraismo, un uomo non va colto nell’ora di quel dolore che sfigura
invece di sublimare, che ti fa dire, pensare e fare cose che non hanno nulla a che vedere con la
realtà.
Ma ieri è arrivata anche la controreplica di Toaff figlio. «Quella dei rabbini è una dichiarazione
obbrobriosa: se, prima di giudicare, avessero letto il libro se la sarebbero tranquillamente
potuta risparmiare. E mi dispiace che abbiano trascinato anche mio padre. È difficile fare
ricerca storica di fronte a preconcetti: nel mio libro, più di 400 pagine, ho voluto verificare se
fosse soltanto uno stereotipo del pregiudizio antiebraico quello dell’uso di sangue cristiano per
impastare le azzime di Pesach. Le mie ricerche dicono, nel Medioevo, alcune frange di ebrei
fondamentalisti non rispettassero il divieto biblico di assumere sangue e che invece lo
utilizzassero a scopo terapeutico. Non solo, queste frange facevano parte di quella vasta fascia
di popolazione ebraica che aveva subito persecuzioni durissime a causa delle Crociate. Da
questo trauma scaturì un desiderio di vendetta che in alcuni casi ha prodotto, in quelle frange,
una serie di controreazioni tra le quali anche l’omicidio rituale di bambini cristiani».
Polonia, frankisti e omicidi rituali: il figlio del rabbino conferma…
Domenico Savino
01_02_2001
Il Rilievo di Francesco Orlandini , il martirio di San Simonino sulle porte del palazzo Salvadori a Trento
C'è davvero lo zampino della setta frankista nello scandalo che ha travolto l'episcopato polacco,
monsignor Wielgus e i suoi trascorsi di informatore della polizia politica comunista, come
suggerisce Maurizio Blondet nel suo articolo al riguardo? (1)
Questa chiave di lettura delle vicende della Chiesa polacca, che partirebbe da lontano e che arriva
fino a noi, è già stata ampiamente percorsa dallo stesso Blondet nel suo libro GCronache
dell'AnticristoJ KEffedieffe edizioniM e ribadita al Mensile G!" GiorniJ del mese di dicembre 2001,
in una intervista di Davide Malacaria dal titolo G)aco, -ran./ il messia militanteJ. (2)
Su quello stesso periodico, vicino alle posizioni di Comunione e Liberazione, la tesi di Blondet è
stata criticata due mesi dopo dal piN noto dei registi polacchi, krzlsztof Zanussi, amico di Papa
Woitlla, che in una intervista di Paolo Mattei (3), ha accusato Blondet di avere scritto un libro che
Gsorprende per il numero dei dettagli/ ma anc9e delle inesatte::e/ a cominciare dai nomi c9e sono
;uasi tutti s,agliati< Il nome del nostro attuale presidente - dice Zanussi - > tutto un errore/ sem,ra
si parli di una persona c9e non esiste< Il nome di Adam Mic.ieAic: > scritto con un grande errore
di ortograBia< Il numero di dettagli dC lDimpressione c9e si tratti di un laEoro molto preciso< Ma/ al
medesimo tempo/ gli errori nel testo suggeriscono un giudi:io diEerso/ cio> c9e sia un laEoro
compiuto molto emotiEamente< Blondet ignora poi molte cose c9e in Polonia sono noteJ.
Lungi pern dallo screditare del tutto il libro, egli ne dà un giudizio ambivalente: GUna ricostru:ione
un poD Brammentaria/ pure se moltissime cose sono interessantissimeJ, con una ammissione finale:
GConosco ,enissimo la Bigura di )aco, -ran. - dice Zanussi - eD un soggetto molto aBBascinante/ sul
;uale EoleEo addirittura girare un Bilm< La presen:a dei Bran.isti nella Eita culturale polacca
rimane sempre enorme< E nellDam,ito cattolico i Bran.isti sono moltissimiJ.
Ammissione interessanteop
Al contrario di ciò che pensa Blondet, pern, Zanussi nella medesima intervista afferma Gc9e
;uesta minoran:a Bran.ista 9a accettato il cristianesimo/ e lD 9a accettato proBondamente/
contri,uendo poi a inBondere nel cattolicesimo polacco grandi Ealori< Luesto > Buori du,,io<
Interessantissimo - prosegue - > anc9e il processo di conEersione al cattolicesimo dei Bran.isti/ c9e
durM EentDanni< Il dialogo di -ran. coi Domenicani/ i passi compiuti per arriEare alla
conEersioneO Sono tutti elementi storici aEEincenti e ancora da approBondire< La conEersione dei
Bran.isti al cattolicesimo nel QVIII secolo non mi sem,ra per niente un atto superBiciale o Balso< Mi
pare inEece il risultato di un grandissimo di,attito teologico/ durato due decenni/ durante il ;uale
;uesto gruppo di e,rei 9a accettato il parere dellDaEEersario< ED una cosa aBBascinante come
processo intellettuale< E le sue conseguen:e culturali oEEiamente esistono ancora oggi< Io/ come
artista/ sono molto aBBascinato dallDimmaginare come aEre,,ero reagito i Domenicani nellDipotesi
in cui/ durante ;uesto dialogo/ si Bossero troEati sen:a piS argomenti da opporre a ;uegli
aEEersariO C9issC se anc9e loro sare,,ero stati pronti ad accettare le argomenta:ioni sostenute
dagli e,reiO Luesta disposi:ione dDanimo in un dialogo > indispensa,ile< ED un risc9io mettere in
conto lDipotesi c9e il mio aEEersario a,,ia ragione< Tutto ciM/ ripeto/ > aBBascinanteJ.
Alla domanda su cosa pensi degli elementi di gnosi aberrante e delle derive sataniste che
informerebbero il frankismo, Zanussi risponde: GNon ci credo per niente< Per ;uello c9e sappiamo
dei Bran.isti/ niente di tutto ;uesto > accertato< Si tratta di ornamenti letterari< ScientiBicamente/ da
tutto ;uello c9e 9o letto sul Bran.ismo/ posso trarre la conclusione c9e sia unDinterpreta:ione un
poD par:ialeJ.
Chi ha ragione?
E quando e come Frank e i suoi seguaci entrarono nella Chiesa cattolica?
A partire dal rVI secolo il giudaismo della Diaspora è fortemente influenzato dalla Qabbalah di
Itzhak Luria, ove uno dei concetti fondamentali è quello del ritiro di Dio Klo Gt:imt:umJM, all'origine
di tutto, per lasciar posto al mondo, e quindi all'uomo.
A partire dalla GLa,,ala9 lurianaJ viene istituito nella riflessione del tempo un parallelismo tra
diaspora di Israele ed esilio divino, ove l'esilio del popolo ebraico viene visto come specchio di
quello di Dio.
Il sorgere del messia avrebbe consentito di reintegrare l'ordine cosmico e consentire al popolo
ebraico il ritorno in Eretz Israel.
Tra il rVI e rVIII secolo l'ebraismo vive la stagione dei falsi messia: il primo è Shelomoh Molko,
Kmarrano portoghese, ritornato al giudaismo e convinto di essere il messiaM che rifiuterà di abiurare
la fede giudaica, giustiziato a Mantova nel 1S32 per ordine dell'imperatore Carlo V.
Il secolo successivo è la volta di !abettal tevi (4), che abiurerà invece la fede giudaica,
abbracciando formalmente l'Islam e infine nel rVIII secolo tocca a uakob Frank, che ripercorrerà
l'itinerario di !abettal, apostatando pern a favore del cattolicesimo.
Se per la vicenda di !abettal non vi sono dubbi sul fatto che, come ampiamente documenta
Gershom Sholem nel suo monumentale volume, la conversione forzata all'Islam è da considerarsi
come pura e indiscussa simulazione per evitare il patibolo, l'affermazione di Zanussi circa una
sincera conversione di uakob Frank al cattolicesimo merita di essere approfondita.
Insomma i frankisti sono giudei ben convertiti e divenuti buoni cattolici, o marrani galiziani che si
insinuano nella Chiesa come zizzania?
Lasciamo parlare storici e ricercatori.
Secondo Gershom Sholem: G Solo due Eolte il sa,,atianesimo assunse la Borma di apostasia
organi::ata di gruppi piS numerosi/ c9e riportando cosV in maniera aBBatto nuoEa il Benomeno dei
marrani/ ripeteEano di troEare la Eera Eia Eerso la reden:ione< Una Eolta ciM aEEenne a Salonicco/
doEe nel WXY! si costituV la setta dei Doenme9/ DapostatiD/ come li c9iamarono anc9e i turc9i/ i ;uali
proBessaEano esternamente lDIslamZ e la seconda Eolta nella Gali:ia orientale/ doEe i seguaci
dellDoscuro proBeta )a.o, -ran. nel W[\] si conEertirono in gran numero al cattolicesimo< Tutti e
due i gruppi assunsero anc9e il nome di MaDaminVm Kcredenti cioè nella missione di !abettal teviM
c9e era poi il nome c9e i sa,,atiani usaEano comunemente tra loro. vow specialmente per i seguaci
di -ran. vow dei ;uali i ,oemi e i moraEi ;uasi tutti/ gli ung9eresi e i rumeni in gran parte/
rimasero Bedeli allDe,raismoJ. (5)
Cosi poi Scholem definisce Frank: GUna personalitC dai tratti ,en deBiniti/ le cui parole esercitano
un noteEole Bascino/ anc9e se sinistro< Ma certamente ;uesto Messia/ Eera persona in ogni singola
Bi,ra del suo essere/ rappresenta anc9e la piS tene,rosa e paurosa Bigura mai apparsa nella storia
del messianismo e,raicoJ. (6)
E ancora, con riferimento alla pratica del peccato e all'eliminazione di ogni senso di vergogna, egli
riferisce che questa è una via che G> stata consapeEolmente e espressamente proclamata tra i
sa,,atiani radicali da )aco, -ran.< LDa,issale antico detto della Mis9nC c9e si possa amare Dio
anc9e con DlDimpulso malEagioD ac;uisV un signiBicato al ;uale il suo autore non aEeEa certo
pensato< Mos> C9agi: ^ prosegue S9olem ^ cosV parla delle due correnti dellDeresia sa,,atiana: DLa
Eia di una setta > di ritenere un santo ogni persona impura c9e si macc9i di peccati piS o meno
graEiDJ. (7)
Circa l'ambiguità delle due dottrine, Scholem non ha dubbi: GIl cuore e la ,occa non deEono
concordare O poteEa darsi se si seguiEa lDesempio di !a,etta` aeEi c9e la Bede esterna Bosse lDIslam
o/ in seguito/ ;uando Bu imitato lDesempio di )a.o, -ran./ il cattolicesimoJ. (8)
E per finire: G)a.o, -ran. K112c-1190M è un Messia assetato di potere: an:i la ,rama del potere in
lui 9a sommerso tutto il resto/ conBerendo alla sua Bigura un aspetto tanto aBBascinante ;uanto
igno,ile/ con un alone di grande::a demoniaca vow -ran. 9a cercato di assaporare Bino in Bondo
;uesto gusto del potere/ ultimo Ealore c9e resta del nic9ilismoJ. (9)
Nel volume dedicato specificamente a Shabettai Zevi, poi, parlando di uakob Frank, riferisce che
sulla base di un racconto idealizzato di Avraham Cueenque sulla prigionia di !abettal, egli era
servito da settanta bellissime vergini, le figlie dei rabbini piN illustri, tutte vestite di abiti regali.
E specifica che Gla descri:ione ricorda stranamente situa:ioni simili - e niente affatto leggendarie o
platoniche - alla corte di )a.o, -ran.J. (10)
Nato nel 1726 nel villaggio polacco di Korolowka, figlio di un seguace di !abettal tevi, uacob
Frank, nel 11S3, durante un suo soggiorno a Salonicco, che era un centro di sabbataiani, si proclama
a sua volta messia e reincarnazione dello stesso !abettal, dichiarando che questi era stato incapace
di compiere la sua missione, perché non aveva assaporato la Gdolce::a del potereJ.
Ma gli andn male.
Fu sfrattato di casa, dovette dormire all'addiaccio e persino mendicare il cibo, infine si ammaln e il
suo corpo si coprì di foruncoli.
Decise allora di darsi al traffico di gioielli.
Ma tornn ad ammalarsi e fu sul punto di morire.
Tuttavia - stando al suo racconto - mentre tutti erano oramai convinti della sua dipartita, gli apparve
come in visione un uomo nudo, con lunghi capelli e barba, con ferite alle mani e ai piedi, che egli
identificn con Cristo e che gli intimn di recarsi in Polonia, promettendogli l'aiuto del profeta Elia.
Frank obbedì: lascin la moglie a Nicopoli, in Bulgaria, ove ella partorì la figlia Eva[ qui subì pure
un tentativo di omicidio, prima di giungere di nuovo a korolowka, suo luogo natale, alloggiando
presso lo zio e compì - secondo le cronache dei suoi seguaci - alcuni prodigi. (11)
Massimo Introvigne, attingendo a piene mani al volume di Arthur Mandel GIl messia militanteJ
scrive: GRitornato in Polonia/ riesce a Bar ,reccia negli am,ienti e,raici giC contagiati dal
sa,,atianismo/ con la sua gnosi a,errante c9e proclama la DpuriBica:ione attraEerso il peccatoD<
LDe,raismo uBBiciale getta lDanatema su di lui e i suoi seguaci< Ma loro/ presentandosi come
perseguitati dagli e,rei/ troEano paradossalmente prote:ione da parte di EescoEi e prelati della
gerarc9ia cattolica/ Bacendo leEa sul loro tradi:ionale antigiudaismoJ. (12)
In effetti Frank e suoi seguaci, sorpresi durante la celebrazione di riti orgiastici nella città di
koplczlnce, chiesero ed ottennero la protezione del vescovo Dembowski di kamemtz-Podolsk,
noto paradossalmente per il suo rigido antigiudaismo.
Egli ordinn che Frank e suoi fossero rilasciati e ingiunse di far seguire una disputa religiosa tra loro
e i rabbini locali.
Pareva infatti che le tesi dei frankisti presupponessero l'idea del superamento dell'Antica alleanza,
dell'Incarnazione, della Trinità e che dunque costoro fossero giunti vicino alla verità cristiana. (13)
E' ancora Introvigne a ricordare che cmolto spesso ;uesti messia/ riBiutati e condannati
dallDe,raismo/ 9anno cercato e troEato prote:ione in am,ienti cattolici o islamici vow la Eicenda di
-ran./ in Bondo/ non 9a tratti molto originali/ > una delle tante maniBesta:ioni ricorrenti del
messianismo e,raico< Se cD> un punto originale/ > stata proprio lDaccoglien:a c9e 9a troEato
allDinterno della C9iesa cattolica vo quando tornaw dallDesilio in Polonia/ e Ba ,alenare ai EescoEi
polacc9i la possi,ilitC di una conEersione sua e dei suoi trentamila seguaci al cattolicesimoJ. (14)
Pochi lo rammentano, ma prima che ciò accadesse, costretto a fuggire nell'impero turco dopo la
morte del suo primo protettore, il vescovo Dembowski, uakob Frank si fece mussulmano, seguendo
le orme di !abettal tevi: GAnni dopo/ daEanti al tri,unale dellDIn;uisi:ione di VarsaEia/ diBese
;uesto passo/ in ;uanto compiuto sotto costri:ione e solo per salEare le apparen:eJ. (15)
Rientrato in Polonia, nell'estate del 11S9 circa 1.200 Frankisti salgono al fonte battesimale della
cattedrale di Leopoli.
Un numero pressoché uguale fecero altrettanto in diversi luoghi.
Alcune fonti danno un numero totale di 20.000 convertiti.
Secondo un vecchio costume polacco, furono innalzati al rango nobiliare di Generosus o Nobilis
Kche fruttava al tesoro reale S00 fiorini per titoloM e ricevettero spade e stemmi, con dei membri
dell'alta nobiltà e del clero per padrini. (16)
Tra loro non c'è uakob Frank che, con la stessa disinvoltura con cui si era fatto seguace di
Maometto, riceverà il Sacramento Gsolo il WY noEem,re a VarsaEia/ con il re Augusto III come
padrino Kil vescovo officiante in quell'occasione perse la mitra: gli cadde dal capo e i frankisti vi
videro la mano di DioMJ. (17)
A questo punto Gil neo^conEertito -ran. - racconta Introvigne - si mette a sBidare i ra,,ini polacc9i
- che si sono sempre opposti al suo movimento - in dispute teologic9e/ doEe sostiene apertamente la
tesi c9e Dil Talmud o,,liga i suoi adepti a Bare uso di sangue cristianoDJ. (18)
Introvigne sostiene sia stato il vescovo Soltlk di Zitomir, una cittadina ove si era già celebrato un
processo in cui gli ebrei venivano accusati di omicidio rituale, ad alterare il testo dell'accusa rivolta
da Frank verso i suoi correligionari giudei, testo che inizialmente pare riferisse solo che il Talmud
Kcome in effetti èM usa espressioni blasfeme verso la Fede cristiana. (19)
Precisa Introvigne che Gil nun:io Nicola Serra riBerisce le sue aBBerma:ioni a Roma/ aggiungendo
prudentemente c9e D> assai diBBicile EeriBicarleD KTollet 2000, 20c-201MJ.
L'accusa di compiere omicidi rituali è fatta Gper compiacere - sostiene Introvigne - lDantigiudaismo
di un certo clero polacco< A noEem,re si Ba ,atte::are lo stesso -ran.< A Bargli da padrino >
Augusto III in persona/ il re di Polonia. vow Molto spesso/ riguardo a personaggi simili a -ran./
am,ienti della C9iesa cattolica si sono illusi di Bar giocare ;uesti messia per la conEersione di
massa del popolo e,raico al cristianesimo< In tanti 9anno coltiEato lDam,i:ione di passare alla
storia come gli arteBici dellDentrata in massa del popolo eletto dentro la C9iesa cattolica< Con una
prospettiEa escatologica/ Eisto c9e la conEersione degli e,rei > sempre stata considerata uno dei
segni premonitori della Bine dei tempi< DaEid Reu,eni/ un pretendente cin;uecentesco al ruolo di
messia e,raico/ Bu accolto addirittura a Roma da papa Clemente VIIJ. (20)
uakob Frank
Ma quale siano i veri sentimenti di Jakob Frank, ce li riferisce Galinski, un transfuga ed ey-
rabbino, secondo il quale il falso messia rivolge ai suoi adepti questo comando: GNostro signore e
re !a,etta` aeEi doEette passare per la Bede degli ismaeliti<<< Ma io/ )aco,/ il perBetto/ deEo passare
attraEerso la Bede na:arena/ perc9d GesS di Na:aret9 era la pelle o la ,uccia del Brutto e la sua
Eenuta 9a solo permesso di aprire un sentiero per il Eero Messia< PerciM noi do,,iamo accettare
pro Borma ;uesta religione na:arena/ e osserEarla meticolosamente per apparire cristiani migliori
dei cristiani stessi< TuttaEia/ non do,,iamo sposare nessuno di loro/ nd godere di nessuna delle
loro puttaneO ed in alcun modo mescolarci con le altre na:ioni< E ,enc9d proBessiamo il
cristianesimo e seguiamo rispettosi tutti i loro comandamenti/ non do,,iamo mai dimenticare nei
nostri cuori i tre capi della nostra Bede: i Signori ^ Re !a,etta` aeEi/ Bera.9`a vil suo successore
morto nel 1120w e )a.o, -ran./ il piS perBetto di tuttiJ. (21)
Scrive ancora Introvigne: GI seguaci del suo moEimento non aderiscono alle pratic9e cristiane per
c9iedere la salEe::a: loro si sentono superiori/ giC salEati/ giC appartenenti al regno diEino< Se si
accostano pro Borma ai sacramenti/ li considerano non un ,ene necessario alla salEe::a/ ma un
male necessario per penetrare di piS in me::o ai mem,ri della C9iesa sen:a insospettirli/ per poi
emanciparli dalla materia ed eleEarli alla Eera conoscen:aJ. (22)
Arthur Mandel nel suo volume precisa come i seguaci del falso messia potevano tollerare la
conversione di !abettal tevi all'Islam, ma il battesimo cristiano non lo potevano digerire.
Cosi Frank cercn Gdi renderlo loro gradeEole/ insaporendolo con ogni specie di ingredienti< Il
,attesimo era un male necessario/ il punto piS ,asso della discesa nellDa,isso/ dopo il ;uale
aEre,,e aEuto ini:io lDascesa< BisognaEa cam,iare la scor:a/ non il nocciolo/ la ,rocca/ non il Eino<
Come !a,etta` aeEi prima di loro aEre,,ero doEuto scegliere/ anc9e solo in apparen:a/ un credo
odioso per continuare il loro laEoro sen:a essere molestati da alcuno< Il ,attesimo sare,,e stato
lDini:io della Bine della C9iesa e della societC ed essi/ i -ran.isti/ erano scelti per reali::are la
distru:ione dallDinterno Dcome soldati c9e prendono dDassalto una cittC passando per le BogneD< Ora
erano ric9ieste segrete::a assoluta e disciplina rigidissima/ insieme a un meticoloso conBormismo
agli ordini e alle pratic9e della C9iesa per non destare sospettiJ. (23)
La disciplina è custodita da una rigidissima endogamia, capace di mantenere assieme al sangue
anche il segreto.
Ricordiamo la frase di Frank: GTuttaEia/ non do,,iamo sposare nessuno di loro/ nd godere di
nessuna delle loro puttaneO ed in alcun modo mescolarci con le altre na:ioniJ.
Continua ancora Introvigne: GApproBittando del suo rapporto diretto col re/ -ran. si a::arda a
c9iedere il permesso di costituire coi suoi adepti un esercito e lDassegna:ione di un territorio per la
Bonda:ione di uno Stato e,raico< La manoEra insospettisce lDIn;uisi:ione/ e allora -ran. Eiene
esiliato a C:estoc9oAa< Anc9e lV comincia a Bomentare tra i suoi adepti un culto Eerso la propria
Biglia EEa/ palesemente ricalcato sul locale culto alla Madonna nera< C:estoc9oAa diEenta meta di
pellegrinaggio dei Bran.isti/ c9e perM Ei si recano a Eenerare EEa -ran./ e non Mariaf Anc9e )aco,
si sottomette al culto di EEa< Dice ai suoi seguaci: DED lei il Eero messiafD< NellDultima Base della sua
permanen:a a C:estoc9oAa/ -ran. Eiene imprigionato< Luando/ con la sparti:ione della Polonia/ i
russi arriEano in cittC/ manda a Mosca una delega:ione per trattare la sua conEersione
allDOrtodossia/ ma non ottiene risultati< CosV si trasBerisce a Brno/ in MoraEia/ sotto lDImpero
as,urgico/ ospite dei suoi parenti/ i Do,rus.a< E poi a OBBen,ac9/ in Germania/ ospite del duca di
Isem,urg< Per un certo periodo Bre;uenta la corte di Maria Antonietta e Giuseppe Il/ a Vienna<
Luando muore/ nel W[]W/ il suo > un Bunerale di Stato grandioso< Nel WYW! sarC ancora lo :ar
Alessandro I RomanoE a recarsi in Eisita da EEa -ran.J. (24)
Durante questi anni il movimento frankista entra in contatto con la nascente Massoneria, a cui
sarebbe stato iniziato e seguendo la corrente cosiddetta GcaldaJ della Massoneria tedesca si infiltra
misticamente in tutti i sussulti rivoluzionari che seguiranno.
Scrive ancora Introvigne: GIl prototipo del Bran.ista pronto a saltare sul carro di tutte le riEolu:ioni
> Moses Do,rus.a/ cugino e erede di -ran.< E,reo/ poi cattolico/ poi massone/ poi giaco,ino/ col
nome di )unius Brutus -re`< Si rec9erC nel W[]g nella -rancia riEolu:ionaria/ doEe sarC
g9igliottinato nel W[]h/ insieme a Danton< Poi/ ci Burono molti Bran.isti anc9e tra gli ispiratori di
molte riEolte polacc9e<<<J. (25)
Quanto alla Chiesa, nel volume GIl pensiero di iarol jokt`laJ, Rocco Buttiglione accenna anche
all'influenza del frankismo, vGc9e identiBica la Vergine di )asna Gora con la S9e.ina9/ la parte
Bemminile di Dio Ksecondo la cabala ebraica ndaM perduta nel mondoJw, sulle grandi figure del
romanticismo nazionalista polacco, come Adam Mickiewicz, Zlgmunt krasinski e uulzusz
Slowacki, colui che in una sua poesia aveva preannunziato l'avvento di un Papa slavo KGAttenti/ un
papa slaEo Eienel un Bratello del popoloJM.
Le difficoltà e le sofferenze della nazione polacca, spesso oppressa dai potenti vicini, producono
una fuga in sogni messianici, che attribuiscono - scrive ancora Introvigne - Galla soBBeren:a polacca
un Ealore redentiEo uniEersale. vow CosV/ ritroEiamo anc9e nel messianismo romantico polacco
lDidea dellDimminente nascita di una C9iesa nuoEa/ spirituale/ compiuta/ c9e sorgerC dalla C9iesa
storica/ ;uella concreta/ pellegrina sulla terra/ imperBetta/ carnale< DCome la BarBalla nasce dalla
crisalideD/ suggerisce unDimmagine cara ad Adam Mic.ieAic:J.
E' la grande eresia spiritualistap
Magari nel libro di Blondet - come sottolinea con ambigua civetteria Zanussi - Gil nome di Adam
Mic.ieAic: > scritto con un grande errore di ortograBiaJ, ma non certamente con un grande errore
di prospettiva riguardo all'inquietante fenomeno frankista.
E stupiscono queste affermazioni del regista polacco riguardo alla sincerità della conversione dei
frankisti al cattolicesimo, a meno che non siano anch'esse parte del grande gioco della
dissimulazioneo
Tuttavia cin che ancora deve essere indagato è il modo in cui la mala pianta del frankismo attecchì
all'interno della Chiesa cattolica.
Paradossalmente cin avvenne quando Frank e i suoi validarono con la propria testimonianza una
secolare accusa rivolta agli ebrei: l'accusa del sangue, l'accusa cioè di uccidere dei cristiani, di
prelevarne il sangue, da usare a scopo rituale.
Un'accusa che è stata oggetto di dure polemiche antigiudaiche da parte della Civiltà Cattolica nel
corso del rIr secolo, ancora viva negli ambienti tradizionalisti e che invece è stata - specie negli
anni del post-Concilio - ritenuta falsa ed infondata dalla Chiesa cattolica, al punto che è stato
abolito quasi ovunque - su richiesta delle comunità ebraiche - il culto dei cosiddetti GMartiri
BanciulliJ, quali Simonino di Trento o Andrea da Rinn.
La presunta falsità dell'accusa è stata di recente ribadita attraverso tre importanti lavori di David
kertzer, Ruggero Taradel e - appunto - Massimo Introvigne (26).
Tutti hanno concordato nel ritenere calunniosa quest'accusa, frutto essenzialmente di un
pregiudizio antiebraico da parte cattolica.
Onestà intellettuale vuole che sinceramente ammetta che fino ad ieri anch'io facevo mia questa
tesi, sicchè, quando ieri mattina ho aperto Il Corriere della Sera, stentavo a credere a cin che
leggevo.
Sergio Luzzatto, docente di Storia moderna all'Università di Torino, recensendo il libro GPas;ue di
sangueJ, scritto da Ariel Toaff, figlio dell'ey gran rabbino di Roma Elio Toaff, l'unica persona
nominata nel testamento di Papa Woitlla, scrive così: G'Pas;ue di sangueD propone una tesi
originale e/ in ;ualc9e modo/ sconEolgente< Sostiene ToaBB c9e dal WW"" al W\"" circa/ nellDepoca
compresa tra la prima crociata e lDautunno del MedioeEo/ alcune crociBissioni di DputtiD cristiani - o
forse molte - aEEennero daEEero/ salEo dare luogo alla rappresaglia contro intere comunitC
e,raic9e/ al massacro punitiEo di uomini/ donne/ ,am,ini< Nd a Trento nel Wh[\/ nd altroEe
nellDEuropa medieEale/ gli e,rei Burono Eittime sempre e comun;ue innocenti< In una Easta area
geograBica di lingua tedesca compresa Bra il Reno/ il Danu,io e lDAdige/ una minoran:a di
as.ena:iti Bondamentalisti compV Eeramente e piS Eolte/ sacriBici umaniJ. (27)
Domenico Savino
Note
1) http:__www.effedieffe.com_interventizeta.php?idb1c9ceparametrobreligione
2) http:__www.30giorni.it_it_articolo.asp?idb4110
3) http:__www.30giorni.it_it_articolo.asp?idb2{c
4) http:__www.effedieffe.com_interventizeta.php?idb1411eparametrobreligione
5) Gershom Sholem, GLe grandi correnti della mistica ebraicaJ, Einaudi, pagina 312.
6) idem, pagina 31S.
7) idem, pagine 321-322.
8) idem, pagina 32S.
9) idem, pagina 342.
10) Gershom Sholem, Gma,,etai meEi ^ Il messia misticoJ, Einaudi, pagina cS{.
11) Arthur Mandel, GIl messia militante oEEero Buga dal g9etto< La storia di )a.o, -ran. e del
moEimento Bran.istaJ, Archè, pagine 4c - 49.
12) http:__www.cesnur.org_2001_miafrank.htm G!" GiorniJ, anno rIr, numero 3, marzo 2001,
pagine 1{ - {1.
13) Arthur Mandel, GIl messia etc<J, pagine c{ - c9.
14) http:__www.cesnur.org_2001_miafrank.htm G!" GiorniJ, anno rIr, numero 3, marzo 2001,
pagine 1{ - {1.
15) Arthur Mandel, GIl messia etc<J, pagina 12.
16) Arthur Mandel, GIl messia etc<J, pagine 91 - 92.
17) Arthur Mandel, GIl messia etc<J, pagina 93.
18) http:__www.cesnur.org_2001_miafrank.htm G!" GiorniJ, anno rIr, numero 3, marzo 2001,
pagine 1{ - {1.
19) Arthur Mandel, GIl messia etc<J, pagina {2.
20) http:__www.cesnur.org_2001_miafrank.htm G!" GiorniJ, anno rIr, numero 3, marzo 2001,
pagine 1{ - {1.
21) Arthur Mandel, GIl messia etc<J, pagina {c.
22) http:__www.cesnur.org_2001_miafrank.htm G30 GiorniJ, anno rIr, n. 3, marzo 2001, pagina 1{
- {1.
23) Arthur Mandel, GIl messia etc<J, pagina {S.
24) http:__www.cesnur.org_2001_miafrank.htm G!" GiorniJ, anno rIr, numero 3, marzo 2001,
pagine 1{ | {1.
25) http:__www.cesnur.org_2001_miafrank.htm G!" GiorniJ, anno rIr, numero 3, marzo 2001,
pagine 1{ - {1.
26) Ruggero Taradel GLDomicidio ritualeJ, Editori Riuniti, Roma, 2002[ David I. kertzer, GI Papi
contro gli E,reiJ, Rizzoli, 2001, Massimo Introvigne, GCattolici/ antisemitismo e sangue< Il mito
dellDomicidio ritualeJ, Sugarco, 2004.
27) Il Corriere della Sera, c febbraio 2001, GLuelle Pas;ue di SangueJ di Sergio Luzzatto, pagina
41.
Libro consigliato
GCronache dell'anticristo K1ccc-1999MJ
Elio Toaff attacca il figlio Ariel
Ebrei assassini? I rabbini furiosi contro il Corriere.
Tesi choc: gli omicidi rituali non sono leggende antisemite.
Bufera ebraica sul Corriere della Sera. L'articolo di Sergio Luzzatto che ha aperto ieri la pagina culturale del
quotidiano milanese ha provocato una furibonda reazione delle comunità italiane, che in serata hanno
diffuso un comunicato contro la tesi presentata dalla penna di via Solferino. Tesi che Luzzatto ha tratto,
illustrandola con vivo interesse, dal libro che Ariel Toaff, studioso e figlio dell'ex rabbino capo di Roma Elio,
sta per pubblicare con il Mulino ("Pasque di sangue",364 pagine, 25 Euro, in libreria domani), il testo si
preannuncia sconvolgente: sostiene che la leggenda nera secondo cui gli ebrei più fanatici uccidevano
bambini cristiani per usarne il sangue avrebbe più di un riscontro effettivo.
Toaff prende le mosse dal caso del piccolo Simonino, due anni, il bimbo crocifisso e massacrato a Trento nel
1475. Il processo che seguì il crimine portò alla condanna a morte di 15 ebrei della comunità locale, che
confessarono il barbaro delitto. Si era sempre ritenuto che tali confessioni fossero avvenute sotto tortura, ed
estorte conia complicità di un clima di antisemitismo. Ma, stando al libro dello studioso, come spiega
Luzzatto, «né a Trento né altrove nell'Europa tardomedievale gli ebrei furono vittime sempre e comunque
innocenti. In una vasta area geografica di lingua tedesca (...) una minoranza di ashkenaziti compì
veramente, e più volte, sacrifici umani». La firma del Corriere saluta l'uscita del libro-choc come «gesto di
inaudito coraggio intellettuale», tale perché a compierlo è un professore contiguo per famiglia e per
competenze ai temi della cultura ebraica: Ariel Toaff, docente di Storia del medioevo e del rinascimento in un
ateneo di Gerusalemme, è autore, sempre per il Mulino, di testi dedicati proprio alle pratiche religiose e
alimentari dell'ebraismo (tra questi, "Mangiare alla giudia", 2000).
Secondo il suo nuovo saggio, inoltre, le pratiche di uccisione, crocifissione e dissanguamento di giovani
cristiani sarebbero parte di un rito di fatto legittimato e diffuso presso alcune frange. Ancora Sergio Luzzatto:
«Nella cena rituale di Pesach, il pane delle azzime solenni andava impastato con sangue in polvere (...)
Quale sangue poteva riuscire più adatto allo scopo che quello di un bambino cristiano ucciso per l'occasione,
si chiesero i più fanatici tra gli ebrei studiati da Toaff? Ecco il sangue di un nuovo Agnus Dei da consumare a
scopo augurale, così da precipitare la rovina dei persecutori, maledetti seguaci di una fede falsa e
bugiarda». Addirittura, Luzzatto avanza l'ipotesi che tali pratiche fossero una sorta di vendetta per
l'antisemitismo e per i numerosi battesimi forzati imposti agli ebrei dell'area. Se a ciò si aggiungono le
credenze sul potere terapeutico del sangue, ecco spiegarsi il «mercato nero», un «andirivieni di ebrei
venditori di sangue umano».
Ad aumentare l'interesse per questa clamorosa tesi, c'è il fatto che Sergio Luzzatto è una firma che tutto è
meno che sospettabile di antipatie preconcette verso la cultura ebraica; atteggiamento che può essere
esteso anche al giornale che ne ospita gli articoli. Proprio per questo, fa ancora più rumore la reazione
sdegnata delle comunità ebraiche d'Italia.
Complice il viaggio intrapreso dal rabbino capo Di Segni in America, la replica ha tardato qualche ora. Ma
nella serata di ieri il comunicato, sottoscritto da tredici nomi autorevolissimi, non lasciava spazio a
interpretazioni: «Non è mai esistita», recita il secco testo, «nella tradizione ebraica alcuna prescrizione né
alcuna consuetudine che consenta di utilizzare sangue umano ritualmente. Questo uso è anzi considerato
con orrore. È assolutamente improprio usare delle dichiarazioni estorte sotto tortura secoli fa per costruire
testi storiche tanto originali quanto aberranti». Pur senza fare nomi, la frase finale è una stroncatura senza
appello per la tesi di Ariel Toaff: «L'unico sangue versato in queste storie è quello di tanti innocenti ebrei
massacrati per accuse ingiuste e infamanti». Seguono le firme dei rabbini capo di Bologna, Ferrara, Firenze,
Genova, Livorno, Milano, Padova, Roma, Torino, Venezia, Verona, del presidente dell'Unione delle comunità
ebraiche italiane Gattegna e di quello dell'Assemblea dei rabbini d'Italia, Laras. Manca solo la firma del
rabbino onorario della capitale, Elio Toaff, la figura forse più rappresentativa dell'ebraismo italiano. Non certo
perché condivida le tesi del libro. Anzi, poco dopo la diffusione del comunicato, Toaff senior ha chiarito non
essere «affatto d'accordo, anzi completamente contrario», con la posizione del figlio, che definisce
«assolutamente infondata».
[ Fonte: Libero, 7 feb. 2007 ]
La verità su San Simonino e le condanne rituali
Simonino, caso da riaprire
Il professor Ariel Toaff non ha esitazioni: «Il caso del Simonino va riaperto, perché
c'è ragione di ritenere verosimile l'infanticidio rituale, di Zenone Sobilla
Il professor Ariel Toaff non ha esitazioni: «Il caso del Simonino va riaperto, perché c'è ragione
di ritenere verosimile l'infanticidio rituale. Dopo otto anni di ricerche, ritengo di aver
dimostrato che quella di Trento è una delle rare vicende che non si possono liquidare
semplicemente come frutto delle diffuse calunnie antisemite».
La tesi è frutto di una ricerca storica sfociata nel volume Pasque di sangue. Ebrei d'Europa
e omicidi rituali (Il Mulino, 364 pagine, 25 euro), atteso oggi in libreria, che prima ancora di
uscire ha suscitato reazioni di segno contrastante, compresa una protesta della comunità
ebraica italiana cui appartiene lo stesso autore, che è anche docente universitario di storia in
Israele.
Professor Toaff, oggi la ricostruzione storiografica dell'episodio del piccolo Simone assolve la
comunità ebraica trentina (venuta dalla Germania) e inscrive gli avvenimenti nel vasto ambito
della propaganda antigiudaica. Al punto da ritenere false, in quanto estorte sotto dettatura
tramite sevizie, le stesse confessioni degli ebrei accusati di aver ucciso il bimbo per utilizzarne
il sangue nei riti pasquali di quel marzo del 1475. Lei, ora, ritiene di avere elementi per
considerare veritiere quelle deposizioni: su che cosa basa le sue conclusioni?
«Innanzitutto, bisogna contestualizzare. L'ebraismo germanico veniva da un periodo
massacrante, aveva subito persecuzioni spietate in seguito alle crociate: uccisioni di donne e
bambini, conversioni forzate, violenze crudeli. Si pensi che le madri arrivavano a sopprimere i
figli, che i maestri assassinavano i discepoli, pur di evitare che fossero trascinati al fonte
battesimale dai cristiani. Dopo questi fatti, alcune frange minoritarie svilupparono un forte
desiderio di vendetta, speculare a quanto avevano subìto. In particolare, si trattava di
comunità riconducibili all'epicentro ashkenazita dell'area di Norimberga, come quella presente
a Trento».
Veniamo al processo per la morte di Simone...
«In sostanza, l'analisi di quegli atti e di altri documenti mi spinge a considerare inverosimile
che i giudici avessero potuto mettere in bocca agli imputati, che si esprimevano in una sorta di
ebraico tedesco, racconti così densi di riferimenti precisi alla tradizione, ai riti, alla memoria di
queste comunità di area germanica. Non è possibile che i funzionari pubblici conoscessero tutto
ciò, quindi quelle testimonianze non potevano essere frutto di un'estorsione né una proiezione
del pensiero dei giudici».
Come ha proceduto in questo suo lavoro di analisi storico-filologica?
«Ho cominciato tralasciando gli aspetti più problematici della questione: la Pasqua, il sangue
per le azzime di Pesach eccetera. Così ho verificato che per tutto il resto vi sono riscontri
storici al cento per cento. Per fare un esempio, un teste menziona un conoscente, tale Asher,
un ebreo condannato a Venezia per usura: ho controllato ed era tutto vero. A questo punto, mi
sono concentrato sulle celebrazioni pasquali e ho comparato le deposizioni trentine con i testi
delle comunità ebraiche presenti all'epoca in Germania: anche qui la corrispondenza è
perfetta».
Rimaneva il nucleo della controversia: l'ipotesi di omicidio rituale...
«Sì, l'ultimo scoglio erano le testimonianze che facevano riferimento proprio al sacrificio del
Simonino. Ed è qui che l'aspetto linguistico diventa fondamentale. Era un ebraico storpiato che
si diceva aggiungesse un alone esotico e satanico su queste comunità. L'ho riportato alla
pronuncia non italiana ma tedesca, ho cercato le possibili varianti semantiche e ho ricostruito
riferimenti a un certo ambiente norimberghese dell'ebraismo. In questo modo è emerso
chiaramente che il discorso in ebraico ashkenazita degli ebrei di Trento non poteva essere
stato indotto da non appartenenti alla comunità. E dunque le confessioni si possono ritenere
credibili. Non dimentichiamo che stiamo parlando di una minoranza di fondamentalisti che non
erano rappresentativi dell'intera galassia religiosa: il mondo ebraico di allora era variegato
quanto quello islamico oggi, che al suo interno alberga pure piccole frange di terroristi».
Quindi lei sostiene che il caso di Trento fu un'eccezione e non nega affatto che gli
ebrei in linea generale sono stati vittime di una calunnia storica anche in relazione
agli infanticidi...
«Certo, la grande maggioranza degli episodi di cui parliamo è stata attribuita impropriamente
agli ebrei, in forza di una propaganda alimentata da gruppi di potere religioso, cattolici o
musulmani. Se il caso di Cogne fosse avvenuto nel '400, la vulgata avrebbe incolpato gli ebrei.
In realtà, per quanto mi risulta, da noi a essere problematica è proprio la singola vicenda di
Trento: me ne occupo in otto capitoli del mio libro, nei quali una lunga serie di elementi
conforta chiaramente la tesi che l'infanticidio sia effettivamente accaduto».
Una conclusione che ha destato un certo sgomento nella comunità ebraica, a
cominciare da suo padre, rabbino emerito di Roma...
«Hanno protestato prima ancora di leggere il libro. Immagino che anche a Trento ci siano state
reazioni. Io sono pronto al confronto, ma prima desidero che l'interlocutore si informi sulle mie
ricerche. Chi mi risponde ricordando, tra l'altro, che la tradizione ebraica proibiva l'uso di
sangue umano nei rituali non aggiunge nulla di serio all'analisi scientifica: qui stiamo parlando
di schegge fanatiche che infrangevano quel divieto. D'altra parte, diversi colleghi che si sono
avvicinati al mio lavoro concordano con la mia ricostruzione circa la presenza di quelle
comunità ebraiche violentemente anticristiane che al loro interno contavano presenze assai
virulente e aggressive. Al limite, può esserci qualcuno che conserva perplessità sull'ultimo
anello della mia ricostruzione, cioè sull'omicidio rituale. Per parte mia, invece, ritengo non vi
sia margine di dubbio sul piano storiografico. Perciò credo che a Trento sarebbe corretto
riaprire quel capitolo sulla base dei nuovi elementi contenuti nel mio libro».
Condanna dal mondo ebraico italiano per il libro di Ariel Toaff, figlio del rabbino emerito di
Roma, Elio. Questi, con tutti e undici i rabbini e il presidente dell'Unione delle Comunità
ebraiche italiane, Renzo Gattegna, firma un documento di condanna delle tesi sostenute da
Ariel Toaff, professore della Bar-Illan University in Israele, nel libro Pasque di sangue. Ebrei
d'Europa e omicidi rituali (Il Mulino). Ovvero l'uso nel Medioevo di sangue cristiano per
impastare il pane azzimo per la festa di Pesach, la Pasqua ebraica. Tesi «sconvolgenti» che
ridanno fiato a uno degli argomenti più usati dall'antisemitismo, sulla scia della storia di
Simone, bambino cristiano di Trento, morto nel 1475 e della cui uccisione furono accusati gli
ebrei locali. Nel 1588 papa Sisto V autorizzò il culto del Simonino «martire» e solo nel 1965
una revisione del processo scagionò gli ebrei ritenendo false ed estorte con la tortura le
confessioni. Ora Ariel Toaff, che ha studiato i processi agli ebrei in varie zone d'Europa, scrive
che dal 1100 al 1500, nell'area compresa fra il Reno, il Danubio e l'Adige, alcune crocifissioni di
bambini cristiani avvennero davvero, a opera di una minoranza di ebrei ashkenaziti
fondamentalisti che sfidò il dettame biblico. Contro queste tesi i rabbini italiani ricordano che
non è mai esistita nella tradizione ebraica «alcuna prescrizione né alcuna consuetudine che
consenta di utilizzare sangue umano ritualmente». Un uso - hanno aggiunto - che è anzi
considerato «con orrore», «è assolutamente improprio usare delle dichiarazioni estorte sotto
tortura secoli fa - hanno aggiunto - per costruire tesi storiche tanto originali quanto aberranti.
Ariel Toaff ha definito «obbrobriosa» la dichiarazione dei rabbini: «Se, prima di giudicare,
avessero letto il libro se la sarebbero tranquillamente potuta risparmiare. E mi dispiace che
abbiano trascinato anche mio padre».
(Da L’Adige dell’ 8 febbraio 2007)
IL CASO ARIEL TOAFF
Roma, 8 feb (Velino) - La polemica è partita dalle pagine del Corriere della sera, come la
precedente lanciata dallo storico dossettiano Alberto Melloni sui bambini ebrei. Uno studioso
israeliano di nome Ariel Toaff ha pubblicato per il Mulino un nuovo libro, Pasque di sangue, in
cui sostiene che dal 1100 al 1500, nell’area compresa fra il Reno, il Danubio e l’Adige, alcune
minoranze di ebrei ashkenaziti compirono davvero sacrifici umani. Lo storico Sergio Luzzatto
ha anticipato il saggio sul Corriere di martedì, scatenando la reazione della comunità ebraica e
del mondo dei rabbini, compreso il padre dello storico, Elio Toaff, ex rabbino capo di Roma, e il
presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna, fino agli altri rabbini
capi, come Riccardo Di Segni (Roma), Alfonso Arbib (Milano), Alberto Somekh (Torino), Alberto
Sermoneta (Bologna) Giuseppe Momigliano (Genova), Joseph Levi (Firenze) ed Elia Richetti
(Venezia). Sempre sul Corriere Ariel ha risposto all’accusa del padre Elio di essere
“assolutamente contrario” alle sue tesi e supposizioni, lamentando la strumentalizzazione della
figura di suo padre da parte della comunità ebraica. Ariel Toaff inoltre spiega che a causa del
libro ora rischia di perdere la direzione di una rivista che ora dirige e l’appoggio del mondo
scientifico israeliano. Sulla Repubblica, Anna Foa cerca di smontare le fonti citate da Toaff nel
suo lavoro.
“L’ebreo può uccidervi e prendere il vostro sangue per impastare il suo pane sionista. Questa
realtà apre davanti a noi una pagina ancora più orribile del crimine in se stesso: le credenze
religiose degli ebrei e le perversioni che contengono, che si impiantano su un odio cupo verso
tutto il genere umano e tutte le religioni”. Sono frasi tratte dal libro Il pane azzimo di Sion,
pubblicato nel 1983 da Mustafa Tlas che, dal 1972, è l’uomo forte del regime siriano, che da
allora, ininterrottamente è ministro della Difesa baathista della Siria, che garantisce oggi al
presidente Beshar al Assad la fedeltà al regime delle forze armate. La situazione in cui versa il
mondo arabo-islamico, fucina di leggende antisemite da settant’anni, è diversa da quella del
XIX secolo descritta dal grande studioso Bernard Lewis, il quale ha spiegato che l’accusa del
sangue nei paesi islamici è nata in ambienti greco-ortodossi. Nel 1984 un delegato saudita alle
Nazioni unite assicurava che “secondo il Talmud ogni ebreo che non beve una volta all’anno il
sangue di un non ebreo è dannato per sempre”. Un’emittente yemenita ha diffuso la notizia
che alcuni israeliani avrebbero rapito e schiavizzato alcuni bambini scampati allo Tsunami.
Mentre la tv palestinese ripete da anni che l’Aids è uno strumento dell’infezione israeliana per
sottomettere i Territori occupati. In Occidente il dibattito sull’antisemitismo soffre di nuove
forzature, lacune storiografiche e palesi strumentalizzazioni. Come quella di Ariel Toaff. È il
fronte interno a essere diviso, nella difesa del giudaismo e nella guerra al fondamentalismo
islamico e alle sue propaggini negazioniste che fomentano l’odio religioso. (segue)
L’accusa del sangue è da sempre uno dei miti fondatori dell’antiebraismo e fa parte di quel
vasto bacino di leggende popolari e racconti medievali che, insieme all’usura, ne fanno un
pretesto millenario per scatenare persecuzioni e massacri contro il popolo d’Israele. Sono
leggende che vanno dagli ebrei di Palestina, di cui si è raccontato che catturavano un greco,
per rimpinguarlo e mangiarne le viscere dopo averlo ucciso, a Trento, dove nel 1475 un’accusa
simile portò alla distruzione dell’intera comunità ebraica locale e al bando rabbinico a risiedervi
in futuro. Massimo Introvigne ha ricordato un dimenticato documento del futuro papa
Clemente XIV, approvato il 24 dicembre 1759, in cui metteva in guardia i cattolici dal prestar
fede a simili accuse antisemite. Oggi il problema si trova a Oriente, all’interno della famiglia
semitica. Dunque, anche nel caso in cui una parte dei dati raccolti dallo storico Ariel Toaff
fossero autentici, sarebbe lecito domandarsi qual è l’obiettivo oggi, con il giudaismo sotto
l’attacco ideologico politico dell’islamismo e lo stato d’Israele descritto da più parti come il
“cancro” della regione, per incamminarsi su questa strada minacciosa. Toaff doveva e poteva
denunciare il vigoroso antisemitismo dei ghetti islamici d’Europa, l’antisionismo delle
accademie inglesi e italiane, il linciaggio nel cuore di Parigi di un giovane discjokey ebreo e i
sondaggi dell’Unione europea che indicano nello stato degli ebrei “il principale problema per la
pace mondiale”. Soprattutto appare quanto meno eccessiva la definizione che Sergio Luzzato
ha dato del saggio: “Inaudito coraggio intellettuale”.
Il coraggio sarebbe stato inaudito se uno storico israeliano, protetto dalla benedizione di vivere
e lavorare nello stato degli ebrei, avesse indirizzato la propria ricerca sull’odio biologico,
metafisico, politico, culturale e religioso verso il giudaismo coltivato nel mondo islamico. Il
direttore dell’istituto Memri, Steven Stalinksy, ha stilato una classifica di complotti che hanno
segnato i media dei media arabi: sionisti controllerebbero l’emittente araba Al Jazeera; la tv
satellitare Al Manar, di proprietà degli Hezbollah libanesi e trasmessa per qualche settimana
nella placida Francia, ha detto che l’Aids non sarebbe altro che uno strumento ebraico per
sottomettere i popoli arabi, insieme ai prodotti alimentari cancerogeni; ebrei sarebbero dietro
al massacro di Beslan; per la tv iraniana Sahar gli israeliani preleverebbero gli occhi ai
palestinesi; stando al quotidiano governativo egiziano Al Gumhuriya Israele avrebbe ordito
l’attacco di Taba e altri li accusano di aver avvelenato Yasser Arafat. Anche Abu Mazen è un
negazionista, che ha conseguito a Mosca un dottorato nel 1982 con una tesi dal titolo
inequivocabile: L’altro volto: i legami segreti tra nazismo e sionismo, oggi pubblicata dalle
edizioni Ibn Rashid di Amman.
A Toaff è necessario ricordare che è lontano il tempo dei pogrom rurali, delle ostie profanate e
dei pozzi avvelenati, quando la follia e il fanatismo albergavano nel folklore, pronte a
scatenarsi, e nell’ortodossia cristiana. Così come sembrano confinate in un’epoca per fortuna
irripetibile le parole di intellettuali dalla fonetica barbara e settaria alla Charles Maurras, che
chiedeva agli ebrei di morire in guerra. Non è da escludere che l’opera di Toaff un giorno venga
annoverata nella letteratura del parricidio ebraico. Come il formidabile testo di Siegmund
Freud, Mosè e il monoteismo, dove il padre della psicoanalisi tentò di dimostrare che Mosè,
fondatore del monoteismo ebraico, era in realtà un egiziano che dopo aver cercato inutilmente
di imporre la fede nel Dio unico al proprio popolo, ripetè, questa volta con successo, l'ardito
esperimento teologico con quel popolo di schiavi che erano allora gli ebrei. Invece libri come
quello di Ariel Toaff finiscono non soltanto per riaprire antiche ferite, potrebbero anche
trasformarsi in carburante per la umma islamica sulla maledetta congiura ebraica.
(Giulio Meotti)
http:__www.ilvelino.it_articolo.php?Idb310100
«Il mio libro non merita il rogo»
PER tutto ieri, Ariel Toaff non è riuscito ad incontrare suo padre Elio, il rabbino emerito di Roma, il
professore; inoltre, è stato avvisato che avventurarsi nelle strade del Ghetto potrebbe risultargli pericoloso;
infine, Riccardo Di Segni, il rabbino capo di Roma, si è dimesso dal consiglio della rivista Zahor, edita dalla
Giuntina di Firenze e che riguarda la storia degli Ebrei d’Italia, di cui Toaff è il direttore, ma non si sa fin
quando: alcune voci dicono che il finanziatore della pubblicazione recederà, appunto senza un cambio al
vertice. Pasque di sangue, Ebrei d’Europa e omicidi rituali, che Il Mulino mette in vendita oggi (366 pagine,
25 euro: a lato, ne pubblichiamo uno stralcio), è ben più d’un semplice “caso” editoriale. «Fatte le proporzioni
dovute, quando i rabbini tedeschi pronunciano l’interdetto contro Maimonide, lui replica: “Almeno hanno letto
i miei libri”; io, nemmeno questo»: così esordisce Toaff jr., 65 anni, docente di Storia del Medioevo
all’Università Bar Ilan di Tel Aviv. Con lui, a Roma, anche i tre fratelli.
Ariel Toaff, come è nato questo libro?
«Un lavoro di otto anni, interrotto da due di ripensamenti. Quando, alla fine delle indagini, ho capito che cosa
andava formandosi, mi sono arrestato titubante. Toccavo un tabù».
E dopo, perché ha ripreso e quindi concluso?
«Perché non si difende l’ebraismo difendendo anche dei suoi gruppi estremisti, che pure sono esistiti. Ne ho
parlato a numerosi altri storici, ho tenuto seminari all’Università: è un lavoro assai più profondo di quanto non
risulti dalle anticipazioni, che estrapolano i passi più provocatori, e danno per certo quanto io indico solo
come presumibile».
Scusi, come ha proceduto nelle ricerche?
«Dapprima, in 12, abbiamo esaminato, del processo di Trento relativo a Simone, 1475, tutti i passi che non
riguardano l’omicidio: quanto gli interrogati dicono a proposito di altre persone e circostanze. Non un nome,
non uno tra gli episodi che riferiscono, si sono rivelati men che veri».
E poi?
«I riti raccontati avevano corrispondenza nei testi degli ashkenaziti di allora, e solo in essi. Perfino l’uso del
sangue come medicamento. Ed agli atti del processo, vi sono frasi dette e trascritte in ebraico, che però non
hanno un senso. Ma pronunciate come l’ebraico ashkenazita d’allora, lo acquistano. Frasi dette in momenti
salienti, che, alla lettera, corrispondono a forme liturgiche. Da qui il mio imbarazzo, e lo “stop” di due anni a
questo mio lavoro».
Scusi, ma qualche esempio?
«Tolle iesse mina, che non vuol dir nulla, diventa Taluì Jeshu amìn, cioè “l’appeso Gesù l’eretico”. E così via:
potrei citare quasi una dozzina di frasi anticristiane; “Tu sei crocifisso e trafitto, come Gesù l’appeso”, dice
uno; e tutti gli altri, e solo quella volta, rispondono amén».
Frasi pronunciate da chi, chi erano costoro?
«Una setta oltranzista, tedesca, che agisce al di là delle Alpi e al di qua, a Trento. Si potrebbero chiamare
Cannaìn, “i gelosi”, osservanti e ultraortodossi. Gente che temeva si sapesse ciò che stava facendo, perché
era certa che i capi delle comunità ashkenazite li avrebbero denunciati; avevano vissuto gli infanticidi di
massa da parte delle madri, e i docenti che ammazzavano i loro allievi, pur di evitarne i battesimi coatti, e la
partenza per le Crociate. Prima dell’espulsione dei sefarditi, voluta da Isabella di Castiglia, è il massimo choc
per l’intero ebraismo. In un testo d’allora, si legge che Dio farà vendetta se questa vendetta inizierà sulla
terra. E i testi dell’epoca sono stati tutti scandagliati. Si tratta di pochi estremisti, che iniziano così la
vendetta, tra il 1100 e il 1500».
Gli ebrei mangiatori di bambini cristiani: si rende conto?
«Quegli ebrei, e al massimo in uno, o due casi. Forse e probabilmente. Nel 1475, chiedono a due esponenti
delle comunità ashkenazite, che vanno a comprare dei cedri a Riva del Garda, di provvedere loro al
rapimento di un bambino, offrendogli 100 ducati. Cent’anni dopo, un testo edito a Roma, che esalta il beato
Simone ed è quanto più possibile antisemita, rende ancora loro il merito di aver declinato. E anche il
cardinale Lorenzo Ganganelli, poi Clemente XIV, che difende gli ebrei, dà per veri due unici casi: Simone ed
Andrea di Bressanone; ed afferma che da ciò non si può però dedurre che “questa sia una massima, non
meno teorica che pratica, dell’Ebrea nazione”».
L’unico processo esaminato è quello del celebre Simonino?
«E’ il case study; anche perché non ci sono processi meglio documentati. Però, ne esaminiamo anche altri;
perfino uno in cui a uccidere i bambini provvedono dei frati. E’ chiaro che da questi casi isolati nasce poi lo
stereotipo; e i più interessati a divulgarlo sono i frati zoccolanti. Qualsiasi infanticidio diventava un omicidio
rituale. E di molti, si dimostra, proprio nel libro, che non lo erano affatto».
Ma che cosa prova un docente in un ateneo religioso come Bar Ilan, ad essere “scomunicato” da tutti i
rabbini?
«Nessuno di loro mi ha cercato. Nessuno ha letto il libro. Uno, Riccardo Di Segni, è perfino citato in nota,
perché in un suo testo, Il Vangelo del Ghetto, 1985, ho trovato dei dettagli per me utili, a favore dei miei
dubbi. Parti del volume sono già citate in articoli di altri storici, che trattano temi simili. Non c’è stata una mia
difesa: cose che non accadevano nemmeno nel Medioevo. Il mio libro al rogo in Piazza Giudia, non lontano
da Giordano Bruno? Mi sa che i rabbini italiani, forse per paura, hanno aperto l’ombrello ancor prima che
iniziasse a piovere».
Un altro estratto
ERA alla vigilia di Pasqua del 1144 che veniva ritrovato il corpo martoriato di William, un bambino di dodici
anni, nel bosco di Thorpe (Thorpe Wood) alla periferia di Norwich, in Inghilterra. Nessun testimone si faceva
avanti per far luce sull’efferato delitto. Soltanto in un sinodo diocesano, tenutosi qualche settimana dopo la
scoperta del cadavere, lo zio del bambino, un chierico di nome Godwin Sturt, accusava pubblicamente gli
ebrei del crimine. Poco tempo dopo il corpo della vittima da Thorpe Wood, dove era stato in un primo tempo
sepolto, era traslato nel cimitero dei monaci, nei pressi della cattedrale, e diveniva fonte di miracoli.
Qualche anno dopo, tra il 1150 e il 1155, Tommaso di Monmouth, priore della cattedrale di Norwich,
ricostruiva con dovizia di particolari e testimonianze le varie fasi del crimine, perpetrato dagli ebrei del luogo,
e stendeva il dettagliato e ampio resoconto agiografico dell’evento. Nasceva così quello che da molti è stato
considerato il primo caso documentato di omicidio rituale del Medioevo, e per altri la fonte del mito
dell’accusa del sangue. Da questi Tommaso sarebbe stato ritenuto l’inventore e il propagatore dello
stereotipo della crocifissione rituale, che si sarebbe ben presto diffuso, oltre che in Inghilterra, anche in
Francia e nelle terre tedesche, nutrendosi degli elementi dell’ormai celebre racconto del martirio di William di
Norwich a opera degli ebrei nei giorni della Pasqua.
[ Fonte: Il Messaggero , 8 feb. 2007]
«Riti di sangue e accuse infondate - Lo storico della Chiesa trentina:»
Dalla REPUBBLICA dell'8 febbraio 2007, un articolo di Anna Foa che mette in
luce l'assenza di una documentazione nuova e le scorrettezze nell'uso delle fonti nel
libro di Toaff
In molte parti dell´Europa occidentale, fra il XII e il XVI secolo, e successivamente fino al XX
secolo in Europa Orientale, gli ebrei sono stati accusati di uccidere bambini cristiani, per lo più
in occasione della Pasqua ebraica, allo scopo di ripetere ritualmente l´uccisione di Cristo o a
quello di utilizzarne il sangue a scopi rituali, medicinali o magici. Un´accusa - originariamente
di natura religiosa, ma successivamente ripresa in Europa dall´antisemitismo razziale e poi dal
nazismo, e diffusasi ulteriormente, fino ad oggi, in area islamica - che ha evidentemente avuto
nella storia gravi conseguenze: dai pogrom scatenati dal basso, senza processo, contro le
comunità ebraiche nel Medioevo, alla costruzione tra Otto e Novecento di quello stereotipo
antisemita che ha fatto da supporto allo sterminio nazista degli ebrei. Concordemente, la
storiografia del Novecento ha considerato simili accuse come costruzioni in chiave antigiudaica
degli apparati di potere e giudiziari del Medioevo, e le confessioni degli ebrei come false,
estorte con la tortura e la violenza.
Ed ecco che Ariel Toaff pubblica un libro, Pasque di sangue (il Mulino, pagg. 366, euro 25),
dove si propone di restituire realtà storica a queste accuse. Un libro che Sergio Luzzatto
riprende in un articolo del 6 febbraio del Corriere della Sera (e non posso che augurarmi che
Ariel Toaff intervenga direttamente, al di là del libro, sul delicato terreno dei media, a spiegare
se e quanto si identifica con la lettura "sensazionalistica" di Luzzatto). Mi limiterò, in questo
mio intervento "a caldo", a toccare il problema delle fonti, in attesa che gli storici affrontino e
discutano queste tesi senza scomuniche ma anche senza apologie. Infatti, la domanda che
ognuno, storico o non storico che sia, si è posta immediatamente alla lettura dell´articolo di
Luzzatto, è su quali fonti Toaff abbia basato questo suo rivolgimento della tesi, ovunque
condivisa dagli storici, che le accuse del sangue fossero invenzioni prive di qualunque realtà.
Perché, per sostenere che gli ebrei, nel lungo spazio di oltre quattro secoli, hanno avuto
l´usanza di uccidere ritualmente a Pasqua bambini cristiani, con tutte le implicazioni che
questa affermazione comporta sul terreno dell´attualità, certo egli dovrebbe essersi imbattuto
in una messe di fonti inoppugnabili, sfuggite finora all´attenzione tanto degli storici quanto dei
giudici del passato, che si erano limitati a basare le loro condanne sulle testimonianze
processuali.
In realtà, non sembra proprio che Ariel Toaff abbia trovato fonti che rovescino
l´interpretazione tradizionale. Districarsi nella gran mole delle sue eruditissime note è arduo,
ma quando ci si riesce si ha la sensazione di ritrovarsi con nulla di concreto in mano. Il suo
libro è infatti una reinterpretazione, basata sulla sua personale rilettura delle stesse fonti su cui
gli storici si sono basati invece per respingere l´accusa: le fonti processuali. Queste fonti, Toaff
le rovescia, passando frequentemente e con disinvoltura dal condizionale delle ipotesi
all´indicativo delle affermazioni, le combina con grande maestria con altre fonti, una gran
parte delle quali dichiarazioni di accusati o di neofiti oppure testi apologetici antigiudaici, a
supporto della tesi del suo libro: che l´omicidio rituale sia stata una pratica abituale non di
tutto il mondo ebraico, ma dell´area ashkenazita (cioè tedesca, a cui apparteneva anche la
comunità di Trento), un´area caratterizzata da una forte chiusura nei confronti del mondo
cristiano, in un periodo storico assai vasto, che va dai massacri di ebrei durante la prima
crociata al primo Cinquecento.
Prendiamo il processo di Trento, al centro del libro di Toaff, un caso molto studiato, la cui
documentazione è stata in gran parte pubblicata qualche anno fa da Diego Quaglioni e Anna
Esposito. L´assunto da cui Toaff parte è che le deposizioni degli ebrei sotto processo a Trento
siano generalmente veritiere, e questo per la sola ragione che sarebbero troppo concordanti e
troppo particolareggiate per essere una pura invenzione dei giudici. Le stesse notazioni
potrebbero provare l´opposto, come dimostrano molti processi, non ultimi quelli di stregoneria,
in cui le donne sotto processo, richieste (sotto tortura, non importa quanto regolamentata) di
denunciare i complici, si diffondono minuziosamente su eventi e narrazioni che sembrano
appartenere al loro mondo, non a quello degli inquisitori. Ne dobbiamo dedurre che andare al
sabba era una pratica femminile comune tra Trecento e Settecento?
Un´ultima parola su una questione che non tocca la storia ma la memoria. La memoria
dell´uso che di queste accuse è stato fatto nel corso della Shoah è ancora troppo viva perché
non si debba usare un certo riguardo nel ricostruire, e per di più senza reali supporti, immagini
angosciose di ebrei che commerciano sangue umano. Se questo può spiegare il
sensazionalismo, spiega anche l´emozione che lo ha accolto, che esige rispetto e toni smorzati.
Da AVVENIRE, 8 febbraio 2007
la posizione dello storico della Chiesa Iginio Rogger sul caso di Simone da Trento:
«Per noi, e per la scienza storica, il caso Simonino era chiarito. Chi vuole rimetterlo in
discussione, deve poter documentare un'indagine storica dello stesso livello, altrettanto
rigorosa, prima di impugnare ciò che generazioni di studiosi hanno appurato».
È rimasto sorpreso dalle anticipazioni del libro di Ariel Toaff Pasque di sangue (in uscita dal
Mulino), ma con il distacco dello studioso onesto, monsignor Iginio Rogger, decano degli storici
trentini, accetta di ribattervi a caldo («vorrei però leggere integralmente il libro») per
documentare la posizione della Chiesa trentina che nel 1965 aveva abolito il culto di san
Sinonimo (vittima nel 1475 di «un omicidio rituale ebreo» inesistente), proprio sulla base della
ricerca storica.
Della decisiva "Notificazione" del 28 ottobre 1965, con cui l'arcivescovo Alessandro Maria
Gottardi, sentita la Sede Apostolica, disponeva una "prudente rimozione" del culto autorizzato
ancora nel 1588 da Sisto V, monsignor Rogger era stato principale ispiratore, proprio in nome
della corretta applicazione «della regola scientifica che non può accontentarsi dell'autenticità
formale e filologica di un documento, ma deve porsi il quesito della rispondenza alla realtà dei
fatti». Un metodo che Rogger vorrebbe ritrovare nelle argomentazioni degli storici di oggi e che
egli, aveva visto applicato già nel 1903 dallo studioso Giuseppe Menestrina proprio nell'esame
del caso Simonino in una tesi all'Università di Innsbruck.
Le conclusioni di quella ricerca investigativa - «gli ebrei non sono responsabili dell'uccisione del
piccolo Simone da Trento, ritrovato morto in una roggia» - venne ribadita in profondità nel
1964 dagli studi del grande storico domenicano padre Paul Willehad Eckert e poi confermata
dalla ricostruzione dell'intero meccanismo processuale da parte dell'équipe della Facoltà di
Giurisprudenza diretta dal professor Diego Guaglioni.
«Quella conclusione per me è ancora imbattibile, condivisa anche da studiosi ebrei e
protestanti», ripete oggi Rogger, 87 anni, che peraltro ricorda bene quanto la popolazione
trentina fosse affezionata a quella devozione. Con gli anni, però, abolite le processioni (perfino
l'intitolazione al santo di una via nel centro storico di Trento, oggi "via del Simonino"), si è
compresa l'importanza di quell'intervento pastorale: «Proprio l'argomentazione razionale -
commentava Rogger in un intervento pubblico lo scorso anno - ha contribuito a vincere il
sospetto, da più parti insinuato, che l'abolizione fosse determinata da simpatie filo ebraiche
divenute di moda all'indomani dello sterminio nazista».
Ebbe anche l'effetto di togliere di mezzo un'insanabile frattura che sussisteva anche fra i
cittadini di Trento e le comunità ebraiche, oltreché a facilitare anche ad alti livelli, in Germania
ma non solo, il dialogo fra ebrei e cristiani. È significativo che Trento ospitò già nel 1979 una
sessione della Commissione Vaticana per i rapporti con l'ebraismo e nel giugno 1992 autorevoli
rappresentati ebraici scoprirono una targa sul palazzo dove sorgeva la sinagoga cittadina, a
ricordo della riconciliazione dopo l'abrogazione del culto al Simonino.
Ma perché allora il libro di Ariel Toaff va a ripescare il caso di Trento? «Non c'è dubbio che nella
panoramica dei vari omicidi in Europa attribuiti agli ebrei quello del Sinonimo si presenta come
il più attestato, provvisto di una massa ingente di documenti contemporanei ai fatti, mentre gli
altri casi si perdono generalmente nella leggenda», osserva Rogger. «Ma proprio perché
episodio ben preciso, esso presenta nomi, dati e circostanze ben chiare, sulle quali è stato
fatto - non da me, tengo a precisarlo - un lavoro di ricerca storica molto accurato. Vedo,
insomma, una sproporzione fra le tesi generiche annunciate finora nel libro di Toaff e la
ricchezza di studi molto seri prodotta in tanti anni, anche dietro stimoli provenienti dagli ebrei.
Resto peraltro disponibile - conclude pacatamente Rogger - a prestare attenzione alle
conclusioni che uno studioso, ebreo o non ebreo, presenterà sulla base di un'indagine storica
corretta, che tenga conto della bibliografia già esistente».
Dal CORRIERE della SERA , 8 febbraio 2007
un'intervista di Aldo Cazzullo ad Ariel Toaff:
ROMA — «Mio padre è un uomo di novantadue anni. Sarebbe stato giusto risparmiarlo. Tenerlo
fuori da questa storia. Io mi sono comportato così. Avevo deciso di dedicargli il libro, ma ho
rinunciato, proprio per non coinvolgerlo, per non nascondermi dietro il prestigio del suo nome.
Per lo stesso motivo ho evitato di parlargli del libro, di farglielo leggere prima della
pubblicazione. Ora invece è accaduto il contrario: mio padre viene usato contro di me. Il suo
nome viene strumentalizzato per lanciare un interdetto contro il mio libro. Anche un tempo i
rabbini erano soliti bruciare i libri proibiti.
Prima però li leggevano».
Ariel Toaff è un uomo turbato. Vive in Israele, insegna storia del Medioevo e del Rinascimento
presso la Bar-Ilan University fin dal 1971. Ora è in Italia, a Roma, chiuso in albergo. «Sto
cercando di mettermi in contatto con mio padre, ma invano.
Non mi ci fanno parlare.
Né posso andare a casa sua: il quartiere ebraico in questo momento non sarebbe sicuro per
me.
Preferisco non parlare delle minacce che ho ricevuto. Ho chiesto aiuto ai miei fratelli, Gadi, che
vive a Salonicco, Daniel, che fa il giornalista alla Rai, e Miriam, che vive in Israele con suo
marito, il professor Della Pergola. Spero di aver modo presto di parlare con mio padre, di
potermi spiegare con lui. È vero, ho infranto un tabù. Ma non ho detto falsità contro la famiglia
cui appartengo, contro gli ebrei».
Il padre di Ariel, Daniel, Gadi e Miriam è Elio Toaff. La massima autorità morale dell'ebraismo
italiano, una delle coscienze della nazione: amico d'infanzia di Carlo Azeglio Ciampi, storico
rabbino capo di Roma. Anche Elio Toaff si è associato alla dura condanna del libro di suo figlio
(«Non sono affatto d'accordo con lui, anzi sono assolutamente contrario»), pronunciata in un
comunicato dal presidente dell'Assemblea dei rabbini d'Italia, Giuseppe Laras, dal presidente
dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, e da tutti i rabbini capi
(compreso il successore di Toaff a Roma, Riccardo Di Segni).
Il libro di Ariel Toaff, Pasque di sangue,
pubblicato in questi giorni dal Mulino, è stato recensito martedì scorso sul
Corriere da Sergio Luzzatto, che l'ha definito «un gesto di inaudito coraggio intellettuale»: il
mito dell'infanticidio e dei sacrifici umani non sarebbe solo una menzogna antisemita; in
particolare viene riaperto il caso dell'atroce morte di Simonino, un bambino di Trento venerato
fino al 1965 dalla Chiesa cattolica come beato. La famiglia protegge la riservatezza di Elio
Toaff: l'anziano rabbino aspetta di leggere il libro del figlio, di conoscere le carte; certo novità
così rivoluzionarie, che neppure — è il ragionamento affidato alle conversazioni private — negli
anni più bui delle persecuzioni novecentesche sono state avvalorate dagli storici antisemiti, gli
appaiono improbabili.
Ma Toaff padre bada a sfuggire alla contrapposizione familiare, per lui particolarmente
dolorosa; né intende condannare un libro prima di averlo letto con attenzione. Semplicemente,
di fronte alla domanda di un giornalista, non ha potuto trattenersi dal ricordare che né la
Torah, né la millenaria tradizione ebraica considerano lecito cibarsi del sangue degli animali, a
maggior ragione di altre creature viventi.
Anche Ariel Toaff vuole uscire dallo schema della contrapposizione in famiglia. Vuole anzi
incontrare il padre per chiarirsi con lui in privato.
«Non provo alcuna acrimonia nei suoi confronti; non potrei mai. È troppo grande il rispetto e
l'amore che mi lega a lui. Ci separa una distanza fisica ma non di sentimenti, ogni volta che
passo da Roma vado a trovarlo, abbiamo anche scritto un libro insieme. Questa volta non l'ho
coinvolto nelle mie ricerche proprio per non creargli problemi: sarebbe stato considerato
corresponsabile. E se anche gliene avessi parlato, oggi lo negherei, per lo stesso motivo. Per
questo mi indigna che mio padre sia tirato in ballo e schierato strumentalmente contro di me e
il mio lavoro. Non è la prima volta che su di lui vengono esercitate pressioni. Ad esempio
quando ha espresso le sue perplessità, che condivido, circa la legge sul carcere per i
negazionisti, è stato poi indotto a ritrattare».
«Ora i rabbini hanno lanciato un interdetto non contro il mio libro, che non possono aver letto,
ma contro la recensione di Luzzatto. Che peraltro era fedele. Contro di me usano argomenti
falsi. So anch'io che non bastano le confessioni estorte sotto tortura per confermare un fatto.
Proprio per questo sono andato alla ricerca di fonti documentali, le quali talora avvalorano
quelle confessioni; che in casi come la morte di Simonino non rappresentano soltanto la
proiezione dei desideri dell'inquisitore. Del resto, applicando lo stesso ragionamento alla storia
dell'Inquisizione, neppure gli eretici e i marrani sarebbero mai esistiti. Non è così. So bene
anche che la Torah e l'etica ebraica non consentono di sacrificare esseri umani o di cibarsi di
sangue; ma questo non significa che questi crimini non siano mai stati commessi. Il mio saggio
non avvalora affatto lo stereotipo diffuso nei secoli dalla propaganda cattolica; semplicemente
non ha paura dei fatti. Purtroppo il comunicato dei rabbini dimostra che infrangere i tabù è
pericoloso. E gli studi sugli infanticidi e l'uso rituale del sangue sono ancora un tabù, per gli
ebrei. La bibliografia sull'argomento è sterminata; ma tutti i testi, sia quelli accusatori sia quelli
apologetici, sono scritti da cristiani, antisemiti o filosemiti che siano. Mai un ebreo aveva finora
affrontato l'argomento».
« Pasque di sangue non è un libro scritto in un mese e mezzo. Sono 400 pagine, costituite per
un terzo da documenti in nota, costate sette anni di lavoro. I rabbini l'hanno stroncato con un
giro di telefonate. Ero e sono consapevole della delicatezza dell'argomento: per questo ho
tenuto fermo il libro due anni. Ho chiesto l'aiuto di studiosi, che hanno potuto consultare il mio
archivio in Italia. Mi sono rivolto a colleghi e allievi in Israele. Ho mandato capitoli interi da
rileggere a esperti stranieri e italiani. Ho preferito non riferire nel libro alcuni casi, in cui non
era perfettamente certo che le confessioni trovassero conferma nei documenti. Ma le reazioni
prescindono dalle carte, dalla ricerca, dalla verità. Da anni dirigo una rivista di cultura ebraica;
i finanziatori mi hanno appena telefonato per dirmi che o mi dimetto o la rivista chiude. Sto
pagando un prezzo molto alto per aver violato un tabù. Sarebbe troppo se, per colpa di altri, a
questo prezzo si aggiungessero la stima e l'affetto di mio padre».
Articolo di Diego Quaglioni (Corriere della Sera, 9 febbraio 2007)
Diego Luaglioni > proBessore di storia del diritto medieEale e moderno alla BacoltC di
giurispruden:a dellDuniEersitC di Trento e autore/ con Anna Esposito/ della pu,,lica:ione in Eeste
critica con introdu:ione giuridica e istitu:ionale del testo dei Eer,ali processuali del processo agli
e,rei per la morte di Simone da Trento/ sulla ,ase dellDunica copia autentica conserEata
nellDarc9iEio segreto del Vaticano< Su ;uesti Eer,ali in gran parte si > ,asato ToaBB per la stesura
del li,ro nPas;ue di sanguen<
}Sono piN che stupito. E' un modo di leggere le fonti processuali che non condivido e mi allarma,
mi sconcerta. Le fonti processuali sono particolarissime, non si pun pensare di leggerle come si
trattasse di cronaca giudiziaria, la nera del nostro tempo. Questi testi sono frutto di una corstruzione
sapiente da parte dei giudici, del notaio: chiunque sia mai venuto alle prese con un processo
inquisitorio del tardo medioevo sa di che parlo. Quei documenti in particolare sono stati costruiti ad
arte per dimostrare la tesi infamante dell'omicidio rituale. Non si pun ingenuamente credere a queste
deposizioni quando si sa che quel processo è stato costruito apposta per dimostrare la colpevolezza
degli ebrei. E' sconcertante cin che in questi giorni leggo sui giornali. E' una tesi aberrante dal punto
di vista non ideologico o confessionale, ma storico. Io quei verbali li ho curati e so bene di che cosa
parlo: sono testi cui non si pun credere in modo ingenuo altrimenti si torna indietro a una lettura
prescientifica, acritica, astorica: quella dei gesuiti a fine {00 e dei francescani antigiudaici del ~100.
Delle tesi di quel libro porta tutta la sua responsabilità il prof Toaff che legge a suo modo quelle
fonti, con lettura del tutto illegittima sul piano storico. Io sono uno specialista di storia del diritto,
mi occupo di storia del diritto e di storia del processo, da trent'anni studio le relazioni fra ebrei e
cristiani sotto il profilo della disciplina giuridica e per questo mi sono occupato della letteratura
giuridica che riguarda i rapporti fra ebrei e cristiani e mi sono occupato del processo di Trento.
Pubblicai i testi controversistici diffusi nell'ambiente pontificio che nascevano dalla causa trentina.
A Trento nel 141S, subito dopo i fatti e la condanna il papa mandn un inquisitore domenicano a
verificare se il processo si fosse svolto regolarmente. Questi si convinse che i verbali erano
costruiti. Tornn a Roma convinto dell'innocenza degli ebrei e che ci fosse lo zampino del vescovo e
suoi uomini. A Roma si aprì un procedimento davanti a una commissione speciale che giudicn che
le forme erano state rispettate. Non possediamo piN gli originali dei processi, abbiamo copie fornite
a Roma dal vescovo di Trento che organizzn il processo. L'inquisitore apostolico scrisse una difesa
degli ebrei, che io ho pubblicato 20 anni fa e si pun leggere in biblioteca. I contemporanei sapevano
quel che succedeva e sapevano interpretare. Quando si legge un processo e si dimentica che a
parlare è un poveretto appeso a una corda, slogato completamente, con un macigno appeso ai piedi.
una padella di zolfo messa sotto il naso, come si fa a credere che dica delle cose sensate? Questi
aguzzini trentini arrivarono a far comunicare fra loro i testimoni perché ognuno sapesse cosa diceva
l'altro, in barba al diritto. Un diritto che consentiva tutto al giudice: il procedimento allora era
segreto, senza avvocati ad assistere l'inquisito, che veniva messo davanti a una confessione: se non
la ratificava, ricominciavano le torture. -Ditemi quello che devo confessare e lo confessernp- dice un
poveretto. Come si fa a credere alle parole che vengono fuori non dalla bocca degli inquisiti |
mandati a morte in pochi giorni - ma dalla mente degli inquisitori? Il papa mandn un suo inquisitore
perché convinto che a Trento fosse iniziato uno sterminio. Come si fa a rilanciare quell'accusa
infamante ammantandola di storicità? E' per me inaudito, non perché sia incline a tesi innocentiste,
ma perché sono uno storico del diritto, che usa normalmente gli strumenti della filologia dei testi
giuridici e delle interpretazioni delle fonti processuali. Sono stupefatto delle conclusioni cui giunge
Toaff, cui ho cercato di raccomandare molta prudenza ricordandogli che quelle fonti sono
inaffidabili per loro natura. Ci sono documenti di cui Toaff è a conoscenza e che non so se citi nel
suo libro, che dimostrano che i trentini sapevano bene di aver messo in piedi un processo molto
poco rispettoso delle forme del processo penale in uso allora, quantunque quelle forme dessero al
giudice tutto il potere e nessuna garanzia agli inquisiti, che non fosse quella della tortura : chi
resisteva era liberato dall'accusa. Ma da quelle torture non ci si poteva aspettare altro che la piena
confessione. Se questa fosse la logica, dovremmo riaprire i processi alle streghe, Allora perché non
credere alla strega quando dice che vola di notte, va al sabba e si congiunge al demonio, e a chi
pensava che gli untori spargessero la peste sulle mura di Milano? Quei testi non vanno letti come
eventi sensazionali. Sono agghiaccianti, non per le confessioni, ma per il modo con cui sono estortep
Atrocità applicate a poveretti senz'altra colpa che essere presi di mira da chi voleva attraverso un
processo dimostrare che gli ebrei facevano queste nefandezza. La voce era diffusa negli ambienti
tedeschi, e questo caso avviene nell'ambito dellla comunità tedesca. Chiunque pun leggere i verbali
processuali e interpretarli correttamentep Ce n'è anche una traduzione tedesca uscita qualche anno fa
per iniziativa della commissione cultura della Comunità Europea K1990 - CEDAM Processi contro
gli ebrei di Trento- vol I, processo alle donne, vol IIM.
Se Toaff fa il vampiro con gli ebrei
di Fiamma Nirenstein - sabato 10 febbraio 2007, 07:00
Non ho letto il libro di Ariel Toaff Pasque di Sangue, appena uscito per il Mulino, che afferma
sia vero il mito del blood libel, ovvero gli omicidi e l’uso rituale del sangue da parte degli ebrei
qualche centinaio di anni fa. Ma ne ho letti molti di commenti da parte di altri storici, e ho
consultato testi sull’argomento, tanto da essermene formata un’opinione. Raramente una più
superficiale concezione delle parole «verità» e «coraggio» è stata applicata a un caso di studio
e soprattutto a una questione politica e contemporanea così scottante come quella che solleva
il libro di Toaff.
L’enormità, lo scandalismo della tesi di Toaff e le possibili conseguenze delle sue improvvide
conclusioni, sono incomparabili al valore delle sue argomentazioni induttive basate su
testimonianze estorte con la tortura, sulla forzatura dell’idea che la coincidenza delle
testimonianze significhi verità, quando invece significava, e lo provano molti casi,
adeguamento allo stereotipo richiesto dai torturatori. Fra i molti testi sul tema del blood libel,
se uno legge il saggio di Massimo Introvigne Cattolici antisemitismo e sangue uscito nel 2004,
esso per esempio contraddice del tutto l’idea anche espressa da Toaff in un’intervista al
Messaggero che Clemente XIV ritenesse veri i casi di due fanciulli presunte vittime di sacrifici
rituali.
La «rivelazione» di Toaff e l’entusiasta presentazione («magnifico libro di storia») che ne ha
fatto il professor Sergio Luzzatto sul Corriere della Sera, è roba da grande brindisi e fuochi
d’artificio per i milioni di antisemiti nel mondo. È uno strumento eccezionale: per i prossimi
decenni il fatto che proprio un ebreo, un professore con quel nome, abbia «provato» il blood
libel, farà la gioia di tutti gli Ahmadinejad del mondo. E sono tanti. Chi è in contatto quotidiano
con la potenza del blood libel sa che per proporre come autentica l’idea di Toaff è doveroso
disporre di una corazzata di prove incontrovertibili, che invece non ci sono, e anche una grande
motivazione verso un’irrinunciabile, santa verità. Toaff sa benissimo che ha compiuto un passo
politico, lo sa la casa editrice il Mulino, lo sa Luzzatto.
In questa settimana soltanto mi sono per caso dovuta imbattere per due volte (poche, in
genere capita più spesso a chi si occupa di Medio Oriente e di antisemitismo) nel mito che gli
ebrei spillino il sangue dei gentili per usi rituali, nel caso del libro di Ariel Toaff e, il 5 di
febbraio, nel transcript delle risposte a un’intervista della Tv libanese Teleliban del poeta
libanese Marwan Chamoun: «Quanti libanesi, quanti arabi conoscono il talmud? O il libro Il
governo segreto del mondo? O Sangue per l’azzima di Sion che racconta l’uccisione di
Tommaso da Camengiano, un siciliano di cittadinanza francese dei giorni di Muhammad Ali
Pasha nel 1840?... L’ha scritto il ministro degli Esteri siriano Mustafa Tlass in cui si trovano
tutti i documenti dei diplomatici francesi e del console in Libano... il prete fu sgozzato nella
casa di Daud Al Harari, il capo della comunità ebraica di Damasco... il suo sangue fu raccolto e
i rabbini se lo portarono via. Perché così gli ebrei poterono onorare il loro dio perché bevendo
sangue umano possono avvicinarsi a Dio. Dove siete dunque diplomatici e politici? Perché non
utilizziamo di questi argomenti storici presentatici su un semplice piatto d’oro?... ci sono fra i
20 e i 30 libri di questo genere... ne ho comprati 2000 copie... quando qualcuno si sposa
invece di cioccolatini, gliene regalo una copia...».
È storia: i testi cantano, gli ebrei sono vampiri. Chamoun non è il solo a pensare che la
diffusione di testi che provano storicamente la leggenda del sangue si debba studiare bene: il
testo che cita scritto dal ministro della Difesa siriano Mustafa Tlass che «prova» il blood libel di
Damasco del 1840 ha avuto almeno dieci edizioni. Tlass è un avvocato, ha studiato alla
Sorbona. Afferma che il suo libro getta luce sui segreti dell’ebraismo: «Ogni madre dal 1840
dice a suo figlio “non stare lontano da casa. L’ebreo può venire metterti nel suo sacco e
succhiarti il sangue per l’azzima di Sion”». Negli anni ’70 re Feisal dell’Arabia Saudita
testimoniava su un settimanale (Al Musawwar) che mentre era a Parigi per una visita, la polizia
aveva scoperto cinque casi di bambini cui gli ebrei avevano cavato il sangue. È storia, la nobile
testimonianza può essere messa in questione? Nel dicembre del 2005 la Tv iraniana ha
pubblicizzato il libro Storia degli ebrei invitando l’autore Hasan Hanzadeh a parlare
dell’episodio, da lui verificato, che nel 1883 150 bambini furono rapiti a Parigi per estrarre loro
sangue. Il gran numero di testi e di intellettuali che usano oggi, non nel medioevo, il blood libel
come una verità è spalleggiato da un’attività di propaganda popolare che per esempio ha fatto
produrre a spese del governo siriano, trasmesse da Al Manar, Tv degli Hezbollah, 30 puntate di
una serie televisiva, «Al Shatat», in cui orride scene di martirio infantile vengono presentate
come verità storiche. In Iran i giornali hanno parlato a lungo di «prove» del furto di organi di
bambini arabi negli ospedali israeliani. La predisposizione degli ebrei a bere sangue, a usare il
sangue, a spillare il sangue dei nemici è una spiegazione usata comunemente anche per
delegittimarne la guerra di difesa in Israele: il caso famoso del bambino Mohammed Al Dura,
che fu ucciso in uno scontro a fuoco fra israeliani e palestinesi è stato ossessivamente
propagandato come frutto di un’endogena avidità ebraica di sangue infantile, anche se l’origine
dei proiettili è molto più probabilmente palestinese secondo le indagini di numerose fonti
internazionali.
Ariel Toaff si dispiace che desti stupore il suo lavoro? Strano. Sa benissimo che la leggenda del
sangue è una delle più aggressive e usate forme di antisemitismo contemporaneo, che piace a
molti che un professore ebreo con quel nome appaia così disinvolto. Demoni e vampiri ebrei
non solo sono rappresentati a migliaia nelle vignette del mondo arabo; Ariel Sharon che
addenta la testa di un bambino spargendone il sangue sul pancione nudo e dicendo «Beh, che
c’è, sto solo baciando un bambino» è una vignetta britannica che vinse nel 2002 la più
importante gara di umorismo inglese; le miriadi di soldati israeliani disegnati mentre bevono il
sangue degli arabi; le «atrocità» dell’esercito israeliano... sono tutti figli di San Simonino.
Attenzione, poi, alle grandi ricerche sul blood libel che consentono rivelazioni eccezionali: nel
1842 il poeta e filosofo radicale tedesco Georg Friederich Daumer scriveva al filosofo
Feuerbach sul «cannibalismo del Talmud» con citazioni di libagioni di sangue a Purim, dei
«misteri dei rabbini e dei cabbalisti». Promise a Feuerbach «incredibili informazioni»
affermando che, secondo i suoi studi, Gesù Cristo faceva parte dei gruppi ebraici che bevevano
il sangue.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=155754
IADL QUERELA ARIEL TOAFF: ATTO DOVUTO, MA PRONTI A RITIRO. SE
DDL MASTELLA FOSSE IN VIGORE TOAFF SAREBBE PRIMO
CONDANNATO".
(DIRE) Roma, 10 feb. - La presidenza della Islamic Anti-Defamation League ha depositato
ieri una querela nei confronti del professor Ariel Toaff, figlio del rabbino emerito Elio
Toaff, e della casa editrice il Mulino, per il libro "Pasque di Sangue-Ebrei d'Europa e
omicidi rituali". La querela contiene una lunga premessa che mette in luce la "discrasia
esistente tra il diritto alla liberta' di espressione e la legittima critica avanzata nei
confronti di uno Stato". Nel settembre del 2005 la Iadl aveva gia' chiesto (e ottenuto) la
cancellazione di 6000 articoli pubblicati dal sito www.politicaonline.com, che trattavano
proprio della questione degli omicidi rituali ebraici. "Questa nostra querela non va letta
come un attacco a Toaff, - spiega la portavoce della Iadl, Dacia Valent- Noi con questa
denuncia abbiamo semplicemente compiuto cio' che e' stato definito, da chi si appresta a
giudicare due fratelli per aver espresso una critica ad uno stato che stava compiendo
rappresaglie bestiali e sproporzionate, un atto dovuto". La Valent si riferisce all'iscrizione
nel registro degli indagati di Nour Dachan e Hamza Piccardo, ad oggi i vertici dell'Ucoii:
"L'iscrizione nel registro degli indagati dei due dirigenti Ucoii e' incomprensibile- dice
Valent- trattandosi di un paragone culturale diretto ad una migliore comprensione per
l'opinione pubblica di cio' che succedeva in Libano, testimoniato anche dalle prese di
posizione internazionali ed italiane sulla sproporzione della rappresaglia israeliana". Per
la portavoce quella dei due indagati era una "legittima critica nei confronti delle politiche
che lo stato d'Israele persegue pervicacemente da decenni: pulizia etnica, appropriazione
indebita e violenta di territori, divieto di ritorno per i palestinesi, colonialismo
truculento". Per Valent se si vuole combattere il razzismo, come dice Mastella, e'
"chiaramente piu' grave quanto scritto dal professor Toaff, che colpisce al cuore la
comunita' ebraica che una plausibile censura degli atti di un governo secolare che
proprio in quanto tale puo' e deve essere soggetto al giudizio di tutti". E proprio sul ddl
Mastella la Valent dichiara: "È ironico pensare che se mai il disegno di legge sul
revisionismo storico del ministro Mastella divenisse, e Dio non lo voglia, legge dello
Stato, il primo a subire una condanna sarebbe proprio un mite professore ebreo, figlio
della famiglia piu' rappresentativa dell'ebraismo in Italia". Sulla querela la Valent precisa
"non e' nella nostra intenzione trascinare uno studioso come Toaff in un tribunale: questa
querela- chiude- e' un atto politico che ci consente di aprire un dibattito sulla liceita' di
perseguire le persone sulla scorta di cio' in cui credono, di cio' che studiano, e siamo
pronti a rimetterla anche subito".
http:__salamelik.blogspot.com_2001a02a01aarchive.html
Omicidi rituali: scontri e strategie
Domenico Savino
10_02_2001
Raffigurazione del sacrificio di san Simonino ad opera degli ebrei di Trento
La reazione dei rabbini non si è fatta attendere. Il Corriere della Sera aveva recensito il c febbraio
scorso, con un articolo a firma di Sergio Luzzatto, un libro di Ariel Toaff GPas;ue di sangue o
E,rei dDEuropa e omicidi ritualiJ Kedito da Il MulinoM, in cui l'autore sostiene che la gravissima
accusa rivolta per lunghi secoli ai giudei di uccidere ritualmente bambini cristiani per usare il loro
sangue nelle celebrazioni pasquali, non sarebbe del tutto priva di fondamento.
Secondo Toaff tra il rII e il rV secolo alcuni ambienti integralisti del giudaismo ashkenazita
avrebbero effettivamente praticato riti del genere.
Ha spiegato Toaff in una intervista concessa al Quotidiano Nazionale mercoledì 1 febbraio:
GLuesto li,ro lD9o scritto con soBBeren:a/ proprio per la mia storia/ per le mie origini< Mi sentiEo la
necessitC di uscire dal mito< Oggi la ricerca consente di dire c9e DlDaccusa del sangueD non si puM
riEolgere a tutto lDe,raismo/ nd alla stragrande maggioran:a di ;uello dellDepocaJ.
Insomma il fenomeno sarebbe limitato a Ggruppi Bondamentalisti usciti dal trauma delle crociate e
in particolare della prima vow Eissuti nellDarea di inBluen:a tedesca/ tra il Reno e lDAdige/ mem,ri
di una comunitC as9.ena:ita/ c9e aEeEa Eisto i propri Bigli minacciati di essere Bor:atamente
,atte::ati dai cristiani/ crociati e no/ e c9e a ;uella minaccia aEeEa dato una risposta di inusitata
dure::a vow Per impedire c9e ciM accadesse/ e Eiolando le norme dellDe,raismo/ le madri uccisero i
propri Bigli/ i maestri pucciseroq i propri discepoli< E,rei costretti a Eersare il sangue dei propri
,am,ini/ a Barli morire in nome di Dio: un trauma da cui le popola:ioni signiBicatiEe di ;uella
comunitC non si risolleEarono e c9e per secoli portM gruppi Bondamentalisti alla EolontC di
Eendicarsi/ colpendo i ,am,ini dei Bigli cristiani< Da ;ui lDomicidio rituale< Il Bondamentalismo
e,raico era ,en consapeEole di essere andato oltre gli insegnamenti ,i,lici e ra,,inici< TuttaEia/
aEEertV la necessitC di ancorare le proprie a:ioni a determinati testi ,i,lici/ anc9e straEolgendoli< ED
il caso del sacriBicio di Isacco/ c9e per le comunitC germanic9e aEEenne eBBettiEamente/ negando
;uindi il signiBicato del patto ,i,lico< Era necessario perM Bare cosV per giustiBicare minimamente
lDuccisione dei ,am,ini/ propri o dei cristiani/ per giustiBicare i riti ,asati sul sangue in occasione
di Pesac9/ la Pas;ua e,raica< Pensiamo ad esempio al pane delle a::ime impastate col sangue v...w
I Bondamentalisti erano presenti in ogni comunitC/ ma ;uasi sempre agiEano di nascosto dei capi e
dei ra,,ini per paura di essere denunciatiJ. (1)
Il fenomeno avrebbe riguardato le comunità ashkenazite, stabilitesi cioè in area germanica e non
quelle sefardite, perché - prosegue Toaff - Gle comunitC e,raic9e ispano^portog9esi/ prima della
persecu:ione/ erano molto aperte al mondo circostante/ non certo arroccate su se stesse come
;uelle tedesc9eJ.
Parte significativa del volume è dedicata all'episodio del piccolo Simone di Trento, conosciuto
nella pietà popolare cattolica come san Simonino, il caso forse piN famoso di omicidio rituale,
insieme con quello di Damasco, di cui fu vittima il padre Tommaso da Calangianus: GNon cD>
du,,io c9e nella panoramica dei Eari omicidi in Europa attri,uiti agli e,rei ;uello del Simonimo si
presenta come il piS attestato/ proEEisto di una massa ingente di documenti contemporanei ai Batti/
mentre gli altri casi si perdono generalmente nella leggendaJ, dichiara ad Avvenire monsignor
Iginio Rogger, {1 anni, decano degli storici trentini, principale ispiratore della GNotiBica:ioneJ del
2{ ottobre 19cS, con cui l'arcivescovo Alessandro Maria Gottardi, sentita la Sede Apostolica,
disponeva una GDprudente rimo:ioneD del culto autori::ato ancora nel W\YY da Sisto V/ in nome dellD
applica:ione Ddella regola scientiBica c9e non puM accontentarsi dellDautenticitC Bormale e Bilologica
di un documento/ ma deEe porsi il ;uesito della risponden:a alla realtC dei Batti'J.
Nella curia tridentina di rimettere mano al caso non se ne vuole neppure sentire parlare: GProprio
perc9d episodio ,en preciso/ esso presenta nomi/ dati e circostan:e ,en c9iare/ sulle ;uali > stato
Batto ^ non da me/ tengo a precisarlo ^ un laEoro di ricerca storica molto accurato - precisa
monsignor Iginio Rogger. Vedo/ insomma/ una spropor:ione Bra le tesi generic9e annunciate Binora
nel li,ro di ToaBB e la ricc9e::a di studi molto seri prodotta in tanti anni/ anc9e dietro stimoli
proEenienti dagli e,rei< Resto peraltro disponi,ile a prestare atten:ione alle conclusioni c9e uno
studioso/ e,reo o non e,reo/ presenterC sulla ,ase di unDindagine storica corretta/ c9e tenga conto
della ,i,liograBia giC esistenteJ. (2)
A smentire tanta granitica certezza starebbe pern ora l'indagine storica di Toaff: GLe deposi:ioni
degli imputati ai processi di Trento concordaEano sul Batto c9e lD inBanticidio di Simone sare,,e
aEEenuto di EenerdV nei locali della sinagoga/ posta nellD a,ita:ione di Samuele da Norim,erga/ e
piS precisamente nellD anticamera della sala doEe si raccoglieEano gli uomini in preg9iera< Luesto
am,iente/ separato dalla sinagoga Eera e propria da una porta/ era destinato in mancan:a di un
matroneo alle ora:ioni delle donne< La porta comun;ue rimaneEa aperta e/ durante la liturgia del
Sa,ato/ le donne Ei BaceEano capolino ;uando i rotoli della Tora9 EeniEano solleEati ed esi,iti da
c9i oBBiciaEa sullD almemor/ prima della lettura del ,rano settimanale del Pentateuco< K...M La
crociBissione di Simone sare,,e stata eBBettuata su un ,anco posto proprio nella cosiddetta
Dsinagoga delle donneD< Il corpo del putto/ ormai sen:a Eita/ sare,,e stato poi trasBerito per le
Bun:ioni del Sa,ato nella sala centrale della sinagoga e deposto sullD almemorJ.
Monsignor Iginio Rogger
Al libro di Toaff, la reazione dei rabbini - come detto - è stata fermissima.
GNon > mai esistita nella tradi:ione e,raica - si legge in un loro comunicato - alcuna prescri:ione
nd alcuna consuetudine c9e consenta di utili::are sangue umano ritualmente< Luesto uso > an:i
considerato con orroreJ.
Parole sottoscritte dal presidente dell'assemblea dei rabbini d' Italia, Giuseppe Laras, dal presidente
dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, e da tutti i rabbini capi, come
Riccardo Di Segni KRomaM, Alfonso Arbib KMilanoM, Alberto Somekh KTorinoM, Alberto Sermoneta
KBolognaM Giuseppe Momigliano KGenovaM, uoseph Levi KFirenzeM, Elia Richetti KVeneziaM.
Si tratta, dicono i rabbini, di Gtesi sconEolgentiJ, che ridanno vigore a uno degli argomenti piN usati
dall'antisemitismo di sempre.
GRestiamo in attesa dellDuscita del li,ro di ToaBB e aspettiamo a giudicare ^ 9a detto Ren:o
Gattegna il presidente dellD Unione delle comunitC e,raic9e italiane ^ ma era importante ri,adire
c9e lDuso del sangue umano nella tradi:ione e,raica > assolutamente proi,itoJ.
Avrebbe preso le distanza dal figlio anche il rabbino emerito Elio Toaff, mentre il suo successore
Riccardo Di Segni ha dichiarato: GUna tradi:ione e,raica simile non > mai esistita/ come non esiste
alcuna prescri:ione/ n> alcuna consuetudine c9e consenta di utili::are sangue umano ritualmente<
LDunico sangue Eersato in ;ueste storie > ;uello di tanti innocenti e,rei massacrati per accuse
ingiuste e inBamantiJ.
La reazione è giustificatamente veemente.
Ariel Toaff non è un Carneade qualsiasi e non è solo il figlio del rabbino emerito di Roma.
Ariel Toaff è un'autorità nella sua materia: docente di Storia del Medioevo e del Rinascimento
presso la Bar-Ilan Universitl in Israele, ha pubblicato GGli e,rei a PerugiaJ KDep. di storia patria,
Perugia, 191SM, GT9e )eAs in MedieEal AssisiJ KOlschki, 1919M.
Con il Mulino ha già dato alle stampe GIl Eino e la carne< Una comunitC e,raica nel MedioeEoJ
K19{9, tradotto in francese e ingleseM, GMostri giudeiJ K199cM e GMangiare alla giudia< La cucina
e,raica in Italia dal Rinascimento allDetC modernaJ.
 inoltre autore di GT9e )eAs in Im,riaJ K3 voll., 1994-199SM e dirige Gra.9or ^ RiEista di storia
degli e,rei dDItaliaJ.
Per i cultori della materia questo volume appena uscito è di un interesse estremo ed è davvero
sconvolgente.
Senza infatti giungere ad una generalizzato riconoscimento della veridicità dell'accusa, questo è il
primo testo che da parte ebraica ammette esplicitamente che la credenza negli omicidi rituali non è
il frutto di proiezioni psichiche degli inquisitori cattolici o una menzogna antisemita.
In passato, in verità, altri autori di origine ebraica, ma convertiti alla fede cristiana, avevano
convalidato spontaneamente il fondamento e la veridicità dell'accusa.
Ma qui la situazione è completamente diversa: qui si tratta di un professore di rinomata famiglia
ebraica, che rivendica la propria appartenenza ebraica, che senza alcuna forma di costrizione,
condizionamento, interesse, che non sia quello della ricerca storica ed anzi a rischio di mettere a
repentaglio la propria reputazione e credibilità di studioso, afferma e documenta come l'Gaccusa del
sangueJ fosse una pratica effettivamente presente almeno presso alcuni gruppi di ebrei ashkenaziti.
Non a caso Sergio Luzzatto, ebreo anch'egli e docente di Storia moderna all'Università di Torino,
l'ha definito Gun gesto di inaudito coraggio intellettualeJ.
E' bene precisare che nel libro appena uscito l'indagine si sviluppa per un arco limitato di tempo, dal
caso di Norwich K1144M a quello di Trento K141SM ed ignora quindi tutto l'arco di tempo successivo,
che giunge di fatto sino ai giorni nostri o quasi, se è vero che all'indomani della fine della guerra e
dopo Auschwitz, a kielce, 42 ebrei furono uccisi dalla folla inferocita ed oltre cento furono i feriti
gravi, per l'uccisione di un bambino di nove anni, Henrlk B"aszczlk (3) e che in Polonia l'accusa
pare sia sopravvissuta fino al 19c4.
Intanto Ariel Toaff contrattacca.
In una intervista, concessa ad Aldo Cazzullo su Il Corriere della Sera, si indigna per il fatto che i
rabbini abbiano coinvolto suo padre nella firma di un documento rivolto contro di lui ed alza il tiro:
GMio padre > un uomo di noEantadue anni< Sare,,e stato giusto risparmiarlo< Tenerlo Buori da
;uesta storia< Io mi sono comportato cosV< AEeEo deciso di dedicargli il li,ro/ ma 9o rinunciato/
proprio per non coinEolgerlo/ per non nascondermi dietro il prestigio del suo nome< Per lo stesso
motiEo 9o eEitato di parlargli del li,ro/ di Barglielo leggere prima della pu,,lica:ione< Ora inEece >
accaduto il contrario: mio padre Eiene usato contro di me< Il suo nome Eiene strumentali::ato per
lanciare un interdetto contro il mio li,ro< Anc9e un tempo i ra,,ini erano soliti ,ruciare i li,ri
proi,iti< Prima perM li leggeEanoJ. (4)
La presa di posizione di suo padre lo amareggia: Gposso solo immaginare le pressioni cui > stato
sottoposto perc9d BirmasseJ. (5)
Proprio per questo Ariel Toaff vuole incontrarlo, per chiarirsi con lui in privato: GNon proEo alcuna
acrimonia nei suoi conBrontiZ non potrei mai< s troppo grande il rispetto e lDamore c9e mi lega a
lui< Ci separa una distan:a Bisica/ ma non di sentimenti/ ogni Eolta c9e passo da Roma Eado a
troEarlo/ a,,iamo anc9e scritto un li,ro insieme< Luesta Eolta non lD9o coinEolto nelle mie ricerc9e
proprio per non creargli pro,lemi: sare,,e stato considerato corresponsa,ile< E se anc9e gliene
aEessi parlato/ oggi lo neg9erei/ per lo stesso motiEo< Per ;uesto mi indigna c9e mio padre sia
tirato in ,allo e sc9ierato strumentalmente contro di me e il mio laEoro< Non > la prima Eolta c9e su
di lui Eengono esercitate pressioni< Ad esempio ;uando 9a espresso le sue perplessitC/ c9e
condiEido/ circa la legge sul carcere per i nega:ionisti/ > stato poi indotto a ritrattareJ. (6)
Poi denuncia di avere ricevuto già qualche telefonata minatoria (7) e rivela: GSto cercando di
mettermi in contatto con mio padre/ ma inEano< Non mi ci Banno parlare< Nd posso andare a casa
sua: il ;uartiere e,raico in ;uesto momento non sare,,e sicuro per me< PreBerisco non parlare
delle minacce c9e 9o riceEuto< to c9iesto aiuto ai miei Bratelli/ Gadi/ c9e EiEe a Salonicco/ Daniel/
c9e Ba il giornalista alla Rai/ e Miriam/ c9e EiEe in Israele con suo marito/ il proBessor Della
Pergola< Spero di aEer modo presto di parlare con mio padre/ di potermi spiegare con lui< s Eero/
9o inBranto un ta,S< Ma non 9o detto BalsitC contro la Bamiglia cui appartengo/ contro gli e,reiJ.
(8)
Sul tema ha scritto in passato anche Anna Foa, che in un'intervista su La Repubblica chiarisce:
GMi limiterM/ in ;uesto mio interEento Da caldoD/ a toccare il pro,lema delle Bonti/ in attesa c9e gli
storici aBBrontino e discutano ;ueste tesi sen:a scomunic9e ma anc9e sen:a apologie< InBatti/ la
domanda c9e ognuno/ storico o non storico c9e sia/ si > posta immediatamente alla lettura
delluarticolo di Lu::atto/ > su ;uali Bonti ToaBB a,,ia ,asato ;uesto suo riEolgimento della tesi/
oEun;ue condiEisa dagli storici/ c9e le accuse del sangue Bossero inEen:ioni priEe di ;ualun;ue
realtC< Perc9d/ per sostenere c9e gli e,rei/ nel lungo spa:io di oltre ;uattro secoli/ 9anno aEuto
luusan:a di uccidere ritualmente a Pas;ua ,am,ini cristiani/ con tutte le implica:ioni c9e ;uesta
aBBerma:ione comporta sul terreno delluattualitC/ certo egli doEre,,e essersi im,attuto in una messe
di Bonti inoppugna,ili/ sBuggite Binora alluatten:ione tanto degli storici ;uanto dei giudici del
passato/ c9e si erano limitati a ,asare le loro condanne sulle testimonian:e processuali< In realtC/
non sem,ra proprio c9e Ariel ToaBB a,,ia troEato Bonti c9e roEescino luinterpreta:ione tradi:ionale<
Districarsi nella gran mole delle sue eruditissime note > arduo/ ma ;uando ci si riesce si 9a la
sensa:ione di ritroEarsi con nulla di concreto in mano< Il suo li,ro > inBatti una reinterpreta:ione/
,asata sulla sua personale rilettura delle stesse Bonti su cui gli storici si sono ,asati inEece per
respingere luaccusa: le Bonti processuali< Lueste Bonti/ ToaBB le roEescia/ passando Bre;uentemente e
con disinEoltura dal condi:ionale delle ipotesi alluindicatiEo delle aBBerma:ioni/ le com,ina con
grande maestria con altre Bonti/ una gran parte delle ;uali dic9iara:ioni di accusati o di neoBiti
oppure testi apologetici antigiudaici/ a supporto della tesi del suo li,ro: c9e luomicidio rituale sia
stata una pratica a,ituale non di tutto il mondo e,raico/ ma delluarea as9.ena:ita Kcioè tedesca, a
cui apparteneva anche la comunità di TrentoM, unuarea caratteri::ata da una Borte c9iusura nei
conBronti del mondo cristiano/ in un periodo storico assai Easto/ c9e Ea dai massacri di e,rei
durante la prima crociata al primo Cin;uecento< Prendiamo il processo di Trento/ al centro del
li,ro di ToaBB/ un caso molto studiato/ la cui documenta:ione > stata in gran parte pu,,licata
;ualc9e anno Ba da Diego Luaglioni ed Anna Esposito< Luassunto da cui ToaBB parte > c9e le
deposi:ioni degli e,rei sotto processo a Trento siano generalmente Eeritiere/ e ;uesto per la sola
ragione c9e sare,,ero troppo concordanti e troppo particolareggiate per essere una pura
inEen:ione dei giudici< Le stesse nota:ioni potre,,ero proEare luopposto/ come dimostrano molti
processi/ non ultimi ;uelli di stregoneria/ in cui le donne sotto processo/ ric9ieste Ksotto tortura, non
importa quanto regolamentataM di denunciare i complici/ si diBBondono minu:iosamente su eEenti e
narra:ioni c9e sem,rano appartenere al loro mondo/ non a ;uello degli in;uisitori< Ne do,,iamo
dedurre c9e andare al sa,,a era una pratica Bemminile comune tra Trecento e SettecentovJ. (9)
L'ey rabbino capo di Roma Elio Toaff
Il giudizio sulla metodologia della ricerca e l'uso delle fonti è aspro pure nel comunicato dei
rabbini del 1 febbraio: Gs assolutamente improprio ^ aBBerma il comunicato ^ usare delle
dic9iara:ioni estorte sotto tortura secoli Ba per costruire tesi storic9e tanto originali ;uanto
a,erranti< LD unico sangue Eersato in ;ueste storie > ;uello di tanti innocenti e,rei massacrati per
accuse ingiuste e inBamantiJ.
Ma Ariel Toaff replica: GI ra,,ini 9anno lanciato un interdetto non contro il mio li,ro/ c9e non
possono aEer letto/ ma contro la recensione di Lu::atto< C9e peraltro era Bedele< Contro di me
usano argomenti Balsi< So anc9Dio c9e non ,astano le conBessioni estorte sotto tortura per
conBermare un Batto< Proprio per ;uesto sono andato alla ricerca di Bonti documentali/ le ;uali
talora aEEalorano ;uelle conBessioniZ c9e in casi come la morte di Simonino non rappresentano
soltanto la proie:ione dei desideri dellDin;uisitore< Del resto/ applicando lo stesso ragionamento
alla storia dellDIn;uisi:ione/ neppure gli eretici e i marrani sare,,ero mai esistiti< Non > cosV< So
,ene anc9e c9e la Tora9 e lDetica e,raica non consentono di sacriBicare esseri umani o di ci,arsi di
sangueZ ma ciM non signiBica c9e ;uesti crimini non siano mai stati commessi< Il mio saggio non
aEEalora aBBatto lo stereotipo diBBuso nei secoli dalla propaganda cattolicaZ semplicemente non 9a
paura dei Batti< Purtroppo il comunicato dei ra,,ini dimostra c9e inBrangere i ta,S > pericoloso< E
gli studi sugli inBanticidi e lDuso rituale del sangue sono ancora un ta,S/ per gli e,rei< La
,i,liograBia sullDargomento > sterminataZ ma tutti i testi/ sia ;uelli accusatori sia ;uelli apologetici/
sono scritti da cristiani/ antisemiti o Bilosemiti c9e siano< Mai un e,reo aEeEa Binora aBBrontato
lDargomentoOJ. (10)
Poi si sfoga: GPas;ue di sangue non > un li,ro scritto in un mese e me::o< Sono h"" pagine/
costituite per un ter:o da documenti in nota/ costate sette anni di laEoro< I ra,,ini lD9anno stroncato
con un giro di teleBonate< Ero e sono consapeEole della delicate::a dellDargomento: per ;uesto 9o
tenuto Bermo il li,ro due anni< to c9iesto lDaiuto di studiosi/ c9e 9anno potuto consultare il mio
arc9iEio in Italia< Mi sono riEolto a colleg9i e allieEi in Israele< to mandato capitoli interi da
rileggere a esperti stranieri e italiani< to preBerito non riBerire nel li,ro alcuni casi/ in cui non era
perBettamente certo c9e le conBessioni troEassero conBerma nei documenti< Ma le rea:ioni
prescindono dalle carte/ dalla ricerca/ dalla EeritC< Da anni dirigo una riEista di cultura e,raicaZ i
Binan:iatori mi 9anno appena teleBonato per dirmi c9e o mi dimetto o la riEista c9iude< Sto pagando
un pre::o molto alto per aEer Eiolato un ta,S< Sare,,e troppo se/ per colpa di altri/ a ;uesto pre::o
si aggiungessero la stima e lDaBBetto di mio padreJ. (11)
Anna Foa alla fine del suo articolo chiarisce la sua preoccupazione politica: GUnuultima parola su
una ;uestione c9e non tocca la storia/ ma la memoria< La memoria delluuso c9e di ;ueste accuse >
stato Batto nel corso della S9oa9 > ancora troppo EiEa perc9d non si de,,a usare un certo riguardo
nel ricostruire/ e per di piS sen:a reali supporti/ immagini angosciose di e,rei c9e commerciano
sangue umano< Se ;uesto puM spiegare il sensa:ionalismo/ spiega anc9e luemo:ione c9e lo 9a
accolto/ c9e esige rispetto e toni smor:atiJ. (12)
Al contrario Toaff ritiene di aver fatto un servizio all'ebraismo, Gma anc9e ad Israele< LD9o pensato
soprattutto - spiega - ;uando 9o Eisto ra,,ini integralisti partecipare in Iran alla conBeren:a c9e
EoleEa negare la S9oa9< SV/ ,isogna smasc9erare e neutrali::are ogni Bondamentalismo religioso<
Sia esso e,raico o islamico< E/ in ogni caso/ > molto piS conEincente lDimmagine di un mondo
e,raico non uniEoco/ con delle Brange aggressiEe e Eiolente/ c9e ripararsi dietro lDaccusa di
antisemitismoJ. (13)
Un libro del genere non sarebbe mai potuto uscire senza la benedizione di una certa parte
dell'establishment culturale, quella in fondo piN raffinata, sottile e - come si dice - tollerante.
Mi sorge un dubbio: ora che il teista Signore degli Eserciti dell'era Bush si appresta a lasciare il
posto al dio deista dell'Era democratica, ora che la fase teo-con dopo il botto finale aprirà la strada a
quella teo-dem, quale momento di stabilizzazione delle conquiste operate manu militari, quando il
fondamentalismo non sarà piN utile al progetto mondialista, giacchè l'hard- power deve cedere il
posto al soft-power, quando verrà spiegato che sono tutti i fondamentalismi ad aver causato tutto il
male e tutte le divisioni e tutte le guerre, apparirà inevitabile allora che tutte le fedi debbano essere
abbandonate nel grande calderone di tutti i fondamentalismi, cui opporre dialetticamente il nuovo
modello sinarchico di una fede che unisca tutti gli uomini, una fede tollerante, universalmente
accettabile e razionale, che possa fungere da base spirituale su cui costruire la religione unica e
unificante del Mondo Nuovo.
E tra i fondamentalismi - non dimenticatelo mai - costoro ricomprenderanno sempre, anzi
soprattutto, il cattolicesimo, specie se indisponibile a trasformarsi in una delle tante forme di
sincretismo religioso.
Una strategia vecchia e già conosciuta, cui anche il lavoro coraggioso di uno storico di valore e
certo non complice pun essere utile.
Noi, senza cadere nella trappola, approfittiamo dell'opportunità di approfondire un pezzo di verità
storica.
Come insegna san Paolo: GEsaminate ogni cosa/ trattenete ciM c9e EaleJ. K1 Ts. 3, S-21M
Intanto il libro è uscito nelle librerie.
Ve ne daremo conto.
Domenico Savino
Note
1) Quotidiano Nazionale, GErano daEEero Pas;ue di sangueJ, mercoledì 1 febbraio 2001.
2) Avvenire, Lo storico della chiesa trentina: GSimonino non perV per mano e,reaJ, Giovedi {
febbraio 2001.
3) Ruggero Taradel, GLDomicidio ritualeJ, Editori Riuniti, Roma, 2002, pag. 29{.
4) Il Corriere della Sera, GIl dolore di Ariel ToaBB: mio padre usato contro di meJ, Giovedi {
febbraio 2001.
5) Quotidiano Nazionale, GErano daEEero Pas;ue di sangueJ, mercoledì 1 febbraio 2001.
6) Il Corriere della Sera, GIl dolore di Ariel ToaBB: mio padre usato contro di meJ, Giovedi {
febbraio 2001.
7) Quotidiano Nazionale, GErano daEEero Pas;ue di sangueJ, mercoledì 1 febbraio 2001.
8) Il Corriere della Sera, GIl dolore di Ariel ToaBB: mio padre usato contro di meJ, Giovedi {
febbraio 2001.
9) La Repubblica, Giovedi { febbraio 2001.
10) Il Corriere della Sera, GIl dolore di Ariel ToaBB: mio padre usato contro di meJ, Giovedi {
febbraio 2001.
11) Il Corriere della Sera, GIl dolore di Ariel ToaBB: mio padre usato contro di meJ, Giovedi {
febbraio 2001.
12) La Repubblica, Giovedi { febbraio 2001.
13) Il Corriere della Sera, GIl dolore di Ariel ToaBB: mio padre usato contro di meJ, Giovedi {
febbraio 2001.
Da “Repubblica”, 10 febbraio 2007
Articolo di Adriano Prosperi
La data del giorno della memoria è appena passata quando si deve aprire il dossier del cosiddetto
}omicidio rituale} ebraico. Lo si fa con grande disagio. Ma due ragioni impongono che si torni a
parlare di qualcosa che credevamo sepolto per sempre sotto gli orrori che ha prodotto e legittimato:
la prima è che il libro esce in una autorevole collana di cultura storica[ la seconda è che l'ipotesi che
ci siano state delle }pasque di sangue} - sangue di bambini cristiani torturati e dissanguati | viene
avanzata da uno storico che si chiama Toaff e che insegna in una università ebraica.
Immaginiamo che ci sia stata della sofferenza in uno storico ebreo davanti a una scoperta del genere
e un conflitto interiore davanti al dovere professionale di non dire il falso e di non tacere niente del
vero. Ma qui la sofferenza è cancellata dall'emozione di chi propone la madre di tutte le revisioni.
La quarta di copertina strizza l'occhio al lettore: questo libro }affronta coraggiosamente uno dei
temi piN controversi nella storia degli ebrei d'Europa}. Non si capisce bene dove sia il coraggio
visto che la tesi qui sostenuta legittima le accuse dei vincitori e le persecuzioni dei vinti. E
comunque non si tratta certo di un tema controverso. Non lo è per gli storici: nessuno storico degno
di questo nome, almeno finora, ha mai dato corpo all'accusa dell'infanticidio rituale ebraico. Né lo è
piN da tempo per la Chiesa cattolica nel cui nome operarono i giudici dei processi contro gli ebrei.
Lentamente ma con decisione, le anime dei bambini presunte vittime degli ebrei, elette alla gloria
degli altari a furor di popolo, ne sono state ufficialmente fatte discendere.
Ma vediamolo questo libro. La prima sorpresa è che non ci sono documenti nuovi, solo un uso
diverso delle fonti già note. La prova della sua tesi Toaff la trova nelle confessioni fatte dagli ebrei
nei processi intentati a loro carico: qui, secondo lui, imputati diversi a distanza di tempo e di luogo
non solo riferirono gli stessi particolari ma rivelarono anche qualcosa che solo gli ebrei potevano
conoscere. Toaff non lo dice, ovviamente, ma la prima parte del suo argomento è identica a quello
che dicevano secoli fa gli inquisitori, quando le accuse di infanticidio rituale passarono dagli ebrei
alle streghe: la realtà del Sabba stregonesco emergeva secondo loro dalla perfetta sovrapponibilità
delle confessioni delle imputate. La seconda parte dell'argomento è dottamente argomentata con una
citazione di Carlo Ginzburg: quando nei documenti della violenza dei persecutori si trovano
frammenti della cultura perseguitata che non trovano riscontro in quella dei persecutori si apre uno
spiraglio sull'autentica identità delle vittime. Il principio è buono e ha consentito a Ginzburg di
rileggere in modo nuovo un grande problema storico. Ma Toaff, buon teorico, è un pessimo seguace
del metodo che propone.
Il problema è semplice : è vero o no che nelle Pasque ebraiche veniva usato sangue cristiano
procurato con infanticidi? Che gli imputati sottoposti a tortura lo ammettessero non è una prova,
visto che questo era esattamente cin che i giudici volevano far loro dichiarare. Bisogna cercare
riscontri puntuali di quelle conoscenze segrete svelate a giudici ignari: e Toaff non ce ne offre
nessuno che appaia persuasivo. Pern almeno una volta annuncia trionfante di aver trovato i }precisi
riscontri} di cui va in caccia. Vediamoli. Si tratta della testimonianza resa da Giovanni da Feltre,
ebreo convertito, nel celebre processo trentino del 141S per l'infanticidio del piccolo Simonino.
Giovanni era figlio dell' ebreo Sachetus, originario di Landshut, in Baviera, dove nel 1440
cinquantacinque ebrei erano stati bruciati con l'accusa di aver ucciso un bambino. Giovanni , dopo
aver tentato di schermirsi, finì col confessare che suo padre nel giorno della Pasqua ebraica era
solito versare sangue del bambino cristiano nel suo vino e spargerlo sulla mensa maledicendo i
cristiani[ e aggiunse che tutti gli ebrei facevano così in segreto e che lui lo aveva visto e sentito.
Questo documento, così importante per lui, Toaff lo cita di seconda mano. Se avesse avuto la
pazienza di risalire all'ottima edizione che ne hanno fatto Anna Esposito e Diego Quaglioni avrebbe
scoperto: 1M che Giovanni era in prigione per altro reato, per cui la sua testimonianza di uomo
}infamatus} non era valida in giudizio. Chi se ne servì fece un abuso di potere e torchin un uomo
che aveva motivi forti per prestarsi alla volontà del potere[ 2M che Giovanni non riveln qualcosa che
il giudice non conosceva, ma confermn colorendolo con qualche dettaglio cin che il podestà gli
aveva suggerito nella domanda verbalizzata in processo. La sua testimonianza fu decisiva per
mettere in moto la feroce macchina giudiziaria. Ma quella testimonianza e l'intero processo furono
giudicati nulli dal commissario apostolico inviato da papa Sisto IV Kperché quel processo trentino fu
così abnorme da attirare l'attenzione di RomaM. Le regole di procedura penale tenevano conto di
qualcosa che in questo libro non risulta mai con la dovuta chiarezza: il terribile potere della tortura,
mezzo capace di far confessare qualunque cosa a chiunque. Le norme imponevano che si ricorresse
alla tortura solo in presenza di prove e testimonianze valide. Sarebbe come se oggi, scomparso per
fortuna Kma a qual prezzoM il sospetto di infanticidio rituale contro gli ebrei ma sopravvivendo altre
categorie sociali di diversi, i giudici torturassero gli zingari ogni volta che scompare un bambino.
Invece nel 141S il podestà di Trento, spinto dal vescovo-principe Hinderbach, sottopose gli ebrei
trentini a torture violentissime in assenza di prove valide e poi assunse come prova le confessioni
dei torturati. Subito dopo in quel drammatico scorcio del ?400 ci fu un'epidemia di casi di presunti
infanticidi e di violenze antiebraiche. L'Inquisizione spagnola nacque sull'onda delle emozioni
antiebraiche per il caso di un }santo bambino}. Ancor oggi nelle chiese spagnole, nonostante i
divieti della Chiesa di Roma, capita di vedere venerati bambini crocifissi da ebrei. Ma di questi casi
Toaff curiosamente non parla: e questo perché ha un suo paradigma interpretativo che attribuisce
l'infanticidio e piN in generale l'omicidio rituale non a tutti gli ebrei ma solo agli ashkenaziti. Quel
mondo ebraico di area germanica, imbarbarito nei rituali e dominato da una superstiziosa fiducia
negli usi terapeutici e magici del sangue, oltre che animato da odii piN radicati nei confronti della
popolazione cristiana, gli è sembrato il candidato giusto per l'origine dell'infanticidio e per la sua
diffusione fino nelle propaggini trentine e venete. Ma perché non ci dice che dal mondo germanico
veniva anche il vescovo Hinderbach e che nella sua testa la convinzione della colpa degli ebrei era
fissa fin da prima del processo? Così fissa e stabile da andare in cerca in casa dell'imputato Samuele
del coltello rituale del sacrificio e, non trovandolo, da accontentarsi di far confessare sotto tortura a
Samuele che gli ebrei si erano irritualmente serviti di una tenaglia.
Resterebbe da dire del dubbio coniugio fra l'antropologia dei riti ebraici qui diffusamente esposta e
la storia dei rapporti di potere e dei pogrom. Il modo di procedere del libro è come un gioco a carte
truccate: le storie che le vittime raccontarono per saziare i carnefici sono prese per buone, ricucite
con altre storie e amalgamate con abbondante salsa antropologica di storia dei rituali ebraici. Ma
accostare pratiche rituali ebraiche piN o meno connesse col sangue e ammissioni di infanticidi fatte
da persone sotto tortura vuol dire costruire un castello senza fondamenta. Anche le streghe, eredi di
quell'accusa inquisitoriale di infanticidio rituale già sperimentata contro gli ebrei confessarono ai
giudici dell'Inquisizione Kspesso perfino senza tortureM di avere fatto morire bambini, di averli
ritualmente mangiati, di avere maledetto la croce e trescato col demonio. Per rendere credibili le
confessioni raccontarono molti episodi e denunziarono persone reali come complici. Finché
all'inizio del ?c00 un documento ufficiale del Sant'Uffizio romano ordinn che non si prestasse piN
fede né alle confessioni delle streghe pentite, per quanto circostanziati, né agli indizi di riti magici,
né alle accuse delle popolazioni cristiane a proposito di presunti infanticidi: per procedere in via
giudiziaria ci doveva essere il corpo del delitto, cioè la prova che i bambini erano stati
effettivamente fatti morire dalle streghe con arti diaboliche. Così finì la storia del sabba
stregonesco. Ben prima era entrato in crisi nella cultura dei giudici dell'Inquisizione anche quel
paradigma dell'infanticidio rituale ebraico che ora salta fuori come uno scherzo carnevalesco di
pessimo gusto. Arnaldo Momigliano diceva che, se uno storico sbaglia nell'uso delle fonti, ci
pensano i colleghi a farglielo notare con la debita durezza. Pern Momigliano non poteva prevedere
che, cambiando i tempi, la critica storiografica venisse amministrata dai professori non dalla
cattedra universitaria ma dalla redazione di un giornale o dallo studio di una televisione: con
l'inevitabile dose di fretta e | talvolta, ma non necessariamente | di cinismo che ne deriva.
Articolo di Giacomo Todeschini (Repubblica, 10 febbraio)
Il nuovo libro di Ariel Toaff, Pasque di sangue Kedito da Il Mulino: ne ha parlato ieri su queste
pagine Anna FoaM, prima ancora di essere un libro facilmente utilizzabile da parte di chi oggi nega
la differenza fra carnefici e vittime, di chi crede di equilibrare la storia dichiarando l´equivalente
malvagità degli uni e delle altre, è un libro di storia mal fatto. L´autore ritiene appropriato, è
evidente da ogni capitolo e da ogni frase, restituire vita e colore alle vicende ebraiche medievali
ripartendo dai processi per omicidio rituale intentati in Europa occidentale, dal dodicesimo secolo in
avanti, contro varie comunità ebraiche, e di norma conclusi da condanne e stermini. Appare
profonda la convinzione dell´autore che una ricostruzione retorica di passioni estreme, agguati,
subdoli traffici, tentati avvelenamenti, fughe, torture e massacri, possa rendere avvincente la lettura
del libro ad un pubblico assuefatto alle truculenze cinematografiche[ analogamente da ogni riga
affiora la convinzione storiograficamente assai pericolosa di una maggiore }leggibilità} della storia
ebraica che rimandi, prendendoli sul serio, ai piN triti e divulgati stereotipi antisemiti. Meglio
dunque che la storia in questione abbia protagonisti variopinti e psicologicamente semplici:
avventurieri ebrei dediti a }loschi traffici}, un }ingegnoso medico di Candia}, un }giovane e
bizzarro pittore}, un rabbino tedesco circoncisore K}il Tagliatore}pM, }pargoli} ebrei sottoposti alla
}lama letale del coltello}. E poi, perché no, cannibalismo, lebbra, suicidio, fiumi di sangue. La vita
ebraica, diversamente da quanto avveniva in un precedente e bel libro dello stesso Autore sugli
ebrei umbri, è dunque colta, nel momento del pericolo incombente e della minaccia di morte, come
una vita collettiva piN interessante perché minacciata, piN affascinante perché incarnata da ignobili
personaggi degni del piN squallido fra i romanzi. Questi ebrei inferociti e minacciosi sono in grado,
d´altra parte, secondo Ariel Toaff, di essere così spaventosi perché capaci, come la polemica
antisemita di matrice cattolica sostiene a partire soprattutto dal rVIII secolo, di riassumere una
vasta tradizione culturale anticristiana nell´ambito di pratiche religiose e rituali decisamente
pericolose per l´ambiente maggioritario circostante. Scrive Toaff che il mondo ebraico europeo
occidentale era un mondo Gchiuso in se stesso, impaurito e aggressivo verso l´esterno, spesso
incapace di accettare le proprie dolorose esperienze e di superare le proprie contraddizioni
ideologiche-- Un mondo che, sopravvissuto ai massacri e alle conversioni forzate di uomini, donne
e bambini, continuava a vivere traumaticamente quegli avvenimenti in uno sterile sforzo di
capovolgerne i significati, riequilibrando e correggendo la storiaJ. Il linguaggio come sempre è
indicativo, ed in questo caso rivela lo sforzo di tradurre in termini }laici}, e contemporanei, la
sommaria analisi dell´Ebraismo condotta tradizionalmente dall´apologetica antisemita desiderosa di
far apparire i non-convertiti come dei disadattati con venature psicotiche. La retorica non riesce
tuttavia a coprire le vistose lacune metodologiche e bibliografiche dell´opera. Tutto il volume è
infatti fondato sulla rilettura non critica di fonti processuali cristiane, la cui logica è stata da tempo
decodificata dagli storici.  notissimo che gli interrogatori dei testi fra medioevo ed età moderna
venivano verbalizzati secondo una logica discorsiva che normalmente attribuiva agli accusati,
previamente sottoposti a tortura, discorsi e minuziose descrizioni enunciati in realtà dai giudici,
sulla base piN che di }prove} Kil concetto stesso di prova era molto diverso da quello poi maturato
nei secoliM, di convinzioni a loro volta derivate da una sistematica cultura teologica. Era sufficiente
un breve assenso dell´imputato al discorso inquisitorio, perché nel verbale risultasse una
confessione di piN pagine. D´altra parte, la volontà dell´autore di costruire una narrazione efficace,
lo induce, oltre che appunto a dare un valore di verità a testimonianze notoriamente manipolate, a
passare con disinvoltura da fonti storiche significative a livello ideologico e controversistico Kcome
quelle che rimandano alle discussioni fra teologi ebrei e cristiani nel MedioevoM a fonti storiche
locali come quelle che narrano secondo logiche apologetiche ed agiografiche le vicende di
beatificazione di santi e beati, primo fra tutti Simonino di Trento. Queste due tipologie di fonte
storica sono connesse, spregiudicatamente, da interpretazioni libere e ingiustificate. Primeggia fra
tutte l´idea, spesso ripetuta, che la rievocazione del sacrificio d´Isacco nel rituale pasquale
ashkenazita sia la base del sacrificio dei fanciulli ebrei minacciati da conversioni forzate, e che, poi,
fondi gli omicidi rituali. Passi dagli scritti del rabbino Efraim di Bonn vissuto alla fine del rII
secolo, brani particolarmente tendenziosi dalla famigerata cronaca del processo contro gli ebrei di
Trento pubblicata dal francescano Benedetto Bonelli nel 1141, il Toledot Yeshu, un testo ebraico
precedente all´ottavo secolo, vengono pazientemente cuciti insieme per dimostrare la tesi
dell´Autore, e cioè l´esistenza di una stretta relazione fra controversie teoriche ebraico-cristiane e
aggressività ebraica anticristiana. Complessivamente colpisce la totale disattenzione dell´autore alla
storiografia specifica sulle varie questioni, ma soprattutto impressiona la sua indifferenza nei
confronti dei numerosi studi dedicati da cinquant´anni a questa parte a cin che dovrebbe essere al
centro di un libro sul tema dell´omicidio rituale: e cioè l´elaborazione teologica e narrativa cristiana,
sin dal II-III secolo, di stereotipi della diversità ebraica, sfocianti poi, dal rII secolo, in forza delle
profonde trasformazioni economiche e politiche europee, nel mito dell´aggressività distruttiva di
coloro che non appartenevano alla società dei cristiani.
Perche', Ariel Toaff?
Deborah Fait
Non ho ancora letto il libro di Ariel Toaff "Pasque di sangue", titolo thriller, ho letto pero' tutti gli articoli che ne
parlano e tutte le interviste degli storici piu' accreditati a dare il loro giudizio.
Nessuno concorda con l'autore.
Ho sentito la disperazione degli ebrei italiani, ho sentito la loro paura e la loro rabbia che proprio uno di loro
sia andato a rimestare nel fango del passato, un passato che e' costato la vita di centinaia di migliaia di
ebrei nei secoli.
L'accusa dei sacrifici rituali perseguita gli ebrei dal tempo della Santa Inquisizione e questa accusa viene
ripetuta ancora oggi dagli antisemiti e dalla propaganda islamica. Sui media dei paesi arabo/musulmani non
passa giorno che non venga pubblicata una vignetta che raffigura l'ebreo con la bocca grondante sangue e il
cadaverino di un bambino , arabo in questo caso, tra le mani. E' un classico.
Quando ho letto la notizia del libro di Toaff mi sono fatta prendere dalla rabbia, una rabbia cieca, una tale
disperazione che pensavo freneticamente "non e' vero, non e' vero, adesso mi sveglio e mi rendero' conto
di non aver letto niente di tutto questo", mi girava la testa, non sapevo che fare, immaginavo per noi ebrei
altre centinaia d'anni di accuse, di demonizzazioni, vedevo il pregiudizio sempre pronto a trasformarsi in
odio.
Mi sembrava di essere Cassandra.
Vedevo decenni di fatiche fatte, peregrinando di scuola in scuola, di assemblea in assemblea, di universita'
in universita', per far capire, per spiegare, per presentare documenti comprovanti l'innocenza degli ebrei
dall'accusa infamante del sacrificio rituale, gettati al vento e perduti a causa della voglia di scoop di uno di
noi.
Tanto lavoro, tanta passione, tanta fatica e anche tanto pericolo di aggressioni, gettati via, tutto inutile.
Abbiamo lavorato per niente.
Per niente, per dover ricominciare tutto da capo.
Grazie a Ariel Toaff.
Ricordo quanto si e' prodigato a Bolzano e a Trento Federico Steinhaus, Presidente della Comunita' Ebraica
della Regione per combattere il pregiudizio dei trentini.
Ricordo quanto ci siamo dati da fare perche' la municipalita' di Trento togliesse il Santo davanti al Simonino
nella piazzetta omonima.
Ricordo quando siamo andati, emozionatissimi, davanti all'ex sinagoga di Trento a portare una targa che
ricorda il sacrificio degli ebrei accusati ingiustamente e impiccati dopo essere stati torturati .
Erano con noi il Vescovo e il Sindaco della citta' e per noi quel risultato era grandioso perche' avevamo
riscattato l'onore dei nostri morti.
Avevamo un groppo in gola.
Tutto inutile. Tutto per niente.
Grazie a Ariel Toaff.
Ricordo lo sforzo per far comprendere alla gente che per gli ebrei il sangue e' impuro, che la Bibbia lo
definisce "abominevole" e vedo ancora davanti agli occhi l'espressione spesso ironicamente incredula sui
volti degli irriducibili dell'odio.
La domanda che esce spontanea e' PERCHE'?
Perche' un ebreo, un rabbino, il figlio del grande Elio Toaff e' arrivato a scrivere una cosa del genere?
Lui dice di averci messo sette anni per scriverlo e in sette anni non gli e' mai balenato il pensiero che stava
riportandoci indietro di cinque secoli?
Non gli e' mai venuto in mente che questo libro avrebbe scatenato l'antisemitismo che in Europa e' ancora
cosi' vivo?
Lui si lamenta di essere accusato senza che nessuno abbia letto il libro.
Non serve leggerlo, bastano il titolo e il sottotitolo per far entrare nella testa della gente il tarlo del "ahhh ma
allora era tutto vero!".
Ecco, il gioco e' fatto. Basta sempre cosi' poco per accusare gli ebrei.
Adesso Ariel Toaff fa la vittima, dice di essere messo alla gogna inutilmente, accusa coloro che lo accusano
ma chi lo accusa non sono solo i rabbini, non e' solo suo Padre che si rifiuta di vederlo, chi lo accusa sono
proprio gli storici cristiani.
Lo smentisce la Chiesa per bocca di un suo storico Padre Iginio Rogger:
«Per noi, e per la scienza storica, il caso Simonino era chiarito. Chi vuole rimetterlo in discussione, deve
poter documentare un'indagine storica dello stesso livello, altrettanto rigorosa, prima di impugnare ciò che
generazioni di studiosi hanno appurato».
Lo smentisce lo storico del Medio Evo Diego Quaglioni, professore di storia del diritto medievale e moderno
alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Trento e autore, con Anna Esposito, della pubblicazione in
veste critica con introduzione giuridica e istituzionale del testo dei verbali processuali del processo agli ebrei
per la morte di Simone da Trento.
Il professor Quaglioni si dichiara "stupito" e aggiunge:
" E’ una tesi aberrante dal punto di vista non ideologico o confessionale, ma storico. Io quei verbali li ho
curati e so bene di che cosa parlo: sono testi cui non si puo credere in modo ingenuo altrimenti si torna
indietro a una lettura prescientifica, acritica, astorica: quella dei gesuiti a fine 800 e dei francescani
antigiudaici del ‘700......A Trento nel 1475, subito dopo i fatti e la condanna il papa mandò un inquisitore
domenicano a verificare se il processo si fosse svolto regolarmente. Questi si convinse che i verbali erano
costruiti. Tornò a Roma convinto dell’innocenza degli ebrei e che ci fosse lo zampino del vescvo e suoi
uomini. A Roma si aprì un procedimento davanti a una commissione speciale che giudicò che le forme erano
state rispettate. Non possediamo più gli originali dei processi, abbiamo copie fornite a Roma dal vescovo di
Trento che organizzò il processo. L’inquisitore apostolico scrisse una difesa degli ebrei, che io ho pubblicato
20 anni fa e si può leggere in biblioteca."
e ancora scrive Diego Quaglioni:"Come si fa a rilanciare quell’accusa infamante ammantandola di storicità?
E’ per me inaudito, non perché sia incline a tesi innocentiste, ma perché sono uno storico del diritto, che usa
normalmente gli strumenti della filologia dei testi giuridici e delle interpretazioni delle fonti processuali. Sono
stupefatto delle conclusioni cui giunge Toaff, cui ho cercato di raccomandare molta prudenza ricordandogli
che quelle fonti sono inaffidabili per loro natura".
E allora perche', Ariel Toaff? Come ebrea che si occupa da sempre di combattere l'antisemitismo e
l'antisionismo mi sento in diritto di chiederle "Perche'? ".
Ho sentito che il libro e' andato a ruba e che a Roma non se ne trova piu' una copia, certo non ne avra'
venduti tanti quando scriveva di cucina ebraica, meglio cambiare argomento, dunque.
Il sangue tira sempre e quando si parla di ebrei tira ancor di piu'.
Continuero' a chiedere perche', a provare tanta rabbia, ad essere disperata nel vedere che noi ebrei non
abbiamo bisogno di andare a cercare i nemici lontano, li abbiamo tra noi, sia che si parli di ebraismo che di
Israele.
Li abbiamo tra noi perche' siamo abituati a mettere sempre tutto in discussione, a scavare, a dire cose che
potrebbero nuocerci, vogliamo essere piu' realisti del re, vogliamo sentirci cosi' equi da diventare masochisti
fino alla paranoia ma a tutto c'e' un limite e allora....
Perche' Ariel Toaff?
Perche' ha voluto mettere gli ebrei sulla graticola per altri cent'anni, se bastera'?
Perche' ha voluto dare un simile dolore a suo Padre cosi' anziano, cosi' amato e rispettato da tutti?
Ha avuto sette anni per pensarci e non si e' fermato, allora, mi permetta, dubito che lo abbia fatto per amore
della verita'.
Deborah Fait
www.informazionecorretta.com
www.deborahfait.ilcannocchiale.it
La nuova atomica mediatica di Ahmadinejad gliela ha data Ariel Toaff
per uscire dal cono d'ombra del proprio padre Elio
Sabato, 10 Febbraio 2007
Ariel Toaff ha esaurito in pochi giorni il proprio libro “Pasque di sangue”, editore il Mulino, cioè il think tank di casa
Prodi, approfittando bassamente delle polemiche che si sono ovviamente instaurate tra i suoi stessi correligionari
dopo la diffusione del succo del contenuto di suddetto libro: una presunta verità di riti orgiastico cannibalistico
omicidi degli ebrei nel Medioevo. E segnatamente la verosimiglianza della colpevolezza degli ebrei che
confessarono torturati per la morte di quello che poi diventò San Simonino.
Qui mi fermo e vi invito a leggervi l’articolo ottimo di oggi su “Il giornale” di Fiamma Nirenstein. Articolo talmente
esaustivo in materia di anti semitismo e di ebrei utili idioti, che magari per fare soldi e successo se ne fregano di
alimentarlo con miti come quello del pane azzimo con il sangue dei bambini, da non necessitare da parte mia
alcuna chiosa. Salvo evidenziare il fatto che “Ilgiornale.it” in rete non l’ha messo al contrario degli altri di prima
pagina e anche all’interno non si trova a pagina 10.
Dunque Toaff, Ariel, ce l’ha fatta: tutti parlano male di lui, ovviamente, ma ne parlano.
E il libro nessuno l’ha letto, compreso il sottoscritto, che ne parla male a prescindere dopo avere visto l’autore
compiacersi in tv come una star, per il semplice motivo che la prima edizione è andata esaurita in un attimo.
Anche a quelli del board del Mulino un po’ di pubblicità, con questi chiari di luna del governo Prodi, non fa mai
male. A Ariel Toaff il sangue dei propri correligionari potrà servire da trampolino di lancio economico e nei salotti
televisivi. Pazienza se il padre non lo vuole vedere. In Tv il figlio, al di là delle parole di circostanza fintocommosse,
non sembrava soffrirne molto. D’atronde Elio Toaff è vecchio e chi scrive spera che non muoia con
questo dispiacere nel petto: avere avuto un figlio che per vanità, e senza almeno un po’ di pentimento, nell’anno
di grazia 2007 ha fornito una simpatica atomica mediatica a Mahmoud Ahmadinejad e a tutti gli anti semiti del
mondo islamico.
Si sa che anche nei campi di concentramento c’erano i “kapò”, ma quelli erano costretti a fare angherie ai
correligionari per sopravvivere. Ariel Toaff invece ha fatto questo meraviglioso regalo ad Ahmadinejad, bin Laden
e fratelli mussulmani vari, solo per vivere molto meglio e uscire dal cono d’ombra del padre.
Complimenti anche all’università di Bar Ilan per la qualità dottrinale e morale dei propri docenti. Con simili amici
Israele proprio non ha bisogno di nemici.
Dimitri Buffa
http:__fainotizia.radioradicale.it_2001_02_10_la-nuova-atomica-mediatica-di-ahmadinezad-gliela-ha-data-ariel-toaff-per-uscire-dalcono-
dombra-del-proprio-padre-eli
Quella censura sui presunti vampiri ebrei di DREYFUS
Uno storico italiano che insegna in Israele, Ariel Toaff, ha scritto un libro intitolato "Pasque di sangue.
Ebrei d'Europa e omicidi rituali" (Il Mulino, pp. 366, 25 euro). In questo volume egli sostiene la tesi che il
mito delle uccisioni di bambini cristiani da parte di certe sette ebraiche non è affatto un mito. Esamina
documenti, studia senza più anatemi preventivi testimonianze e carte. Giunge alla certezza interiore, che
ritiene avallata scientificamente, della verosimiglianza di fatti che furono pretesto di stragi infami e
vendette indiscriminate. Ho scritto "verosimiglianza". Egli propone onestamente un'ipotesi di lavoro: gli
episodi delittuosi, l'uso del sangue di piccoli battezzati per impastare il pane azzimo, sono, a giudizio di
Toaff, «probabilmente» reali. Ho letto il volume. È pesante, e insieme avventuroso. C'è la fatica del
concetto, eppure si avverte il fascino di uno scavo... continua...
http://www.libero-news.it/libero/LF_showArticle.jsp?edition=&topic=4896&idarticle=80035984#
CORRIERE della SERA di 11/02/2007
«Pasque di sangue, le due facce del pregiudizio»
un articolo di Anna Esposito e Diego Quaglioni
È sempre estremamente pericoloso voler leggere le fonti partendo da un preconcetto, perché
questo è destinato a condizionarne la comprensione e a falsarne il significato; ed è proprio da
un'idea precostituita che Ariel Toaff si è mosso nell'affrontare il tema dell'omicidio rituale
imputato agli ebrei: un tema delicato, sia per l'uso che ne è stato fatto in passato, sia per
l'effetto che può avere su un pubblico di non specialisti. Tutto il libro di Toaff ( Pasque di
sangue. Ebrei d'Europa e omicidi rituali,
il Mulino) si basa su un preconcetto: il preconcetto della pregiudiziale acriticità della
storiografia precedente nel ritenere priva di fondamento l'accusa di omicidio rituale. Gli studiosi
che della questione si sono occupati, insomma, avrebbero ritenuto «a priori» l'omicidio rituale
«un'infondata calunnia, espressione dell'ostilità della maggioranza cristiana nei confronti della
minoranza ebraica».
Partendo da questo presupposto, l'autore ha riletto gli atti dei processi agli ebrei di Trento del
1475, il «caso» che presenta la documentazione più ampia e che praticamente forma la trama
su cui Toaff basa le sue affermazioni e cerca conferme alle sue tesi, senza tenere
minimamente conto da una parte della natura di un processo inquisitorio, condotto da giudici
secolari nella segretezza e nell'arbitrio, con l'uso sistematico della tortura e in assenza di ogni
difesa, dall'altra del contesto in cui il processo fu celebrato. Non si può infatti ignorare che il
processo coincise con la raccolta delle prove della santità del «martire» Simonino, santità
fortemente voluta dal principe-vescovo Hinderbach e dagli uomini del suo entourage,
questi ultimi spesso testimoni agli interrogatori degli ebrei inquisiti e allo stesso tempo presenti
alla registrazione dei miracoli del «beato Simonino». Si resta quindi interdetti nel notare una
sostanziale incomprensione di queste circostanze nel libro di Toaff, che addirittura utilizza
ampiamente e in modo del tutto acritico, inserendole addirittura fra le fonti, opere come quelle
del Bonelli (1747) e del Divina (1902), scritte con lo scopo dichiarato di sostenere la causa
della santità del Simonino e in cui la citazione di brani tratti dai documenti ha sempre la finalità
di dimostrare la perfidia ebraica, il martirio del bambino e la sua santità.
Anche le pretese concordanze tra vicende e personaggi ricordati nelle deposizioni degli ebrei
con fatti e persone realmente esistite, non formano certo prova della veridicità delle
deposizioni, e non solo perché notizie di tal genere erano notoriamente ed ampiamente diffuse
e quindi note sia agli imputati sia agli inquisitori. Tutto il processo di Trento risulta infatti
viziato fin dal suo inizio dalla volontà dei giudici di provare ad ogni costo e, per loro stessa
affermazione, anche contro le forme del diritto, che gli ebrei di tutta Europa erano meritevoli di
sterminio perché ovunque essi erano dediti all'infanticidio rituale e al consumo del sangue
cristiano.
Perciò il processo suscitò subito scandalo. Papa Sisto IV inviò a Trento un inquisitore
domenicano, che al suo ritorno a Roma denunciò la falsità del processo contro gli ebrei
«ingiustamente depredati e uccisi» e gli «inganni, frodi e macchinazioni» usati al solo scopo di
avvalorare «credenze superstiziose» e d'inventarsi «miracoli straordinari». (Roba a cui
potevano credere, egli scriveva, solo «donnicciole superstiziose, vecchie pettegole e frati
questuanti»). « Commenta et fabulae », invenzioni e favole, « vulgi figmenta », invenzioni del
popolino, che il domenicano considerava non un'ingiuria fatta agli ebrei, ma alla fede cristiana,
« iniuria fidei christianae
». Gli stessi verbali che leggiamo oggi non sono gli originali, ma quelli che l'inquisitore del papa
riteneva fossero stati riscritti di sana pianta per nascondere le atrocità commesse in un
processo irregolare (nuovi documenti, di cui Toaff è certo a conoscenza, dimostrano che il
vescovo di Trento e i suoi giudici erano perfettamente consci delle irregolarità e degli abusi
procedurali).
Non vi è dubbio che Toaff, uno studioso che altre volte ha dato buona prova di sé nel campo
degli studi sulla «cultura materiale», aveva tutto il diritto di rivedere criticamente la
storiografia sull'omicidio rituale, ma non di improvvisarsi interprete di una documentazione che
richiede qualche strumento in più di quelli che occorrono per comprendere il «mangiare alla
giudia» in Italia dal Rinascimento all'età moderna. Prima di sostenere una tesi così paradossale
su di un tema così complesso e delicato, avrebbe dovuto munirsi di prove concrete e
incontrovertibili, delle quali il suo libro è invece del tutto privo.
La valutazione critica delle fonti, della loro attendibilità e importanza, è il primo compito della
ricerca storica. Esistono a tale scopo criteri e norme di carattere generale, ma ogni ricerca
necessita di particolari avvertenze critiche, che solo la «discrezione» dello studioso, il suo
senso storico, gli possono suggerire. È la «discrezione», la capacità di discernimento dello
storico a fargli avvertire ciò che può e ciò che non può rimanere dopo l'analisi critica del testo.
Questo delicato strumento della critica storica sembra del tutto assente nel libro di Ariel Toaff,
che si basa su una rude semplificazione dei criteri di giudizio e su una fede generalmente
accordata a fonti di provata tendenziosità. Davvero il nostro raziocinio è così debole, il nostro
giudizio storico così incerto, la nostra civiltà giuridica è così esaurita, da indurre a credere a
confessioni estorte con la tortura e ratificate nel terrore di nuovi tormenti?
Il risultato, certamente non voluto ma nondimeno palese, è quello di una sorta di ritorno ad
un'infanzia della storiografia, ad un'età precedente all'acquisto della «discrezione», della
capacità di discernimento: un ritorno ad una lettura pre-critica delle fonti processuali. In un
certo senso, Toaff poteva perfino risparmiarsi la fatica della scrittura: era sufficiente
un'anastatica di certa letteratura apologetica di fine Ottocento.
Puntata di Matrix, 12 feb. 2007, ospite Ariel Toaff:
http://www.matrix.mediaset.it/video.shtml?video=admatrix/2007/02/matrix_120207_007.wmv
http://www.matrix.mediaset.it/video.shtml?video=admatrix/2007/02/matrix_120207_008.wmv
La falsa accusa di sangue che ancora infama gli ebrei
di Massimo Introvigne - lunedì 12 febbraio 2007, 07:00
Fiamma Nirenstein ha già colto su queste colonne l’essenziale della controversia sul volume
Pasque di sangue dello storico Ariel Toaff, figlio del noto rabbino Elio Toaff, secondo il quale
l’«accusa del sangue», l’accusa cioè rivolta agli ebrei dal Medioevo fino ai giorni nostri di
sacrificare bambini cristiani per cibarsi ritualmente del loro sangue, sarebbe stata una pratica
reale in un certo ambiente ebraico. Per la storiografia accademica e per il magistero dei Papi
cattolici, che hanno definito «falsissima» l’accusa agli ebrei in numerosi documenti fin dal
1247, la questione è risolta da molti anni: l’«accusa del sangue» è una semplice fantasia
antisemita.
Ho letto Pasque di Sangue con attenzione, e con particolare riguardo alle note, sempre cruciali
in un libro di storia. La prima osservazione è che nel libro le pagine dedicate all’accusa del
sangue sono decisamente minoritarie rispetto a quelle che trattano di altri argomenti,
interessanti ma che hanno poco a che fare con l’omicidio rituale.
Sui casi di accusa del sangue, Toaff non apporta nuovi documenti, ma contesta i due capisaldi
della metodologia secondo cui sono stati sempre interpretati. Da una parte, per Toaff sarebbe
sbagliato considerare non attendibili le confessioni estorte sotto tortura, perché in queste gli
ebrei torturati rivelano particolari di usi e tradizioni ebraiche che i giudici non potevano
conoscere. Si tratta di una tesi già nota in materia di stregoneria, con riferimento alle tesi
screditate da decenni dell’egittologa Margaret Murray, secondo cui le rivelazioni delle streghe
processate non possono essere attribuite alla tortura perché sono piene di allusioni a un
folklore contadino che i giudici non conoscevano. Alla Murray è stato risposto fino alla noia che
le presunte streghe conservavano certamente il loro linguaggio e mescolavano a invenzioni
gradite ai giudici informazioni reali sulle loro tradizioni contadine. Ma questo non significa che
fosse vero anche il nucleo delle confessioni, relativo al Sabba e ai rapporti carnali col Diavolo.
In secondo luogo, contrariamente a quanto pensa Toaff, il fatto che decine di racconti di
omicidi rituali imputati agli ebrei siano simili fra loro non prova l’accusa del sangue, ma al
contrario è un forte indizio della sua falsità. Se ci sono nella storia centinaia di casi di accusa
del sangue, ci sono oggi migliaia di resoconti di persone che hanno affermato di essere state
condotte su astronavi aliene. Il fatto che questi resoconti siano molto simili fra loro dimostra
precisamente che fanno parte di una subcultura dove ognuno ripete quello che qualcun altro ha
detto. Adottando il «metodo nuovo» di Toaff, che è soltanto cattiva storia, si dovrebbe
ammettere sia che le streghe andavano a incontrare il Diavolo a cavallo delle loro scope sia
che centinaia di buoni americani sono rapiti oggi da omini verdi alieni.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=156219
Contro il negazionismo (di Introvigne e Nirenstein)
Siro Mazza - don Curzio Nitoglia
13_02_2001
Il martirio del beato Simone da Trento K1412 - Pasqua del 141SM in una rappresentazione dell'epoca
Premessa - L'interessante e documentato articolo di Domenico Savino, pubblicato su queste
pagine il 1_2_200c KGPolonia, frankisti e omicidi rituali: il figlio del rabbino confermaoJM (1), reca
un'imprecisione che mi sento in dovere di rettificare, laddove afferma che Gtutti 9anno concordato
nel ritenere calunniosa ;uestDaccusaJ, quella, cioè, dell'omicidio rituale giudaico.
In realtà, in questi ultimi anni, un dotto e anticonformista sacerdote, don Curzio Nitoglia, ha avuto il
coraggio di pubblicare studi sull'argomento, anticipando così le conclusioni a cui è giunto ora il
figlio del rabbino Elio Toaff. (2)
Conoscendo la preparazione e la serietà dello studioso, della cui amicizia mi pregio, due anni fa gli
proposi di pubblicare sulla rivista GAlBa e OmegaJ, da me fondata e diretta (3), la recensione di un
libello del solito Introvigne, teso ad avvalorare la tesi Gnega:ionistaJ prevalente, seguendo in
questo modo coloro che a Trento, negli anni del post-Concilio, gettarono in una discarica le sante
reliquie del beato Simonino (4).
La recensione critica di don Nitoglia apparve sul numero 3 Kmarzo_aprile 200SM di GAlp9a e
OmegaJ[ col consenso dell'autore la riproponiamo ora sul sito, preceduta da un suo cappello
aggiuntivo, riferito Kma non soloM alle polemiche di questi ultimi giorni.
Da parte mia, prima di dare spazio a don Nitoglia, desidero proporre qualche considerazione, a
margine dello scritto del valente amico.
Ariel Toaff, ammettendo la veridicità di diversi casi di omicidio rituale, li inserisce in un contesto
psicologico particolare: le persecuzioni, i pogrom, le vessazioni subite dagli ebrei in altre epoche
portarono alcuni di essi a GEendicarsiJ e a concretizzare il loro odio anti-cristiano.
Ora, davanti a tale interpretazione vengono alla mente due constatazioni: innanzitutto, nei suoi
scritti, e anche nel sottostante preambolo, don Nitoglia fa riferimento al sacrificio umano compiuto
a Damasco nel 1{40 da parte di ebrei Gma::inianiJ di origine livornese Kla stessa, casualmente, del
rabbino-capo emeritopM.
Di tale connessione fra lobbl ebraica italiana e Risorgimento fa sapiente riferimento il direttore di
questo giornale on-line nel suo GCronac9e dellDAnticristoJ.
Ora, il problema sorge nel momento in cui si consideri che gli ebrei italiani dell'ottocento erano
lungi KanzipM dall'essere una minoranza cperseguitata e oppressaJ: si presenta pertanto il problema
di fornire un'altra motivazione al gesto da essi compiuto in terra sirianao
In secondo luogo, soprattutto ultimamente, gli ebrei - in Israele come in Europa - si presentano
come GminacciatiJ, vittime di un nuovo antisemitismo, temono per la loro stessa sopravvivenza
come popolo: tale clima psicologico risulta allora simile a quello considerato da Ariel Toaff: se ne
dovranno paventare anche le conseguenze?
Del resto, quanti bimbi cristiani scompaiono ogni annoo
Ovviamente, cin va inteso come un paradosso, solo per fare capire quanta distanza ci sia fra la
propaganda fomentata dalla nota lobbl e la realtà dei fatti.
Fra le voci più esagitate e scomposte nel condannare il volume di Toaff junior, si distingue
quella di Fiamma Nirenstein, che su GIl GiornaleJ del 10_2_2001 ha accusato lo storico di
alimentare l'antisemitismo e ha definito il suo studio come premessa per nuove, imminenti Gs9oa9J.
Il bello è che, con grande professionalità e serietà scientifica, la giornalista ha aperto il suo pezzo
confessando di non aver letto il libro, ma di avvalersi di quello pubblicato dao Introvigne tre anni
prima.
Su cin, lascio ogni giudizio ai lettori.
Piuttosto, mi preme di far notare come la Gstrana coppiaJ Introvigne-Nirenstein si trovi ora in grave
pericolo, se e quando il decreto Ganti^nega:ionistaJ Mastella sarà approvato dal Parlamento.
La legge, infatti, punisce severamente gli storici Gnega:ionistiJ, non tutti, pern, ma solo quelli che
negano crimini e massacri riconosciuti da tribunali italiani e internazionali.
E' chiaro il fine del distinguo: non disturbare chi nega i crimini della Rivoluzione Francese, di
Lenin, Stalin, Pol Pot - mai giudiziariamente riconosciuti -, ma solo chi nega quello - per eccellenza
- condannato a Norimberga.
Il fatto è che a sancire la realtà dell'omicidio rituale giudaico furono tribunali italiani e
internazionali certo Gsui generisJ, ma sicuramente allora non meno legittimi, come furono quelli
dell'Inquisizione Kromana, spagnola, ecc.M della Chiesa cattolica Kcioè universale, e quindio
internazionaleM.
Nirenstein e Introvigne stiano dunque attenti: in quanto Gnega:ionistiJ, potrebbero passare seri
guaip
Fiamma Nirenstein
Tali considerazioni, fra il serio e il faceto, celano tuttavia un argomento assai piN serio: abbiamo
visto, con dolore, tanti presunti cattolici Gdi destraJ Kl'elenco è inutile: chi legge già lo conosceM
passare, armi e bagagli, al servizio della GSinagoga di SatanaJ (5), oggi che essa manifesta la
massima sua potenza.
Se invece di inseguire gloria, denaro e onori, avessero seguito Cristo, oggi potrebbero intravedere,
speranzosi - come noi facciamo - misteriosi segni dei tempi.
Sta accadendo qualcosa di strano, imponderabile.
Qualcosa che rammenta antiche profezie, segmenti della rivelazione e della tradizione cattoliche
che i cristiani di oggi hanno dimenticato, per compiacere il Gprincipe di ;uesto mondoJ.
Il GGuardianJ pubblica il manifesto di 130 intellettuali ebrei inglesi, che condannano la politica
razzista, colonialista e aggressiva dell'entità sionista.
Il figlio dell'ey-rabbino capo italiano Kdella piN antica, cioè, comunità ebraica al mondoM ammette,
per la prima volta, colpe che gli ebrei per 2000 anni hanno sempre negato.
Nell'immondo e illegittimo Parlamento italiano il rabbino Friedmann riesce a tenere una conferenza
dove bolla come satanico lo Stato-pirata israeliano, mentre alla conferenza di Teheran il presidente
Ahmadinezad abbraccia con affetto Kaltro che antisemitismopM ebrei autenticamente fedeli alla Legge
mosaica Kdella quale GesN asserì di non volere mutare neanche uno iota, ma di costituirne il
compimentoM, per i quali la persecuzione nazista, al pari della cattività babilonese, costituisce una
punizione divina e il regime di Tel Aviv un servaggio a Lucifero.
Segni importanti, escatologici, che rimandano alle parole di san Paolo sul finale ravvedimento dei
figli carnali di Abramo, e di cui solo Dio conosce l'autentico significato.
A noi - e, lo suggerisco, ai vecchi e nuovi adoratori della Bestia - non rimane che meditarne il
valoreo
Siro Mazza
Note alla premessa
1) GPolonia, frankisti e omicidi rituali: il figlio del rabbino confermaoJ
2) I testi di don Nitoglia sono diffusi, oltre che dalla casa editrice GSodalitiumJ e dall'omonima
rivista, anche dalla casa editrice Barbarossa KGPer padre il diaEoloJ e GNel mare del nullaJM.
3) L'editore mi perdonerà se mi permetto di approfittare della sua cordiale ospitalità per accennare
al fatto che, ultimamente, secondo modalità che per decenza non starn a specificare, tale testata mi è
stata vergognosamente GscippataJ e ne è stata diffusa una grottesca contraffazione. Da voci assai
ben informate, pare che all'operazione non siano estranei certi personaggi della destra cristanista e
crociata.
4) E' di queste colpe, e non di altre, che un domani, ci auguriamo, la Chiesa dovrà fare ammenda e
chiedere perdono. Il valore di Gli,elloJ della pubblicazione dell'Introvigne non è un'idea di chi
scrive - troppo modesto per poter giudicare - ma lo si evince chiaramente da quanto scritto dallo
stesso Ariel Toaff, per il quale esso Gnon > altro c9e una Eoce enciclopedica sullDargomento/
corredata da una ,i,liograBia solo par:ialmente aggiornataJ. Nessuno potrà allora accusarci di
GantisemitismoJ, nel momento in cui dichiariamo Kcompiendo pertanto una Gdiscrimina:ioneJ, nel
senso letterale del termineM che è molto meglio uno studioso ebreo serio e documentato, che
impiega sette anni per pubblicare un libro, rispetto a un GtuttologoJ GcattolicoJ, frenetico nel
produrre all'anno tonnellate di GcartacciaJ stampatapo
5) Per qualche togato i cui orizzonti culturali si limitano all'GEspressoJ e a GMicromegaJ sarà utile
precisare che tale definizione non è uno slogan razzista da stadio, ma una citazione del sacro testo
biblico dell'GApocalisseJ, laddove l'Apostolo Giovanni stigmatizza Gcoloro c9e si dicono giudei/
ma non lo sono/ ma Sinagoga di SatanaJ.
Toaff GArielJ, piN forte dello sporco KpregiudizioM: attualità dell'omicidio rituale (1)
Damasco 1840
Normalmente, si pensa che le associazioni per la difesa degli interessi ebraici siano nate dopo il
caso Drelfus in Francia K1{9SM.
In realtà, le cose non stanno così.
Infatti, ancor prima, col caso Mortara K1{S{M, nacquero in nord America il GBoard oB Delegates oB
American IsraelitesJ K1{S9M (2) e in Francia l'GAlliance Israelite UniEerselleJ K1{c0M, fondata dal
massone e israelita Adolfo Cremieuy, con ramificazioni negli USA.
Tutto cin seguiva di ben diciannove anni un altro fatto, l'omicidio rituale - avvenuto a Damasco nel
1{40 - del padre cappuccino Tommaso da Calangiano, quando tredici ebrei furono imprigionati e
condannati a morte dal governatore di Damasco.
In quell'occasione si mosse solo e subito l'ebraismo europeo Kquello americano rimase in silenzio,
dovrà attendere il 1{S9 per far sentire la sua voce, che diverrà sempre piN potente, da surclassare e
coprire anche quella britannica e franceseM.
Ebbene, nel 1{40 si mossero Mosè Montefiore Kebreo inglese di origine italianaM e Cremieuy
KFranciaM: essi ottennero dal Pascià d'Egitto, grazie all'Gaiuto economicoJo di Lord Rotschild, di
far rilasciare i tredici condannati.
L'omicidio rituale era una leggenda del medioevo Ksfatata solo nel 2001, dal libro di Ariel Toaff,
GPas;ue di sangueJ, il MulinoM, in pieno rIr secolo era indecoroso credere ancora alle favole
dell'oscurantismo papista: bisognava attendere ilo duemila.
Allora il giudaismo americano era stato lento ed inefficace.
Tuttavia vi fu qualche meeting a Filadelfia e a New York, in cui l'ebraismo americano prese
coscienza dell'importanza di avere contatti con l'ebraismo europeo e di far pressione sul governo
americano, per ottenere assistenza e garanzie.
Pian piano il Board e l'Alliance Kche affondano le loro radici ed origini al caso di Damasco,1{40,
anche se spuntano fuori nel 1{S{_9, dopo il caso MortaraM, riuscirono a Gcostituire un autoreEole
gruppo di pressione vlobblw sul potere politicoJ. (3)
L'affare Damasco e gli USA
Se il giudeo-americanismo si mosse subito dopo il caso Mortara K1{S{M, quanto all'affare di
Damasco K1{40M fu alquanto lento rispetto ai correligionari europei[ tuttavia - spiega la
professoressa Iurlano dell'Università di Lecce - proprio l'affare siriano GsegnM uno spartiac;ue nel
mondo e,raico americano ed europeo/ perc9d per la prima Eolta gli e,rei di diBBerenti na:ionalitC
riuscirono ad attuare unDa:ione concertata in diBesa di alcuni di loro KoM. Il piS recente esito di
una tale consapeEole::a/ noto come sionismo/ puM in larga misura troEare le sue radici lVZ prima
del WYh" ciM c9e corrispondeEa al sionismo era un ;ualcosa di sostan:ialmente religioso e di solo
inconsciamente na:ionaleJ. (4)
Nel 1{40, l'ebraismo americano trovn la sua piena unità come Ggruppo di pressioneJ sul governo
statunitense e su quelli europei e solo a partire da quel momento si pun parlare - in senso stretto - di
sionismo politico-nazionale e non piN romantico-sentimentale, come lo era stato in passato.
Nel 1{43, tre anni dopo l'omicidio rituale di Damasco, nacque il GBDnai BDrit9J che con l'GAnti
DiBBamation LeagueJ Kil suo braccio GarmatoJ legalmenteM tanto peso esercita nei nostri giorni. (5)
Conclusione
Come si vede, il libro di Toaff non solo dipana un dubbio e svela un mistero che, da duemila anni,
nessun ebreo, non convertito al cristianesimo, aveva voluto rivelare, ma che anzi si era cercato di
negare Kil negazionismo è cosa vecchia e paga, solo il revisionismo - alla Toaff - è attuale ma
rischiosoM.
Inoltre, ci fa scorgere l'attualità e l'importanza politica e sociale che il cmistero del sangueJ ha
sempre esercitato sulla storia umana: basti pensare alla nascita d'Israele che si fonda Ke perpetuaM
proprio su di esso.
Per finire, GneBas est a, inimicis discere EeritatemJ, dicevano i nostri padri.
Ora, dal 19cS, molti prelati si sono sforzati di occultare o proibire il culto che la Chiesa, da oltre
cinquecento anni, tributava ai cinque beati KSimonino di Trento, Dominguito del Val, Cristobal di
Toledo, Andrea di Rinn, Lorenzino di MarosticaM, Gcrudelissimamente trucidati dai giudeiJ Kin
'Martirologio romano'M per omicidio rituale.
Numerosi storici e sociologi KTaradel, Miccoli, Introvigne, Esposito, Quaglioni, Calin, solo per
citare i piN famosiM, hanno scritto per negare la GBaEolaJ o addirittura la GfolliaJ dell'omicidio
rituale.
Ora, dopo la confessione di Toaff Kestorta senza torturaM, si rimetteranno i cinque beati sugli altari?
E' lecito domandarlo al cardinal Arinze.
Si ammetterà di essersi spinti un po' troppo oltre, per eccesso di zelo Ggiudaico^cristianoJ
Kpericoloso al pari di quello GamaroJ o GuntuosoJM?
E' doveroso chiederlo ad Introvigne, che per ultimo ha scritto contro la GcalunniaJ del sangue.
Oppure si denuncerà - per incitamento al revisionismo o all'odio razziale - Ariel Toaff, ebreo
praticante, ma troppo GparlanteJ, nonché figlio dell'ey rabbino capo di Roma KElioM e docente
nell'Università di Gerusalemme?
Tutto è possibile: in Italia i collaboratori della rivista GDiBesa della Ra::aJ si sono riciclati e sono
diventati sinceri democratici, e soprattutto filosionisti KSpadolini, AlmiranteM.
Tuttavia si continua a tenere prigioniero Kda undici anniM il novantatreenne Erich Priebke, per un
reato del quale era già stato assolto nel 194{.
Come andrà a finire?
Forse ci vorranno altri duemila anni per poterlo sapereo
Don Curzio Nitoglia
Kcappellano delle suore della Fraternità san Pio r a VelletriM
Note
1) Curzio Nitoglia, GPer padre il diaEoloJ, SEB, 2002, idem, GSionismo e BondamentalismoJ, idem,
GGnosi e Gnosticismo/ Paganesimo e GiudaismoJ, Cabinato, 200c.
2) G. Iurlano, GSion in America< Idee/ progetti/ moEimenti/ per uno Stato e,raicoJ K1cS4-1911M, Le
Lettere, 2004, pagina 13.
3) Ibidem, pagina 1{.
Sul caso Mortara confronta Curzio Nitoglia, GDalla sinagoga alla ChiesaJ Mortara, Coen, Zolli,
Sodalitium, 1991. Vittorio Messori, GIo/ ,am,ino e,reo rapito da PioIQJ. Il memoriale inedito del
protagonista del Gcaso MortaraJ, Mondadori, 200S.
4) Ivi, pagine 1{-1{. Tratto questo argomento in maniera piN approfondita nel libro GLa
cin;uantunesima stella< Giudeo^americanismo: il pro,lema dellDora presenteJ, NovAntico, in
uscita.
5) Confronta E. Ratier, GMisteri e segreti dello BDnai BDrit9J, Sodalitium, 199S.
Recensione di GCattolici/antisemitismo e sangue< Il mito dellDomicidio ritualeJ, Massimo
Introvigne, Sugarco, 2004[ da Alfa e Omega, numero 3 K200SM pagine 111-12S.
Introvigne sostiene che la tesi dell'omicidio rituale Ksecondo la quale gli ebrei avrebbero bisogno di
sangue cristiano per i loro rituali segretiM è un mito inverosimile e folcloristico Kivi pagine 1S-1cM.
Primo: poiché la religione ebraica, sia nell'Antico Testamento che nel TalmNd, vieta l'uso del
sangue Kivi, pagina 13M[ secondo: poiché la suddetta tesi presuppone che gli ebrei credano nella
capacità di Redenzione del Sangue di GesN Cristo, il che è contraddittorio Kivi, pagina 1SM[ terzo:
quanto ai cinque martiri beatificati, Introvigne asserisce che:
a) Sebbene nel 11S3 Papa Benedetto rIV abbia concesso una messa e un ufficio in onore del beato
Andreas Oyner da Rinn K? 14c2M e il padre francescano Kdivenuto in seguito cardinale e poi PapaM
Lorenzo Ganganelli nel suo studio, commissionatogli dal suscritto Pontefice e approvato dal
Sant'Uffizio nel 11S9, lo abbia ritenuto realmente vittima degli ebrei in odio alla fede cattolica,
tuttavia nel 19{4 il vescovo di Innsbruck ne ha vietato il culto Kivi, pagina 30M.
b) Per quanto riguarda il beato Simonino da Trento K? 141SM, Introvigne scrive che nonostante il
fatto della inserzione, caldeggiata dall'eminente storico e cardinale Cesare Baronio nel 1S{4, del
beato Simonino nell'edizione del GMartirologio romanoJ Kpubblicata nello stesso annoM e della
concessione di una Messa e di un ufficio nel 1S{{ da parte di papa Sisto V, nel 19cS la Sacra
Congregazione dei Riti ha vietato ogni atto di culto al beato Simonino.
Tutto cin in base al fatto che l'iscrizione nel GMartirologioJ non aveva nel rVI secolo il valore
dottrinale che acquistn solo nel tardo secolo rVII e rVIII Kivi, pagina 3cM, poiché nel rVI secolo
ancora non esisteva l'istituto della beatificazione.
c) Il beato Lorenzino Sossio da Marostica K?14{SM il cui culto fu confermato con Messa e ufficio da
Pio Ir nel 1{c1 Kquando esisteva l'istituto della beatificazione formaleM è soltanto citato Kivi, pagina
31M senza alcuna spiegazione della Gnon Eerosimiglian:aJ del suo martirio.
d) Il beato Cristobal de La Guardia è addirittura descritto come GBorse inesistenteJ Kivi, pagina 3{M
sebbene il culto fu concesso da Pio VII nel 1{0S.
e) Il quinto ed ultimo martire, beato Dominguito del Val da Saragozza K?12S0M, il cui culto con
Messa e ufficio furono concessi da Pio VII nel 1{0S assieme a Cristobal de LaGuardia, è liquidato
con la decisione del vescovo del luogo di applicare le conclusioni della Sacra Congregazione dei
Riti nel 19cS su Simonino da Trento, proibendone il culto, assieme a Lorenzino da Marostica e a
Cristoforo de La Guardia.
Risposta alle obiezioni di Introvigne
1) Occorre distinguere la religione veterotestamentaria o mosaica, che proibisce e condanna ogni
sacrificio umano praticato dai Cananei, dal fatto che tali sacrifici umani GBurono praticati nella
religione popolare contaminata da inBlusso cananaicoJ KF. Spadafora, GDi:ionario ,i,licoJ,
Studium, 19c3, III edizione, voce GsacriBicioJ, pagina S3cM.
Quanto al Talmud, il padre gesuita Giuseppe Oreglia della GCiEiltC CattolicaJ - al quale la Santa
Sede, sotto il pontificato di Leone rIII, commissionn una lunga serie di articoli Kventisei per
l'esattezzaM sulla questione ebraica, che furono rivisti e corretti dalla Segreteria di Stato - in uno di
essi KGLa morale giudaica e il mistero del sangueJ, 10 gennaio1{93M, cita diversi passaggi in cui si
ammette e si raccomanda l'uccisione dei cristiani: GIl cristiano >O non propriamente uomo ma
,estiaJ KTrattato cBa,a MetsignaJ, fol. 114, Amsterdam, 1c4SM[ anzi, Gun e,reo deEe reputarsi
;uasi uguale a Dio< Tutto il mondo > suo/ tutto deEe serEire a lui/ specialmente le ,estie c9e 9anno
Borma di uomini/ cio> i cristianiJ KTrattato GSan9edrinJ, S{cM.
Mosè Maimonide insegna che Gil giudeo c9e uccide un cristiano oBBre a Dio un sacriBicio accettoJ
KGSep9er Or IsraelJ, 111bM.
Il padre gesuita spiega anche che Gil mistero del sangue solo si troEa scritto nei codici orientali/
mentre negli occidentali Eenne soppresso per tema dei goEerni cristiani e sostituito dalla pratica e
tradi:ione oraleJ KGLa CiEiltC CattolicaJ, articolo citato, 10 gennaio 1{93, pagina 2c9M.
Recentemente Israel Shahak, un israelita professore all'Università di Gerusalemme, ha confermato
che la morale ebraica Kdal TalmNd sino ai Gmanuali odierniJM ammette la liceità e la bontà
dell'omicidio dei cristiani KGStoria e,raica e giudaismo< Il peso di tre millenniJ, Sodalitium, 1991M.
Nel corso del rIII secolo, vi furono gli attacchi dei cristiani contro il TalmNd, a causa del fatto che
alcuni ebrei convertiti avevano - spiega Shahak - rivelato le nefandezze contenute in tale opera, ma
anche la GMis9ne9 Tora9J di Mosé Maimonide KrII secoloM è ricolma di violentissimi attacchi
contro GesN e il cristianesimo e siccome la reazione al talmudismo era divenuta troppo forte, gli
ebrei escogitarono di modificare i passaggi talmudici ostili al cristianesimo Kconfronta Trattato
GBera.9otJ, S{bM.
Inoltre, il sistema di leggi dell'ebraismo ortodosso KGtala.9a9JM si fonda sul TalmNd babilonese e
ne rispecchia tutto il livore anticristiano.
Nel rVI secolo, uoseph Caro scrisse uno dei piN autorevoli commenti al TalmNd KGS9ul9an Aru.9J,
compendio di una sua stessa opera assai piN voluminosa, GBeit )oseBJM, nel rVII secolo apparvero
numerosi commenti allo GS9ul9an Aru.9J e ne esiste anche uno contemporaneo intitolato GMis9na9
BereraJ.
Shahak conclude scrivendo che il giudaismo talmudico nutre un odio viscerale nei confronti del
cristianesimo come quello che il Sinedrio aveva nei confronti di GesN.
Percin non è vero che il giudaismo talmudico vieti lo spargimento di sangue cristiano come afferma
Introvigne.
Pietro da Cemmo, San Simonino, Chiesa di S. Maria Assunta, Bienno KBGM
2) Massimo Introvigne obietta che la tesi dell'omicidio rituale presupporrebbe che gli ebrei credano
Kcon fede soprannaturaleM alla Redenzione del Sangue di Cristo, il che è contraddittorio.
La risposta è la seguente: il motivo specifico dell'omicidio rituale è non solo la profanazione della
Pasqua cristiana, quanto quello secondo cui i rabbini Kossia i capi religiosi del giudaismoM sanno
Kma non credono di fede soprannaturaleM, anche se non vogliono ammetterlo, che Cristo è il Messia
venuto il quale con la sua morte in croce ha salvato l'umanità, mentre la massa dei semplici fedeli
giudei non conosce esplicitamente tale verità.
Onde i rabbini cercavano di impadronirsi di sangue innocente cristiano, mimando la crocifissione di
GesN, per rendere - superstiziosamente e farisaicamente - i loro correligionari partecipi della venuta
del Messia, senza dover loro spiegare tale verità, sotto pena di perdere il proprio potere come
avvenne con l'avvento e la morte stessa di GesN.
Tale tesi non è strampalata né contraddittoria come vorrebbe Introvigne.
Infatti san Tommaso d'Aquino nella Somma Teologica KIII, q.41, aa.S e c[ II-II q.2, aa.1 e {M
insegna che i capi del Sinedrio sapevano esplicitamente che Cristo era il Verbo incarnato Ktramite
tradizione orale che da Adamo giunse sino a loro, quando Dio nel Paradiso terrestre, dovendogli
spiegare che avrebbe dovuto prender moglie, gli sveln che il matrimonio è simbolo dell'unione tra
Cristo e la Chiesa e quindi gli dovette rivelare il mistero dell'Unità e Trinità di Dio e quello
dell'Incarnazione del VerboM, ma per invidia e gelosia montarono in orgoglioso odio contro GesN e
vollero crocifiggerlo, non volendo ammettere pubblicamente quanto conoscevano privatamente.
Mentre il popolo dei giudei non aveva tale conoscenza esplicita, onde la loro colpa fu
soggettivamente meno grave di quella dei loro capi.
Vi è dunque un'analogia tra deicidio e omicidio rituale e negare il secondo significa rinnegare anche
il primo.
Il professor Giovanni Miccoli ha afferrato perfettamente la questione e ha scritto che tale teoria
riaffermava Gil carattere supersti:ioso e Bormalistico/esteriore/ della religione talmudicaJ KGStoria
dDItaliaJ, Annali rI, GSanta Sede/ ;uestione e,raica e antisemitismoJ, Einaudi, 1991, pagine 1S22-
1S23M.
Non si pun dunque parlare di contraddizione tra credere soprannaturalmente in GesN Cristo e non
credere Kcome fa IntrovigneM, ma solo di superstizione farisaica, esteriore e formalistica nei rabbini
che presumono di salvare il loro popolo in tale maniera che a noi pun apparire assurda, e che invece
secondo la morale talmudica è del tutto ammissibile.
3) La prima obiezione di Introvigne riguardo ai citati cinque martiri si basa innanzitutto sul fatto che
l'iscrizione al GMartirologio RomanoJ di Simonino da Trento è avvenuta nel 1S{4 e in quel tempo
essa non aveva il valore dottrinale che acquistn solo a partire dalla fine del Seicento.
Tale asserzione è priva di fondamento.
Infatti Annibale Bugnini nella GEnciclopedia CattolicaJ, Kvolume VIII, coll. 244-2S{, voce
GmartirologioJM spiega che il GMartirologio RomanoJ deriva dalla sistemazione dei vari
Martirologi generali risalenti ai primi secoli della Chiesa, ordinata nel 1S{0 da Gregorio rIII e
pubblicata a Roma nel 1S{4 come edizione ufficiale della Chiesa universale, essa è un libro
liturgico della Chiesa universale sin dalla sua prima edizione tipica e ne ha tutto il valore
dogmatico, ha conosciuto varie revisioni ma solo accidentali Kche non hanno alterato minimamente
il suo valore dottrinaleM nel 1S{c, 1S{9, 1c30[ nel 1c{1 Gnon si trattM c9e di un aggiornamentoJ
Kcol. 2Sc, contrariamente a quanto sostiene IntrovigneM, nel 114{, 1{4S, 1913, 1922.
Nel 19c2 vi fu quella di Giovanni rrIII la quale ha mantenuto il nome di GSan Simonino da Trento
crudelissimamente trucidato dagli e,rei in odio alla Bede cattolicaJ, come era stato introdotto nel
1S{4.
Tale frase per quattro secoli è stata letta Gin coroJ, ossia durante il culto pubblico, nella Chiesa
universale per ordine dei Papi che l'hanno voluta mantenere nel GMartirologio RomanoJ.
Tuttavia, per Introvigne il fatto storico dell'omicidio rituale non sussiste.
Come si pun conciliare tale opinione con l'indefettibilità della Chiesa e l'oggetto secondario della
sua infallibilità, ossia le leggi liturgiche universali?
Secondariamente, per quanto riguarda i cinque martiri beatificati, occorre specificare che nei
processi di beatificazione la Chiesa procede con i piedi di piombo.
La beatificazione G> di ordine inBeriore alla canoni::a:ione in cui lDinBalli,ilitC del Papa interEiene
e rende tale atto irreBorma,ile< Non > ;uesto il caso della ,eatiBica:ione< Ma essa resta al di sotto
della canoni::a:ione/ il decreto piS Borte e importante c9e possa dare la C9iesa< Da c9e Roma si >
riserEata i decreti di ,eatiBica:ione/ essi restano immuta,ili de Bacto/ come la canoni::a:ione lo > di
dirittoO Resta Bermo c9eO la testimonian:a dei decreti di ,eatiBica:ione > la piS importante c9e
possa rispondere della EeritC storica di un Batto/ e c9e lDatto c9e esprime tale testimonian:a > lDatto
della suprema autoritC spirituale della C9iesa< Luindi negare la EeritC di tale atto aBBermato non
sarC unDeresia ma unDaBBerma:ione temerariaJ KP. Constant, GLes )uiBs deEant lDEglise et lD9istoireJ,
Savahete edition, Parigi 1{9{, pagine 230-232M.
Anche i cardinali Francesco Roberti e Pietro Palazzini insegnano che Gle senten:e di
,eatiBica:ione non sono deBinitiEe/ inBalli,ili e irreEoca,ili< PerM > sempre temerario sostenere in un
dato caso c9e la C9iesa a,,ia realmente/ in tal giudi:io/ erratoJ KGDizionario di Teologia moraleJ,
Studium, 19c3, III edizione, I volume, pagina 1{{M.
L'obiezione che la beatificazione di Simonino da Trento sia equipollente non formale, poiché
avvenuta nel 1S{{, mentre la beatificazione formale fu introdotta verso la fine del rVII secolo, non
regge, poiché come dice la parola stessa Ge;uipollenteJ equivale a GBormaleJ, ossia ha lo stesso
valore dogmatico, anche se diversa è la procedura giuridica.
Infatti, i dizionari etimologici spiegano che Ge;uiJ b uguale, GpollenteJ b esser forte,
Ge;uipollenteJ b equivalente quanto al valore o alla forza.
Dunque la beatificazione equipollente ha lo stesso valore di quella formale[ la distinzione è
avvenuta quando con un decreto di Urbano VIII nel 1c34 la Chiesa avocn solo ed esclusivamente al
Papa le beatificazioni che divennero allora formali, mentre le beatificazioni antiche Ga,
immemora,iliJ ed anteriori di circa cento anni al 1c34 vennero dichiarate equipollenti o equivalenti
a quelle formali.
Nell'GEnciclopedia CattolicaJ Kvolume II, voce G,eatiBica:ioneJ, col. 109cM si legge che Galle
,eatiBica:ioni e;uipollenti Eengono concessi tutti ;uegli atti di culto pu,,lico/ con i ;uali si
onorano i serEi di Dio Bormalmente ,eatiBicatiJ.
Inoltre, per Simonino da Trento, Papa Benedetto rIV nella Bolla GBeatus AndreasJ del 22 febbraio
11SS ha riassunto la storia del suo martirio scrivendo: GNellDanno WhY!/ Simone da Trento Bu messo
crudelmente a morte dai giudei/ in odio alla BedeOJ.
Lo stesso Benedetto rIV afferma che Gi martiri come Simonino da Trento e Andrea da Rinn/ c9e
9anno ottenuto una ,eatiBica:ione dai PonteBici/ Bormale o e;uipollente c9e sia/ O in linea teorica/
potre,,ero essere consacrati santi uniEersaliJ KTommaso Calin, GLDomicidio rituale nellDItalia del
SettecentoJ, in GRiEista di Storia e Letteratura religiosaJ, anno rrrVIII, numero 3, L. Olschki,
2002, pagina S04M.